Le schiere cattoliche dell’Araba Fenice (che ci sia ognun lo dice, cosa sia nessun lo sa).

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Non ci sono più i cattolici come area organizzata, pronta alla mobilitazione, con un sentire politico omogeneo. Tuttavia, dislocati un poovunque, i cattolici ci sono e grosso modo contano. Il problema è “prendere da un altra partela questione del loro impegno pubblico. Serve un salto di qualità culturale.

Su “Il Domani d’Italia” del 2 Settembre si legge che finalmente c’è arrivato anche Merlo: i cattolici, e il loro voto, non ci sono (la chiama ‘domanda scomoda’…; quali sarebbero stati gli ‘accomodamenti’ che l’avrebbero potuta glissare?).

Sui contesti in cui è andata maturando questa ‘assenza’, ne ha fatto un quadro storico Luca Diotallevi, Fine corsa-La crisi del cristianesimo come religione confessionale(EDB, 2017). Il quadro è quello. E se è quello – ed è quello –  ci si può far poco (chi freme per risultati a breve porti pazienza). Quando di parla di ‘presenza’ (votante o no) cattolica, cristiana o anche ispirata ad un ‘sistema di pensiero’, si parla di minoranza (ma è già un lusso).

Quindi, quando il voto (cosiddetto) cattolico esce dai recinti della Chiesa, prima del fare argine ai comunisti, poi del difendere la morale tradizionale e i ‘valori non negoziabili’, infine del non soccombere all’invasione di altri riti (moschee ecc) e costumanze, non si capisce su che cosa, e soprattutto per che cosa, possa trovare una ragione non banale dell’addensarsi e ripresentarsi. Ormai anche i successi personali dei singoli Pontefici non significano, almeno quando c’è da contarsi, più di tanto. Le Istituzioni, e quindi anche le Chiese (figuriamoci una militanza partitica), sono sentite come non comportantiobblighi particolari per le popolazioni che esse immaginano di guidare/gestire. Quindi inutile, anzi distogliente, sognare riscosse.

Ma ora, quando certi fautori di nuove ‘parti politiche’ cattolicamente ispirate scoprono che forse fin’adessohanno parlato solo a combattenti e reduci, ora c’è il rischio depressione. Come sostengo invece da qualche anno, non ci sono ‘i cattolici’ (con l’articolo) come area religioso-politica disponibile ad una nuova mobilitazione; e però cattolici, o tradizionalmente tali in vario grado, diffusi un po’ dappertutto ci sono eccome. Ma intanto non sono richiamabili sotto le armi; poi, hanno da tempo in totale trascuratezza il tema-chiave della trascendenza (solo soluzioni subito) e il tema della responsabilità relazionale e sociale, e quindi culturale, del credere o di stare a sbadigliare ad un po’ di Messa la Domenica.

Quindi: ci sono; sono sparsi in ragione dell’asservimento a lusinghe politico-pratiche del momento; non curano minimamente le conseguenze personali profonde e collettive del credere nel Vangelo di Gesù.

Non c’è male…

P.S. Naturalmente anch’io sono così, un insieme di incoerenze a cui cerco di porre rimedio come posso per Grazia di Dio. L’unica differenza è che quando ci penso mi intristisco, i più invece pensano di aver già capito e visto tutto, gente cattolica cattolicissima ma sicura, scevra da sfumature, mai in crisi per il confronto con l’esigente Parola di Dio. Sul voto cattolico bisogna (bisognava farlo da tempo) mettersi l’animo in pace, prima lo si fa prima si comincia a lavorare attaccando il problema da tutt’altra parte.