L’Europa fra riforme e populismo. Intervista a Colin Crouch

"L'Europa, negli anni, è diventata troppo neoliberale e ha dimenticato che il popolo europeo ha necessità di politiche sociali. Ma ha migliorato così tanto la vita degli europei, vita economica e non, che riuscirà a sopravvivere". Conversazione con Colin Crouch, sociologo, politologo e professore emerito alla London School of Economics

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Articolo già apparso sulle pagine di formiche.net a firma di  Maria Scopece

“Oggi in Italia nessuna forza politica può accettare l’appellativo di ‘fascista’. Ma se abbiamo una politica di odio, fondata su emozioni forti e con il serio rischio di violenze siamo nella famiglia del fascismo”. È questa la posizione di Colin Crouch, sociologo e politologo britannico ideatore del termine “postdemocrazia”, professore emerito alla London School of Economics e docente all’università di Oxford e all’Istituto universitario europeo di Firenze, raggiunto da Formiche.net a margine della conferenza dal titolo “La democrazia tra populismo e neoliberalismo”, organizzata da CoopCulture presso Palazzo Merulana.

Tra i temi affrontati dal professor Crouch, quello democrazie europee: da una parte la sfida alle istituzioni europee portata avanti dall’avanzata dei movimenti populisti e sovranisti e dall’altra il fallimento del modello liberista, incapace di governare e dare un ordine alla distribuzione della ricchezza.

Prof. Crouch, secondo lei, qual è lo stato di salute dell’Unione Europea oggi? Ha serie prospettive di sopravvivenza?

Attualmente l’Europa è in una situazione di crisi perché c’è stata la Brexit. Anche l’Italia è un problema per l’Europa ma mi sembra che, con l’eccezione del Regno Unito, non ci siano molti politici che davvero vogliono distruggerla. Perché capiscono che non è facile per un Paese stare solo nel mondo attuale con un’economia globalizzata. Forse il futuro del mio Paese mostrerà al resto d’Europa cosa succede quando si lascia l’Unione Europea. Nel Regno Unito abbiamo un dibattito intenso su come sopravvivere, con un’economia forte, senza tutti i legami europei. In fondo il modello europeo resta forte.

Il peccato più grande, contestato dai movimenti populisti all’Ue, è di essere troppo concentrata su questioni di natura finanziaria e di aver dimenticato l’aspetto sociale.

Lei mi sta chiedendo se questa Europa ha bisogno di riforme? Io dico: certamente. Perché, negli anni, è diventata troppo neoliberale e ha dimenticato che il popolo europeo ha necessità di politiche sociali. Ma ha migliorato così tanto la vita degli europei, vita economica e non, che riuscirà a sopravvivere.

Nel corso della conferenza ha detto che dai movimenti populisti deriva un rischio democratico, perché questi non riconoscono il valore, potremmo dire sacro, delle istituzioni. Secondo lei quali sono i movimenti populisti più “pericolosi” da questo punto di vista?

Se includiamo l’Ukip, il movimento che ha lavorato per la Brexit, direi assolutamente questo perché minaccia di rompere un Paese. Dopo di noi ci sono gli italiani. L’Ungheria e la Polonia sono Paesi con una piccola storia democratica, l’Italia invece ha forti tradizioni democratiche. Una minaccia alla democrazia italiana da parte del populismo sarebbe un disastro per la civiltà europea. Questo è il pericolo più grande.

Il prossimo Parlamento Europeo potrebbe avere un volto completamente diverso da come abbiamo imparato a conoscerlo e potrebbe accogliere nei suoi banche molti parlamentari appartenenti a forze euroscettiche. Che sfida sarà per i movimenti populisti?

Questa potrebbe essere la prima vera difficoltà per le forze populiste. Perché, con l’eccezione dei britannici, i populisti vogliono mantenere l’Europa come un nemico da attaccare. Vogliono che l’Europa sopravviva come un nemico permanente. Questa è stata l’idea anche dei conservatori britannici che non hanno mai voluto abbandonare l’Europa. I populisti rischiano di avere difficoltà a muoversi all’interno di un corpo che vogliono attaccare senza volerlo ammazzare. Sarà interessante guardarli.

I movimenti sovranisti si stanno organizzando anche a livello internazionale all’interno di “The Movement” di Steve Bannon. Se l’internazionalità fa parte della storia di sinistra questa, se guardiamo agli ultimi decenni, è una novità.

Non è un movimento autonomo: le destre europee si organizzano con l’aiuto della destra estrema statunitense e del governo russo. Ripeto, non è un movimento autonomo. L’internazionale dei sovranisti è molto problematica per la stessa natura del sovranismo. Le faccio un esempio: Orban e Salvini sono amici ma Orban rifiuta di aiutare l’Italia nella questione immigrazione. A me sembra una contraddizione in termini che può sopravvivere solo con l’aiuto degli americani e della Russia. Dall’altra parte la sinistra deve accettare il bisogno di fare politica a livello europeo e non solo nazionale, altrimenti verrà schiacciata.