L’inconsistenza dei cattolici, il ddl Zan, e il nuovo partito di centro fondato da Zamagni. Risposta controcorrente a Pio Cerocchi.

411

Possiamo condividere la preoccupazione che nasce dalla disarticolata e tuttavia pretenziosa volontà, dentro e fuori la Chiesa, di proclamare un legittimo punto di vista. La Nota vaticana è stata inopportuna e fragile appare, in controluce, la presenza politica dei cattolici. Si risolve, tuttavia, con l’avventura di un nuovo partito? Umiltà e pazienza, va detto, sono valori fondativi della prassi cristiana.

 

Nino Labate

 

Ho letto con molta attenzione l’articolo del mio amico Pio Cerocchi sul ddl Zan, e non solo, pubblicato su questo giornale online sotto il titolo “L’inconsistenza dei cattolici”. Il tema principale su cui ha riflettuto Pio è serio. Ed ha avuto presso tutti i mass media – compresi i social –  gli editorialisti, gli studiosi e la stessa opinione pubblica nazionale, un seguito e una risonanza inaspettabili e imprevisti.

 

A distanza di giorni e mentre butto giù questo appunto, dopo che Draghi si è pronunciato in Parlamento sollecitandolo ad assumersi sulla vexata quaestio le proprie responsabilità, e dopo che ha ricordato, assieme grosso modo al Cardinale Parolin, che “…il nostro è  uno stato laico a  tutela di pluralismo e diversità culturali”questo ddl sta ancora occupando le prime pagine dei quotidiani e persino le aperture di qualche telegiornale. Tutto ciò, per altro, è accompagnato dalla solita apocalittica e illuministica critica semplificatrice di MicroMega, secondo cui il  Concordato è  da abolire.

 

Riguardo la nota diplomatica con cui il Vaticano ha fatto sapere al Governo che se il ddl Zan non viene rivisto ne va di mezzo “…la libertà garantita alla Chiesa cattolica…” grazie al Concordato. C’è molta esagerazione in queste finalità esplicitate attraverso il testo della Santa Sede. E non voglio credere che ci sia dell’altro. Cosi come non  voglio imbarcarmi nelle questioni di diritto che riguardano quel Concordato,  su cui  non sono competente. Ma Cerocchi ha molta ragione quando, prendendola alla larga, si rivolge  agli”...inesistenti” e  silenziosi  politici, uomini di cultura e laici del mondo cattolico.

 

E perché ha ragione?

 

Perché  dovevano essere proprio questi “fantasmi” laici dispersi in “coriandoli (De Rita), e frammentati in associazioni,  partiti e partitini personalizzati, ad agitare le acque del ddl. Ma non – addirittura – la Santa Sede. È una mia opinione: non ho infatti giustificato per niente il fatto che la Chiesa intervenisse in prima persona e a gamba tesa su una questione che si è voluto spingere fino alla esagerazione, pur essendo di stretta pertinenza del laicato cattolico. Di quello seduto in Parlamento e non solo. Se ancora esiste.

 

No! La Chiesa ha fatto un passo che poteva e doveva evitare. Perché  come si chiarirà, non c’è nessuna riduzione alle sue sacrosante libertà in ordine alla diffusione del messaggio evangelico. A meno che…mi viene maliziosamente da pensare…vedendosi sprovvista di laiche coperture e mediazioni, non l’abbia fatto per sollecitare la nascita di quel partito di Centro che Zamagni va proponendo da tempo, senza giungere a conclusioni apprezzabili. Cerocchi, fra le righe, fa capire proprio questo allorché denuncia proprio l’assenza in Italia di un “partito cattolico”.

 

In ordine a tale argomento mi sia consentita solo una riflessione.

 

Soprassiedo sulla delicatissima e complessa tematica della riproposizione di questo “partito  centrista” in un tempo storico post-Covid che, come ripete spesso  Mattarella,  è comunque sia un tempo di “Costruttori e non di “RI-costruttori, la cui differenza tra i termini, faccio notare, è notevole. E che i tempi che ci attendono, aggiunge il Presidente della Reppubloca, hanno bisogno di “… un nuovo inizio,  non di ritorno alle condizioni precedenti alla pandemia”, tanto da concludere che “…non c’è nulla più bello di in nuovo inizio”.

 

Purtuttavia l’esigenza della nascita di un tale partito  è legittima. Ci mancherebbe. Anche se deve scontrarsi con  alcuni elementari dati sociologici sulla nuova classe operaia, sul nuovo ceto medio, sulle classi medie, medio basse, e basse, sui nuovi poveri, sull’emigrazione,  sui motivi del non voto, sulla frequenza alla messa e  l’irrefrenabile secolarizzazione, sull’assenza dei giovani anche nelle vocazioni, ecc… E poi ancora sui cosiddetti moderati. Ecco, si deve misurare con quella antropologia culturale che ci rende consapevoli delle rivoluzioni  culturali  che stiamo vivendo e che vivranno, ancor più, di più i nostri figli e nipoti.

 

Esigenza legittima dunque, quella del partito di centro.  Con un solo però. Quello che non doveva essere Zamagni a promuovere la nascita di  un tale partito. Zamagni dal 27 marzo 2019 è Presidente della “Pontificia accademia delle scienze sociali”. Nominato direttamente dal Papa perché studioso capace, conosciuto e stimato, non solo nel mondo  cattolico, che gode la piena fiducia della Cei. Un uomo laico di Chiesa e che la Chiesa, dunque, rappresenta. Un intellettuale, per giunta, che   a pieno titolo è parte della Chiesa. Allora: prima si dimetteva e poi fondava il suo partito!

 

Insomma, una  grande debolezza quella di Zamagni. Che con la sua nomina ecclesiale, il suo posto e la sua funzione, ha dato l’impressione che dietro questa sua iniziativa ci fosse parte della Gerarchia. Il suo partito, a cui faccio comunque gli auguri in vista dell’imminente congresso,  ha già nome e cognome: “Insieme”. E se fosse già presente in Parlamento aveva tutto il dovere di aprire quel dibattito richiesto da Draghi.

 

A meno che, pur di fronte alla crisi e “…all’inconsistenza  dell’episcopato, spaccato e diviso come denuncia Cerocchi, anche con Zamagni in campo non si volesse scommettere tutto sulla Croce al collo e il Vangelo sotto braccio di Salvini,  e su Dio  Patria e Famiglia della Meloni.

 

No, non voglio crederlo!

 

Ma torniamo al l’argomento principale. L’intervento della Santa Sede non è stato per niente “logico, come  sottolinea ancora Cerocchi. Ma in assenza di laici corpi intermedi, c’erano altre strade. La Chiesa – come per altro ha sempre fatto – aveva, e a mio avviso ancora ha, tutto lo spazio comunicativo e la libertà per esprimere compiutamente ciò che pensa in fatto di utero in affitto, di bambini con due genitori dello stesso sesso, di aborto, di matrimonio in chiesa da parte dei gay, ecc. Sono preoccupazioni fondate, e dunque impegnative, sulle quali mi trovo perfettamente d’accordo. I principi della Chiesa, se dichiarati con garbo, senza urlare e offendere,  se esposti in punta di Vangelo e di Dottrina Sociale,  nessuno, dico nessuno, può immaginare di contrastare con l’arma della denuncia.

 

E chiudo perché proprio pochi mesi fa ho sentito con le mie orecchie, durante una omelia, e con il ddl Zan già approvato alla Camera, il sacerdote celebrante che sottolineava dal pulpito con garbo e delicatezza, senza offendere e  inveire, senza urlare e alzare la voce, i  pericoli dei matrimoni gay, degli uteri in affitto, dell’aborto, e del dramma dei bambini che crescono con due papà o con due mamme, senza che nessuno si  offendesse o denunciasse.

 

Qual è la conclusione? Sì, condivido di Cerocchi l’accusa a riguardo del silenzio dei cattolici italiani…se ancora ci sono e vogliono battere un colpo. Esistono però mille modi per farsi sentire e testimoniare. Non necessariamente con una Nota vaticana o con un  partito politico. Ho però compreso lo spirito e il senso dell’articolo di Cerocchi. E sono certo che il Parlamento ritoccherà il ddl.