Giuseppe Sangiorgi: L’Europa di domani, l’Europa delle persone

Oggi, in un momento di forte e spesso strumentale critica all’intero edificio comunitario nel nome dei nuovi nazionalismi, più che mai siamo chiamati a riprendere il cammino verso gli Stati Uniti d’Europa

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Europa / appunti di Giuseppe Sangiorgi per un incontro a Roma venerdì primo marzo 2019 sul tema: L’Europa di domani, l’Europa delle persone (sala Aldo Moro dell’Anci, introduce Dante Monda,presiede Gabriele Papini,coordinamento Elisa Macci e Alessio Ditta, iniziativa del circolo Liberi e Forti)

– Per parlare dell’Europa di domani occorre partire da quella di ieri, per capire da dove veniamo, dove ci troviamo e dove siamo diretti. Dal punto di vista politico istituzionale la data d’inizio della costruzione europea è il Novecento; dal punto di vista storico culturale l’origine è millenaria, le sue radici sono mitologiche prima che geografiche in un accavallarsi tra mito e realtà: Europa figlia di Fenice, rapita da Zeus, madre di Minosse, sorella di Asia ,altre leggende ancora, Europa dal greco euris e opos, ossia un ampio territorio … si fa presto a dire Europa, salvo fare i conti con la complessità dei suoi significati e della sua storia.

– Per muoversi lungo questo percorso è consigliabile come “ingresso” un saggio di Federico Chabod intitolato Storia dell’idea d’Europa, edito da Laterza in varie edizioni a partire dal 1961, a cura di Ernesto Sestan e Armando Saitta. E’ un corso di insegnamento che Chabod tenne alle Università di Torino e di Roma negli gli anni Quaranta e Cinquanta. Un testo di riferimento più recente è Europa, storia di un’idea e di un’identità, di un studioso svedese, Heikki Mikkeli, pubblicato dal Mulino nel 2002. Con il loro contenuto e le loro bibliografie, questi due lavori permettono livelli variabili di approfondimento e di studio.

– Come sorge il concetto di Europa, come diventa una civiltà, come l’Europa acquista la consapevolezza della sua identità. Chabod è particolarmente felice nel descrivere questo percorso che muove dalla Grecia, perché inizialmente è la Grecia stessa a identificarsi con l’idea di Europa. Minosse, re di Creta, per onorare la madre chiama Europa la terra ferma a Nord della sua isola, così la mitologia si fa’ realtà. Nell’epoca più antica, per Esiodo era la madre di tutti i corsi d’acqua, per Erodoto i suoi confini si spingevano fino all’Italia. Accanto a quella mitologica la prima distinzione dell’Europa è dunque geografica e lo è rispetto all’Asia e all’Africa. Da geografica la distinzione diventa poi identitaria, basata su un concetto politico: la Grecia e l’Europa sono associate all’idea della libertà dei cittadini, della loro partecipazione alla vita pubblica,l’Asia è associata all’idea della sottomissione dei sudditi a un capo. Augusto da una parte, Antonio e Cleopatra dall’altra, Occidente e Oriente, romani e barbari, cristiani e pagani.

– Il concetto di Europa si afferma per contrapposizione dai tempi delle guerre persiane e di Alessandro Magno e mantiene questa costante nel corso dei secoli e delle vicende storiche. A lungo prevale su ogni altra identità europea quella cristiana. E’ Machiavelli nel Principe a definire la personalità dell’Europa, in contrapposizione al dispotismo orientale, non per il suo essere cristiana ma per il modo di organizzare la propria vita civile. Lo fa nel quarto capitolo del suo capolavoro prendendo a emblemi il Turco e il Re di Francia.
Poi è Voltaire, il campione dell’Illuminismo, ne Il secolo di Luigi XIV, a esporre la sua visione dell’Europa come una specie di grande repubblica, divisa al suo interno in Stati, alcuni monarchici e altri misti, alcuni aristocratici e altri popolari, “ma tutti collegati gli uni con gli altri, tutti con ugual fondamento religioso … tutti con gli stessi istituti di diritto pubblico, e di politica, sconosciuti nelle altre parti del mondo”. Voltaire, e poi nelle sue Lettere persiane Montesquieu, il padre della divisione dei poteri, introducono un altro elemento di distinzione: la condizione emancipata della donna europea rispetto a quella orientale. La distinzione europea si amplia dunque alla sfera sociale, a quella dei costumi.

Nel secolo XVIII, a questa idea di Europa se ne aggiunge e contrappone un’altra, quella dei nazionalismi. Jean Jaques Rousseau è contrario all’europeismo di Voltaire e di Montesquieu; lo è fortemente, dice Chabod, perché vuole il rispetto delle caratteristiche nazionali dei singoli Stati contro quella che ritiene una indistinta uniformità europea. In Italia tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento su questa lunghezza d’onda sono personalità come Vittorio Alfieri e Ugo Foscolo, entrambi sostenitori di un esaltato amor di patria. Giuseppe Mazzini no. A metà Ottocento Mazzini propugna invece il fine superiore, altamente umanitario al quale le singole nazioni sono chiamate a concorrere e subordinarsi: perciò accanto alla Giovane Italia concepisce la Giovane Europa.
E’ il tema del rapporto tra dimensione nazionale e sovranazionale che ci investe ancora oggi. Il Novecento inizia con il prevalere dei nazionalismi sull’ideale europeo: il frutto avvelenato di tale supremazia è la Grande Guerra. Nell’inutile strage evocata da Benedetto XV si dilaniano tra loro nazioni che pure si richiamano alla comune fede cristiana. E’ un dramma nel dramma. Luigi Sturzo ne prende lucidamente atto e a partire dagli anni Venti, quasi un secolo fa, teorizza come arma pacifica contro i nazionalismi la creazione degli Stati Uniti d’Europa, un ideale, scrive, da raggiungere sia pure con varie tappe e molte difficoltà. Pensando a come potesse riorganizzarsi l’Europa del dopo guerra non vede altra soluzione che una federazione: per realizzare una economia aperta e ricondurre a questo obiettivo il problema monetario. Sturzo ha sempre avuto una capacità profetica, in questo caso applicata agli scenari internazionali.

Nell’agosto 1941, nel pieno del conflitto, due altre grandi voci italiane si levano a favore di una federazione europea, è il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, fatto circolare clandestinamente. Nel 1942 se ne trovano copie in Svizzera e in Francia. Piero Calamandrei scrive che tutte le strade che portavano a Roma, oggi portano agli Stati Uniti d’Europa. Sono anni nei quali c’è tutto un risvegliarsi della coscienza democratica europea in questo senso. Jaques Maritain lancia la più inquieta delle sue provocazioni politiche: il dramma delle democrazie moderne consiste nel fatto che esse non sono ancora riuscite a realizzare la democrazia. Nel 1943 Jean Monnet, membro della resistenza francese, collaboratore del generale Charles de Gaulle, amico di Simone Weil, altra europeista, dichiara che non ci sarebbe mai stata pace in Europa se dopo la guerra gli Stati si fossero ricostituiti sulla base delle antiche sovranità nazionali. Nel novembre 1948, Alcide De Gasperi fa eco idealmente a queste posizioni con un celebre discorso a Bruxelles, nel quale pone il tema della solidarietà e della costruzione europea contro il rischio degli odi ideologici.

La svolta dal dibattito politico al concreto avvio del percorso istituzionale dell’integrazione avviene il 9 maggio 1950 con il discorso del ministro degli esteri francese Robert Schuman, la “dichiarazione europea” preludio del trattato della CECA, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, istituita il 18 aprile 1951. Entrato in vigore il 25 luglio 1952, il trattato ha una portata storica, perché esso risolve in modo pacifico l’antica rivalità tra Francia e Germania sul bacino carbosiderurgico della Ruhr, regolando le quote di produzione. La via del negoziato si sostituisce a quella della forza per risolvere i conflitti. La CECA è il primo organismo comunitario europeo ed è la prima autorità sovranazionale europea, i suoi membri iniziali sono oltre alla Francia e la Germania il Belgio, l’Olanda,il Lussemburgo e l’Italia.

Parallelo al percorso della CECA era iniziato quello della CED, la Comunità europea di difesa,il grande sogno di De Gasperi che si trasformò nella più grande delle delusioni. Il piano prevedeva la creazione di un Ministero europeo della Difesa e di un esercito di sei divisioni integrando fra loro soldati dei diversi Paesi europei. Si era arrivati così vicini all’accordo finale che era state disegnate perfino le divise dei soldati. Sarebbe uno scoop ritrovare i bozzetti. Si era discusso se la leva dovesse essere volontaria. Sopratutto, ciò che premeva di più a De Gasperi, la bozza del trattato istitutivo prevedeva all’articolo 38 la creazione di un’assemblea sovranazionale in grado di imporre le proprie direttive agli Stati membri. La CED doveva avere poteri costituenti ai fini della elaborazione di una organica proposta di Europa federalista.

Il progetto della CED fallisce nell’estate del 1954 per la responsabilità dei francesi, proprio il Paese che negli anni precedenti lo aveva proposto e che più aveva spinto all’inizio per la sua realizzazione (raccontare la vicenda nel dettaglio porterebbe fuori da questo quadro di sintesi, per chi vuole conoscere i passaggi e i retroscena che condussero al voltafaccia francese una versione sintetica è in De Gasperi uno studio, Giuseppe Sangiorgi, Rubbettino 2014, ma anche in De Gasperi e l’Europa, a cura di Maria Romana De Gasperi, Morcelliana 1979, oltre naturalmente Storia delle relazioni internazionali 1918 – 1999 , Ennio Di Nolfo,Laterza 2005).

Nel 1954, dalle ceneri della CED si ricostituisce e si amplia il ruolo della UEO, Unione Europea occidentale, organismo che era nato nel 1948 con obiettivi di sicurezza e cooperazione militare. Il nuovo trattato istitutivo è ratificato dai Paesi membri nel 1955. Gli accordi prevedevano una difesa comune, governata da un Consiglio di rappresentanti dei governi, con funzioni consultive e costituito attraverso la elezione indiretta dei suoi componenti. L’UEO è stata sciolta nel 2011 perché i suoi compiti sono stati gradualmente assorbiti dall’Unione europea.

Con la Conferenza di Messina del 1955 e quella di Roma de 1957 prendono il via l’Euratom,Comunità europea per l’energia atomica, e il MEC, Mercato comune europeo, che diventa a sua volta la CEE, Comunità economica europea, e infine l’UE, l’attuale Unione europea. Non è un labirinto questo rincorrersi di sigle e di date, è un percorso inizialmente portato avanti dai maggiori politici cattolici europei del dopoguerra, De Gasperi, Konrad Adenauer, Schuman, Monnet, Henry Paul Spaak. Non è un caso, Goethe diceva che la lingua dell’Europa è il cristianesimo. De Gasperi definiva così l’Europa: “un’idea architettonica che sappia dominare dalla base alla cima, armonizzando le tendenze in una prospettiva di comunanza di vita pacifica ed evolutiva”.

Il dato di fondo è che oggi l’Unione europea, con i 28 Paesi che la compongo è l’area stabilizzata di pace più vasta del mondo, in un continente che nel secolo scorso è stato il teatro di due guerre mondiali e nei secoli precedenti ha conosciuto altri innumerevoli conflitti fra i Paesi che ne fanno parte. Nel 2012 all’Unione è stata assegnato il Nobel per la pace, oggi i due terzi delle legislazioni nazionali sono derivanti da quella comunitaria attraverso le direttive, le decisioni e i regolamenti, gli atti normativi previsti dall’articolo 288 del TFUE, il Trattato per il funzionamento dell’Unione mentre i principi dell’Unione sono contenuti nel TUE, il Trattato sull’Unione europea.

Le istituzioni portanti dell’Unione sono il Parlamento, eletto direttamente, il Consiglio europeo, composto dai capi di Stato o di Governo, che non esercita dirette funzioni legislative ma ha un forte potere di influenzarle, il Consiglio, che esercita una funzione normativa congiuntamente al Parlamento, la Commissione, motore delle proposte di sviluppo dell’Unione, la Corte dei Conti, la Corte di Giustizia, la Banca Centrale. La moneta unica, l’euro, adottata da 19 dei 28 Stati membri, viene utilizzata quotidianamente da oltre 340 milioni di persone ed è con il dollaro la valuta più usata del mondo.

Questo in grande sintesi è il contesto storico, politico, istituzionale nel quale siamo . A realizzarlo nei primi decenni ha contribuito in modo decisivo il cattolicesimo politico non solo italiano, che riuscì a dare vita a un grande e suggestivo immaginario europeo. Oggi, in un momento di forte e spesso strumentale critica all’intero edificio comunitario nel nome dei nuovi nazionalismi, più che mai si è chiamati a riprendere il cammino verso gli Stati Uniti d’Europa, che restano assieme alla Costituzione e alla Dottrina Sociale della Chiesa tre riferimenti fondamentali della capacità di presenza e della identità politica dei cattolici.
Pensiamo se al rinnovo del Parlamento europeo del 26 maggio 2019 ci fossero sulle schede elettorali i simboli dei partiti europei e non di quelli nazionali, i quali poi devono andare a cercarsi gli apparentamenti alle volte più inverosimili per entrare a far parte dei gruppi del Parlamento di Strasburgo. Pensiamo a quanta maggiore chiarezza ci sarebbe per gli elettori e quale passo avanti una tale scheda elettorale segnerebbe, se non ancora verso l’Europa dei popoli, almeno verso quella di più coese rappresentanze politiche. L’Europa della non chiarezza, una Unione europea indebolita dai conflitti interni e priva di slancio fa solo il gioco di una politica miope dell’America e di una politica interessata della Russia.

Un’ultima riflessione riguarda le previsioni demografiche di qui al 2050, un futuro molto più prossimo di quanto si creda e tale dunque da costituire una priorità dell’agenda politica . Secondo queste previsioni l’Europa, Russia compresa, avrà a quell’epoca intorno ai 700 milioni di cittadini, poco meno di quelli attuali. In Africa saranno un miliardo in più degli attuali, in condizioni di vita miserabili rispetto alle nostre. Gli immigrati di oggi sono l’avanguardia di un fenomeno migratorio che sarà sempre più impetuoso se non governato con lungimiranza politica. Se il destino dei migranti si gioca sul tavolo europeo, anche il destino dell’Europa si gioca sul tavolo delle migrazioni e dunque largamente dell’Africa. Ecco perché le migrazioni non sono un problema settoriale ma, in Italia come in Europa, la cartina di tornasole che ricomprende in sé le maggiori sfide del nostro futuro.