L’ipocrisia della “terzietà”. È sbagliato non condividere l’azione “protettiva” e “preventiva” che esercita la Nato.

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In definitiva “né con lo Stato e né con le Br” e “né con Putin e né con la Nato” sono due atteggiamenti che vanno semplicemente rispediti al mittente perchè profondamente sbagliati e di dubbio significato.

 

Giorgio Merlo

 

Le stagioni storiche scorrono rapidamente come, del resto, le stesse fasi politiche. E ogni stagione politica è figlia di quel particolare momento storico. Eppure ci sono atteggiamenti e comportamenti nella storia democratica di un paese, forse anche inconsapevolmente. che si ripetono. Parole d’ordine che, nelle dinamiche della politica italiana, continuano a persistere e a riproporsi.

 

L’occasione concreta di questa mia riflessione arriva, per l’ennesima volta, dagli slogan più gettonati, più urlati e più ritmati alla recente manifestazione a difesa della pace organizzata dalla Cgil e da molte altre sigle della società sabato scorso per le vie di Roma. Per carità, i partecipanti a quella manifestazione, come a molte altre sparse in tutta Italia, sono sinceramente finalizzate alla difesa della pace, contro la brutale invasione russa dell’Ucraina e a difesa della sovranità e dell’autodeterminazione dei popoli. Eppure, proprio all’interno di quella manifestazione di Roma, e di molti altri cortei, si sono sentiti slogan molto simili a quelli lanciati in altre fasi storiche nel nostro paese che, però, partono sempre dalle stesse radici culturali. Quando si sente urlare, ripetutamente a proposito della violenta guerra in Ucraina, “nè con la Russia e nè con la Nato” come si fa a non pensare, immediatamente, a quell’altro sciagurato slogan lanciato da molti settori della sinistra politica, sindacale e soprattutto intellettuale ed accademica di un’altra epoca storica. E cioè, quello che si è sentito ripetere più volte durante il rapimento e prima dell’assassinio violento del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, “nè con lo Stato e nè con le Br?”.

 

C’è una somiglianza straordinaria tra quei due slogan – espressi in epoche politiche diversissime – che affondano però le loro radici in una sostanziale ostilità nei confronti dell’Alleanza Atlantica, della Nato e, in ultima analisi, del ruolo degli Stati Uniti D’America nello scacchiere politico europeo ed internazionale. Certo, i paragoni sono molto diversi tra di loro ed è difficile tracciare anche solo dei confronti. Com’è evidente a tutti, del resto. Ma c’è un filo rosso che lega i due avvenimenti: quando si è di fronte a delle tragedie drammatiche assumere atteggiamenti terzi, oltrechè dannoso è anche un comportamento tendenzialmente ipocrita. Negli anni ‘70 affermare che non si stava “nè con lo Stato e nè con le Br” significava semplicemente dubitare dell’azione dello Stato democratico nato dalla Resistenza e figlio della Costituzione repubblicana. Al contempo, si continuava a mantenere un atteggiamento tutto sommato comprensivo dell’azione criminale dei terroristi rossi pur contestandolo. Oggi, dichiarando ai quattro venti che non si sta “né con Putin e né con la Nato” significa, altrettanto semplicemente e drammaticamente, non condividere l’azione “protettiva” e “preventiva” che esercita la Nato per i paesi democratici dell’intero Occidente. Con queste motivazioni, come ovvio e scontato, nessuno vuole, comunque sia, mettere in discussione la sincera passione per la pace dei partecipanti alle varie marce della pace.

 

 

Però, e detto questo, la terzietà se è comprensibile nella normale e fisiologica dialettica politica e democratica di un paese come il nostro, diventa estremamente pericolosa e carica di incognite quando si sfila di fronte ad una situazione che richiede, al contrario, chiarezza, trasparenza, coraggio e, soprattutto, scelte nette e decisive. Oltrechè, come ovvio e scontato, coerenza politica e culturale.

 

E “né con lo Stato e né con le Br” e “né con Putin e né con la Nato” sono due atteggiamenti che vanno semplicemente rispediti al mittente perchè profondamente sbagliati e di dubbio significato. Questo sì che va detto con forza e “senza se e senza ma”.