L’impavido Calenda rompe gli ormeggi mentre Zingaretti appare di colpo indebolito. I cattolici…tornano di moda?

Calenda ha voluto chiarire la sua posizione politica.

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Alla vigilia qualcuno nutriva dubbi sulla determinazione di Calenda a lanciarsi nell’avventura amministrativa romana del prossimo anno. I boatos riportavano mezze notizie o mezze verità sulla ricerca di un’intesa preventiva con i vertici del Pd. Secondo queste interpretazioni, nello studio di Che tempo che fa Calenda avrebbe sfumato il messaggio, dando così una tregua ai suoi più diretti interlocutori. In realtà, la sfumatura ha riguardato i toni, non la sostanza. La decisione è stata presa, adesso revocarla sarebbe perlomeno azzardato. Ecco la sua lapidaria dichiarazione: “Mi candiderò a sindaco di Roma: un dovere e una grande avventura”. Più chiaro non poteva essere.

A questo punto la patata bollente passa nelle mani di Zingaretti. “Il Pd dovrebbe appoggiare la mia candidatura – ha detto l’ex Ministro – se pensano sia la persona adatta a governare Roma. Il Pd diceva mai con i Cinque Stelle e hanno cambiato idea, io sono ancora là. Ma con Raggi è peggiorato tutto”. Poi ha aggiunto: “Fare le primarie oggi sarebbe complicato, farle più avanti significherebbe parlarci addosso per mesi. Io ho fatto anche lo scrutatore alle primarie del Pd, ma credo che dobbiamo cercare di allargare il campo il più possibile. E poi c’è un piccolo dettaglio, c’è un’emergenza sanitaria. Come possiamo pensare che la gente esca di casa?”.

Calenda, inoltre, ha voluto chiarire la sua posizione politica. “Io di destra o sinistra? Sono un socialdemocratico liberale”. Al dato biografico ha voluto collegare un giudizio più ampio: “La politica è diventato un grande scontro ideologico, una lotta tra tribù. Ma così cade tutto, cade l’attualità dell’azione amministrativa, della fiducia dello Stato. Poi arriva un’epidemia e ci si accorge dell’importanza dello Stato, che decide la vita delle persone. La politica è l’arte di governo, sennò è solo rumore di sotto fondo…”.

Ora cosa farà il segretario del Pd? O meglio, visti i ridotti margini di manovra, cosa effettivamente potrà fare? Zingaretti, indebolito, subisce i contraccolpi di un dilemma pressoché insolubile. La previsione che il Pd riesca a bloccare l’iniziativa di Calenda è un vagheggiamento improduttivo; ma appare anche fantasioso, del resto, lo scenario di uno scivolamento nel deliquio della controffensiva di una sinistra al tempo stesso intransigente e inclusiva, decisamente anti-Calenda, come sollecitato da Paolo Cento a nome di Sinistra Italiana. In verità, non si vede l’ombra di una linea politica. Neanche l’uscita di scena della Raggi, qualora fosse realmente determinata da un accordo di vertice, risolverebbe il problema: all’orizzonte già s’intravvede, infatti, l’alternativa di un Di Battista, pronto a rilevare la staffetta di candidato a nome degli “irriducibili” del grillismo prima maniera. 

Sta di fatto che il “socialdemocratico liberale”, quale si definisce da ieri sera l’impavido Calenda, scuote brutalmente l’albero della sinistra. Bisognerà capire se questo rilancio in veste “lib-lab” – un rilancio dominato dal senso di autosufficienza – è sufficiente a rimotivare una Roma stanca e sfiduciata, ma non assente. Troppa sicurezza si traduce spesso in sicumera. Senza una proposta organica, la battaglia per una nuova e feconda stagione amministrativa potrebbe risolversi in una dolorosa sconfitta. D’altronde, le periferie suggestionate dal messaggio nazional-sovranista non si recuperano con una rappresentazione di volontà in algido stile manageriale, seppur brillante. Di colpo tornano “di moda” i cattolici, perché laddove c’è sofferenza e disagio essi rappresentano comunque una presenza sensibile. Certo, i cattolici non sono un soggetto politico per l’evidenza di un motivo post-democristiano molto simile a cesura o pregiudiziale anti-democristiana. Tuttavia un soggetto politico di nuovo conio, anche soltanto a dimensione locale, capace di guidare l’ambizione della scalata al Campidoglio, non può fare a meno di un’analisi attenta della rinata “questione cattolica”, specie in rapporto alla specialissima condizione romana. Il progetto di Calenda passa anche attraverso la cruna di questo ago simbolico e concreto.