L’equivoco tra popolari, populisti e popolani. convegno di De Mita a Napoli

Il problema è capire, dice De Mita, “perché siamo arrivati fin qui, cosa effettivamente stia succedendo, cosa si possa fare”

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Solo un’introduzione, affidata a Giuseppe De Mita, e poi dibattito a ruota libera, a oltranza. Si comincia oggi pomeriggio alle 14.30, al Centro direzionale di Napoli. La locandina parla di un “congresso di uomini e di idee” e non riporta nessuna sigla di partito o movimento o associazione. Tutto è all’insegna del “ricominciamo”.

L’iniziativa si muove sull’onda di una presa di coscienza di ciò che ha  rappresentato il voto del 4 marzo. L’accordo post-elettorale tra Lega e M5S ha cancellato gli equilibri della cosiddetta seconda repubblica. Il governo giallo-verde spinge il Paese sul terreno della sfida all’Europa e ai mercati. In nome del popolo, l’azione della maggioranza squaderna una politica spregiudicata e aggressiva, se non anche decisamente avventurosa.

Il problema è capire, dice De Mita, “perché siamo arrivati fin qui, cosa effettivamente stia succedendo, cosa si possa fare”: domande che riportano al carattere dialogico e interrogativo dell’incontro napoletano, al suo lavorare attorno alle idee per individuare le condizioni di una ripresa del popolarismo in alternativa al populismo. L’importante è rianimare la cultura del cattolicesimo sociale e democratico.

Sarà interessante, alla fine dei lavori, ascoltare Ciriaco De Mita. In questi mesi, a chi gli chiedeva un’opinione sullo stato della politica italiana, l’ex segretario dc ha dato il consiglio di non arrestarsi alla superficie di ciò che appare e colpisce, ma di scavare nel profondo dei processi avvenuti (e non ancora esauriti). Non bisogna adeguarsi al populismo, ma nemmeno liquidarlo sdegnosamente, senza interrogarsi sulla sua natura e soprattutto sulla forza di penetrazione da esso manifestata.

Questo lavoro di scavo è collegabile alla proposta, ormai in forte ascesa, della “Rete Bianca”. Si tratta di vedere se nei prossimi mesi di cercherà di andare oltre lo schema della “politica fluida”, lontana da ogni premura organizzativa, per affrontare il nodo della più stretta cooperazione tra quanti si accingono a rivalorizzare la dottrina politica popolare. Contro l’antidottrina del populismo.