LE VIRTÙ DEI POLITICI SECONDO LUIGI STURZO. UN’AMPIA RIFLESSIONE DI MONS. PENNISI SU “INTERRIS.IT”.

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Il fondatore del Partito popolare “non si fermò – scrive larcivescovo emerito di Monreale – a denunce generiche e astratte, ma intervenne spesso e puntualmente in alcuni nodi cruciali della storia del nostro paese con analisi spietate, che non mancano di attualità”.

 

Michele Pennisi

 

La differenza di base tra peccato e reato è che il primo è un concetto morale-religioso, l’altro politico-giuridico. Il peccatore deve rendere conto al suo Dio. Il reo, invece, deve rendere conto alla legge e al giudice e, in senso più ampio, alla comunità danneggiata dal suo reato. Il reato è un comportamento umano volontario che si concretizza in un’azione vietata dall’ordinamento giuridico di uno Stato, a cui è collegata una pena. Affinché un comportamento possa essere considerato un reato, non occorre solo che sia contrario alla legge. Devono infatti verificarsi diverse circostanze: la volontarietà del comportamento dellautore del reato; la sussistenza dellelemento psicologico, il dolo o la colpa; il nesso di causalità tra il comportamento attivo e il verificarsi dell’evento lesivo; l’insussistenza di determinate situazioni il cui verificarsi renderebbe lecito un comportamento in apparenza illecito (ad esempio la legittima difesa).

 

Il peccato è una violazione dei precetti religiosi. Questa la definizione che ne dà il Catechismo della Chiesa Cattolica: Il peccato è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine allamore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell’uomo e attenta alla solidarietà umana. È unoffesa a Dio”. Perché ci sia un peccato mortale sono richieste tutte e tre queste condizioni: la materia grave, la piena avvertenza dell’intelligenza, il deliberato consenso della volontà libera da condizionamenti. La moralità è desiderio e tensione continua verso il bene che non si scandalizza della propria e altrui fragilità perché scaturisce dalla riconoscenza per lesperienza di un amore gratuito. La missione della Chiesa non è quella di una agenzia umanitaria che distribuisce patenti di moralità, ma quella di denunciare profeticamente il male ma anche di essere evangelicamente misericordiosa con i peccatori ai quali chiedere continuamente la conversione del cuore e dei comportamenti. A questo proposito mi sembra emblematico latteggiamento di Gesù che ai farisei che gli avevano condotto una donna adultera dice “chi è senza peccato scagli la prima pietra” e alla donna dice “va e dora in poi non peccare più”.

 

La Chiesa chiede alle persone impegnate in politica che il loro agire sia sempre al servizio della promozione integrale della persona e del bene comune, superando il dualismo fra fede e vita. Si tratta di vivere in conformità della propria coscienza illuminata dalla fede che porta a concepire l’impegno politico come un atto di amore gratuito a servizio della comunità. Parlare di reato e peccato nella pratica politica presuppone parlare del rapporto fra legalità e moralità, fra diritto e giustizia. Il rispetto della legge è chiamato ad essere non un semplice atto formale ma un’azione personale che trova nella virtù della giustizia il suo orizzonte. Si rispetta la legge, si osserva la legalità non solo per timore della pena ma per la sete di giustizia, per la realizzazione del bene comune. Che la questione morale venga messa al centro dellattenzione della politica italiana astrattamente è un bene in quanto mette in discussione la pregiudiziale separazione tra etica e politica, sostenuta da chi teorizza che tutte le esperienze della vita umana (politica, scienza, economia, diritto…) sono completamente autonome dalla morale.

 

Nella comprensione cristiana della vita il bene e il giusto sono dimensioni irrinunciabili dell’agire per cui la vita è sottoposta a criteri di ordine morale. La moralità degli uomini politici è un fatto essenziale per restituire valore ideale all’impegno politico e trasformarlo in vera e propria “carità politica”. In concreto bisogna pero chiedersi, se la questione morale” sollevata da improvvisati Catoni non sia usata come una clava per distruggere o delegittimare i propri avversari politici e se dietro campagne moralistiche non ci nascondano ipocritamente interessi economici e strumentalizzazioni elettorali di basso profilo. Lipocrisia – come ricordava Chesterton – è lomaggio che il vizio rende alla virtù. La morale non si può lottizzare. Il fariseismo moralistico può reggersi sulla lottizzazione dei principi morali in base alla quale si dichiara bene solo ciò che uno mostra di poter osservare e male ciò che fanno gli altri, filtrando i moscerini e ingoiando i cammelli come dice Gesù nel Vangelo.

 

Il moralismo può degenerare nel fariseismo nella misura in cui è la persona a stabilire il criterio del bene e del male con il quale generalmente assolve sé stessa e condanna gli altri,dimenticando il monito evangelico di togliere prima la trave dei propri occhi prima di pretendere di togliere la pagliuzza da quelli altrui. È l’atteggiamento di chi pensa di avere le mani pulite, ma non si accorge di avere il cuore sporco. Don Luigi Sturzo, che fu impegnato in prima persona in campo politico come consigliere comunale e provinciale, prosindaco per 15 anni e segretario del PPI, afferma che la politica è unarte che riescono ad esercitare solo pochi artisti, mentre altri si accontentano di esserne artigiani e molti si riducono ad essere mestieranti della politica. Egli non mancò di dare anche dei suggerimenti di natura pratica a chi vuole apprenderne l’arte ed evitarne il mestiere.

 

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