LETTA E CALENDA INSIEME. BASTA? NO, MANCA RENZI: SE ATTINGE AL POPOLARISMO PUÒ COPRIRE UN VUOTO POLITICO.

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La chiusura a Italia Viva non giova alla coalizione (il cosiddetto “fronte repubblicano”) perché di fatto indebolisce l’appello all’elettorato “di mezzo”. C’è un vuoto di rappresentanza. A Renzi non fa difetto l’intuito di ciò che manca all’appello della politica: se alza la bandiera del popolarismo – risciacquato in Arno e quindi abilitato a linguaggio di modernità – il renzismo risorge a nuova vita.

L’accordo di ieri tra Letta e Calenda, a grandi linee  previsto su questo nostro blog, rafforza lo schieramento alternativo alle destre. Certo, è una buona notizia. Tuttavia non basta a definire una strategia compiuta, se manca l’aggancio con l’odiato Renzi. Resta sempre da capire, infatti, se l’intento dichiarato di mettere a terra il cosiddetto “fronte repubblicano” debba trasformarsi nel paonante impulso a rimarcare un’assenza di empatia, come se la politica fosse il regno di emozioni e pregiudizi, non il luogo di necessaria, costante prova di realismo e buon senso. È chiaro che lasciare fuori quadro Italia Viva non giova alla coalizione perché di fatto indebolisce l’appello all’elettorato “di mezzo”, pronto a ripiegare a destra ogniqualvolta la sinistra sbaglia tono e misura nel porgere la sua proposta di governo.

Non tutto fila liscio. Fratoianni e Bonelli si sentono stretti nell’asse liberal-laburista, mentre Di Maio fatica a nascondere il disagio per un’operazione che lo relega ai margini. A tarda sera un laconico “vedremo il da farsi” fa intuire la difficoltà che incontra, specialmente con i suoi, il titolare della Farnesina. Sono scosse di assestamento? Può anche darsi. C’è però da registrare che l’omogeneità dell’alleanza stenta a manifestarsi, considerando che proprio Fratoianni ancora ieri ha votato contro l’allargamento della Nato a Finlandia e Svezia. Non si tratta di bazzecole, ma di scelte che vanno a scontrarsi con l’euroatlantismo finanche muscolare del neonato “tripartito” (+Europa-Azione-Pd).

È importante, inoltre, la lettura che Benedetto Della Vedova (+Europa) ha dato dell’accordo: “…ci abbiamo lavorato molto perché volevamo fare un patto elettorale nella chiarezza tra forze distinte. Questo non è un centrosinistra. È un centro e sinistra, e noi siamo il centro europeista, riformatore, liberaldemocratico di questo patto elettorale”. Un patto che “darà risultati molto positivi” – ha aggiunto il segretario di +Europa –  riaprendo “la partita soprattutto nei collegi uninominali: siamo forze distinte che corrono insieme”. Dunque un patto che fa del centro un soggetto autonomo e del trattino (o “trattone”, per Mastella) del “centro-sinistra” un qualcosa di ancora più netto. Anni di polemiche finiscono pertanto nel cestino della carta straccia senza neppure un annuncio di reazione dei teorici del “centrosinistra” – tutto attaccato – le cui insistenze, evidentemente, miravano nel passato a destrutturare la presenza originale dei Popolari. 

Il punto dolente è anche questo. È vero che Letta incassa l’adesione dell’area liberal-liberista, lasciando che s’intesti proprio essa la titolarità del centro, ma in questo modo colloca implicitamente tra parentesi la tradizione del centro di matrice cattolico democratica e popolare (di cui la Dc è stata la magniloquente incarnazione nella storia del nostro secondo Novecento). Allora, cosa potrebbe accadere se questa mortificazione dovesse condurre a un contraccolpo, generando un bisogno di nuova rappresentanza politica? È qui che rimonta, nel caso, l’iniziativa di un Renzi messo alla porta senza riguardi, con il presupposto di vederlo spegnersi in uno spazio angusto di testimonianza, stretto nella tenaglia del bipolarismo. Forse si fanno i conti senza l’oste. All’ex rottamatore non fa difetto l’intuito di ciò che manca all’appello della politica: se alza la bandiera del popolarismo – risciacquato in Arno e quindi abilitato a linguaggio di modernità – il renzismo risorge a nuova vita.

In definitiva, non bisogna procedere a occhi chiusi. Le sorprese covano nell’alveo di una società alla ricerca spasmodica di ancoraggi e riferimenti, anche morali. Qualcuno al Nazareno dovrebbe esaminare con più freddezza le dinamiche che scuotono sotto traccia la campagna elettorale.