Le ondate di calore in Italia, oggi è negli anni a venire (Il Mulino).

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Le cosiddette «ondate di calore» hanno segnato anche questa estate italiana. Da cosa dipendono? Come collegarle allazione delluomo? Il presente del clima è questo. Il futuro dipenderà in gran parte da noi.

Anche lestate 2021 verrà ricordata per le numerose ondate di calore che, a fasi alterne, hanno interessato vaste aree dellemisfero Nord. Particolarmente significativi per intensità e durata gli eventi osservati in Canada (British Columbia), nel Nord Ovest degli Stati Uniti, sulla Siberia orientale (Yakutia), in Scandinavia, nellEuropa orientale e in Italia. Per quanto riguarda il nostro Paese, il caldo anomalo ha interessato a più riprese il Centro Sud, in particolare Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia, con valori che spesso hanno raggiunto o superato i 40°C. In Sicilia l11 agosto scorso, in una località nellentroterra siracusano (Monasteri), il termometro ha toccato i 48,8°C; il valore, attualmente in fase di validazione da parte del Wmo (lOrganizzazione metereologica mondiale), potrebbe rappresentare la più alta temperatura mai documentata in Europa.

Prima di provare a capire la relazione tra ondate di calore e cambiamenti climatici è bene spiegare cosa sono e come si formano. Va innanzitutto precisato che le ondate di caldo, insieme alle ondate di freddo, sono eventi meteorologici del tutto normali che contribuiscono, in maniera se vogliamo un po’ «estrema», alla redistribuzione del calore tra aree polari e zone tropicali. Le avvezioni di caldo e freddo più intense si formano quando la circolazione atmosferica tende a diventare più instabile. In parole semplici, nellarea di contatto tra masse daria fredda e densa di origine polare e quelle più calde provenienti da latitudini temperate e tropicali si forma la cosiddetta corrente a getto. Questultima si muove in direzione Ovest Est, tuttavia non lo fa sempre nello stesso modo: il moto può essere infatti uniforme e seguire i paralleli (zonale), oppure irregolare e distribuirsi sui meridiani (maggiori scambi Nord Sud). Nel primo caso in Europa e in Italia prevalgono correnti occidentali senza particolari eccessi termici, nel secondo caso, invece, si attivano flussi daria molto calda verso Nord e molto fredda verso Sud.

Le ondate di calore si inseriscono nellultimo caso citato: la loro intensità e la loro durata dipendono dal tipo di configurazione meteorologica che interessa una determinata area. In Italia si formano generalmente per risalita verso Nord di masse daria di origine subtropicale-desertica e seguono generalmente due fasi: la prima, detta di «avvezione» o dinamica, è quella in cui il flusso di calore viene richiamato verso la penisola da unarea di bassa pressione posta sul vicino Atlantico, o sui Balcani (o su entrambe le zone, come mostrato in questa immagine); la seconda, di «consolidamento», vede formarsi il cosiddetto promontorio anticiclonico grazie allaccumulo, alle medie quote troposferiche, dellaria calda proveniente da Sud. Una volta sviluppato, il promontorio può stazionarie per giorni o addirittura settimane, favorendo un progressivo aumento delle temperature grazie alla forte compressione (più aria entra e rimane intrappolata allinterno dellarea anticiclonica, più questa grava sugli strati più bassi, lo stesso principio per il quale una pompa di scalda quando gonfiamo la gomma di una bicicletta).

In base alla posizione assunta, il promontorio anticiclonico, può risultare più intenso al Centro Sud o al Nord; non sempre, infatti, unondata di calore interessa indistintamente tutto il territorio nazionale. Nel 2003, nel 2006 e nel 2019, ad esempio, furono le regioni centro settentrionali a registrare le anomalie più marcate, questanno, invece, è toccato ai settori meridionali della penisola. Nel 2003 il promontorio anticiclonico si posizionò sullEuropa centrale coinvolgendo anche il Nord Italia; qui, oltre al continuo apporto di masse daria di origine subtropicale, agirono venti di caduta settentrionali e una fortissima compressione adiabatica, una sorta di versione europea dellheat dome che ha interessato tra giugno e luglio il Canada occidentale (49,6°C a Lytton, British Columbia). Questanno, invece, abbiamo assistito, quasi senza soluzione di continuità, a un afflusso di correnti provenienti dal Sahara e dirette verso le regioni centro meridionali. Varie avvezioni daria calda, sospinte da una bassa pressione semi-permanente sullEuropa centro occidentale, si sono succedute per oltre due mesi, spesso accompagnate da ingenti quantitativi di polveri desertiche. Per il Sud Italia e soprattutto per la Sicilia, quella appena terminata verrà probabilmente archiviata come una delle estati più calde dellultimo secolo.

Quando si parla di ondata di calore, in meteorologia ci si riferisce a qualcosa di statisticamente preciso; infatti, senza una definizione univoca e riconosciuta, qualsiasi fase più calda del normale verrebbe etichettata come eccezionale, o anomala. Molti centri di ricerca e istituti sia nazionali (ad esempio lIspra) sia regionali, utilizzano indici codificati e scientificamente riconosciuti, come il Wsdi (Warm Spell Duration Index) indicato dal Wmo. Questo indice indentifica unondata di calore quando si verificano almeno 6 giorni consecutivi in cui la temperatura massima è superiore al 90° percentile di quel determinato giorno rispetto al periodo climatologico di riferimento.

Luso di indici permette non solo di indentificare con certezza statistica unondata di calore, ma anche di osservarne il trend nel corso dei decenni. Questo è un passo importante, perché ci consente di passare dal fenomeno meteorologico al clima che lo caratterizza, ossia come si comporta in termini di frequenza e intensità nel corso del tempo. Le serie storiche disponibili ci dicono che la frequenza delle ondate di calore in Italia è più che raddoppiata negli ultimi ventanni (v. il grafico), parallelamente a esse si assiste a un incremento del numero di giorni «estivi» (T Max > 25°C, immagine 3), del numero di notti «calde» (T Min oltre il 90° percentile, immagine 4) e dei giorni «caldi» (T Max oltre il 90° percentile, immagine 5). Sul punto, si rimanda al Rapporto clima di Ispra.

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