L’ENCICLICA DI FRANCESCO NON CI OBBLIGA A SEGUIRE LA STRADA DELLA DECRESCITA

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di Giovanni Farese*

Ho letto con molto interesse il dibattito che si è aperto sul Domani d’Italia. In particolare mi ha colpito la nota di Federico Fazzuoli, sulla quale, a dire il vero, non mi trovo in perfetta sintonia.

 

Il dissenso non riguarda le parole della Enciclica, ovviamente, che vanno sempre meditate con cura, quanto l’interpretazione puntuale che ne viene offerta (come sembra leggendo appunto l’articolo di Fazzuoli).

 

Il problema della crescita e dello sviluppo non si risolve con la decrescita, ma con la direzione (la giustizia sociale) e la qualità della crescita (meno diseguale). Lo scriveva peraltro già il nostro Keynes. Certo che il consumismo può condurre al materialismo, all’anomia etc. Gli eccessi sono sempre dannosi. Pertanto la decrescita – occorre ripeterlo – non può essere indicata come la meta di una comunità.

 

E poi ci sono tanti tipi di consumi (p. es. quelli culturali). In ogni caso, mi porrei prima il problema degli investimenti. Al quale l’aumento prospettico dei consumi è comunque agganciato.

 

In ogni caso il dibattito su queste cose fa sempre bene, ed è meglio di un comizio sulla spiaggia.

 

*Farese è docente di Storia dell’economia presso l’Università Europea di Roma). Con Giorgio La Malfa ha curato la recente edizione della Teoria generale (e altri scritti) di John Maynard Keynes (I Meridiani-Mondadori).