Le grandi religioni mondiali. Il dialogo di Papa Francesco.

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Questo contributo è stato presentato martedì 14 dicembre a un dibattito organizzato a Brescia dal Circolo Cultura Libera sul tema ‘Il sociale e il sacro. Riflessioni sull’ Enciclica ‘Fratelli tutti’, con la partecipazione del teologo  Mons. Giacomo Canobbio, della pastora valdese Anne Zell e di Giuditta Serra (Gruppo Donne di Sant’Eufemia). Pubblichiamo l’ultima delle quattro parti in cui abbiamo diviso l’intervento del prof. Minella.

Il progetto di Papa Francesco nella Fratelli tutti, a mio parere, si pone precisamente due obiettivi. 

 

  1. Combattere le grandi distruzioni e le grandi disuguaglianze che il turbocapitalismo, la civiltà ipermoderna, sta producendo nel mondo, fino a minacciare di renderlo invivibile per le prossime generazioni: e a questo fine recuperare un  sentimento della presenza attuale del divino in modo, con un linguaggio, con un apparato concettuale che sia comprensibile per gli uomini e le donne della tarda modernità, che sono inseriti nella cultura scientifica moderna. Dal rifiuto di accettare  questa volontà e capacità di attualizzare il sentimento della fede, radicandolo nella cultura e nelle contraddizioni contemporanee, nascono le obiezioni di principio dei tradizionalisti a Papa Francesco. 
  2. Recuperare a questo fine un dialogo tra tutte le religioni mondiali, grandi e piccole, in ciascuna delle quali devono essere riconosciuti dei ‘semi di verità’, che vanno valorizzati al di là delle particolarità locali e storicamente transitorie. Naturalmente a questo fine devono essere combattute le tendenze integraliste e fanatiche, che allignano in ogni religione e che portano a misconoscere la fondamentale fraternità originaria degli esseri umani. 

 

E Papa Francesco è molto preciso e sottile nel ricordare le precondizioni psicologiche di questo movimento fraterno verso l’altro, che  costituisce la sostanza più profonda delle religioni, su cui in questa sede non posso soffermarmi. Infine, vi è un riconoscimento che Papa Francesco ha spesso ribadito, per esempio nei suoi dialoghi con i rappresentanti del mondo islamico, e che viene spesso sottaciuto: è il riconoscimento della legittimità, in linea di principio, del pluralismo religioso. Il fondamento implicito  di questa apertura ecumenica è costituito, a mio parere, dal recupero della teologia apofatica, cioè negativa: per cui Dio è come una cima coperta di nuvole eterne, una verità verso cui si dirigono tutte le religioni senza che nessuna possa dire di possederla interamente e monopolisticamente. Si potrebbe obiettare a questa concezione: ma essa elimina la verità assoluta del cristianesimo! 

 

Non è così: essa invece lo apre alla verità delle altre religioni. Come dice Rémi Chéno, segretario generale dell’Istituto domenicano di Studi orientali: “In Cristo i cristiani trovano in verità la pienezza della verità, come affermano nelle loro Scritture (Col., 2, 9). Ma questa pienezza non è esclusiva: essi intuiscono che può essere trovata altrove! Tutta la divinità, dice Rémi Cheno, non il tutto della divinità: la tota divinitas, non il totum divinitatis”.

 

Chi è Walter Minella

Walter Minella ha insegnato storia e filosofia nei Licei. Tra le sue pubblicazioni Il dibattito sul dispotismo orientale. Cina, Russia e società arcaiche (Armando, Roma 1994). Ha tradotto dal russo il breve saggio di Varlam Šalamov, Tavola di moltiplicazione per giovani poeti (Ibis, Como-Pavia 2012) . L’incontro personale e la frequentazione con il vecchio Pietro Prini lo ha indotto a curare il libro postumo del maestro, Ventisei secoli nel mondo dei filosofi (Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta-Roma 2015) e a scrivere la monografia Pietro Prini (Lateran University Press, Città del Vaticano 2016). Ha curato con altri studiosi: Credere oggi in Dio e nell’uomo. Pietro Prini filosofo del  dialogo tra fede e scienza (Armando, Roma 2018), Etica oggi tra empatia e libero arbitrio (Ibis, Como-Pavia 2019) e L’invasione della vita. Le scelte difficili nell’epoca della pandemia (Mimesis, Milano-Udine 2020).