Le grandi responsabilità di chi ha favorito l’arrivo di Chavez e Maduro (e dei nostri attuali Robespierre)

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La pessima politica economica dei governi di Chavez e di Maduro ha ridotto alla fame il 90% della popolazione venezuelana. E non è bastato l’esodo di 3 milioni di persone negli ultimi due anni per convincere alcuni governi, tra i quali l’Italia, a disconoscere la legittimità di Maduro a mantenere il potere. Alcuni giornalisti venezuelani, costretti a espatriare per continuare a scrivere in libertà, hanno dichiarato che partiti populisti come il M5S e Podemos hanno ricevuto a suo tempo generose “donazioni” da Maduro per esprimere la loro “simpatia” nei confronti del governo di Caracas.

Ma è importante risalire alle vere responsabilità di chi ha aperto la strada a tanto malgoverno. Risalgono ai governi degli ultimi decenni dello scorso secolo guidati sia da un partito di ispirazione cristiana (Copei) sia da un partito socialista (Accion Democratica). Entrambi non sono stati capaci di mantenere al servizio dello sviluppo economico del Venezuela i capitali dei grandi capitalisti, che hanno preferito dirottarli in gran parte verso la Florida (i lussuosi grattacieli di Miami, si dice, sono quasi tutti di proprietà dei ricchi venezuelani). Il disgusto di gran parte della popolazione per tali fughe di preziosi capitali è stato tale che nel 1998 il potere è passato nelle mani di Chavez.

Il Venezuela è così caduto dalla padella del malgoverno del Copei e dell’Accion Democratica nella brace dello chavismo, un misto di marxismo, di socialismo terzomondista d’ispirazione castrista e di teologia della liberazione. Gli Stati Uniti sono stati prima complici e poi avversari di almeno 50 anni di malgoverno in Venezuela. Ovviamente l’ispirazione cristiana promessa dal Copei è stata del tutto disattesa e tradita. Così per l’ennesima volta la Storia dimostra di non essere affatto, come invece spesso si dice, “maestra di vita”. Non lo fu, ad esempio, con la giusta protesta di Marx, che tuttavia voleva ottenere la giustizia sociale con la “medicina” sbagliata; non lo fu con Leone XIII, che diede la giusta “medicina” con la Rerum novarum, ma sempre rifiutata dai grandi capitalisti e dai sindacati; non lo fu con don Sturzo, sconfitto prima dal fascismo (aiutato a nascere dai grandi capitalisti) e poi sconfitto dallo statalismo (favorito dai partiti di sinistra e dai sindacati).

E’ comunque incoraggiante che sull’Osservatore Romano di domenica scorsa si sia letto un “mea culpa” del giornale della Santa Sede che praticamente dice: nel capire la pericolosità del fascismo aveva visto giusto don Sturzo, non il nostro giornale e la rivista Civiltà Cattolica. Lo stesso corretto “esame di coscienza” sta avvenendo nei confronti dello statalismo: l’apertura a sinistra non ha creato giustizia sociale (né la successiva apertura a destra). Se non vogliamo che anche l’Italia finisca come il Venezuela con l’opera di chi ora desidera creare giustizia sociale con la decrescita felice, è urgente realizzare quella rivoluzione culturale invano tentata dal popolarismo sturziano. L’Italia ne ha oggi un gran bisogno. Con il voto dato a un nuovo movimento politico popolare ed europeista si deve mandare in “pensione” non solo chi ha favorito – con il loro malgoverno – l’arrivo degli attuali
Robespierre, ma anche questi dannosamente (per l’Italia) regnanti.

 

(Fonte Servire l’Italia)