L’Italia di Moro. La presentazione di “SuccedeOggi”.

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Al Teatro Storchi di Modena e poi in tournée. Fabrizio Gifuni porta in scena le lettere e il terribile memoriale di Aldo Moro. Un monologo intenso grazie al quale il lettore scopre l’intreccio di interessi e falsità che portò – di fatto – alla condanna del grande statista ucciso dalle Brigate Rosse.

Con il vostro irridente silenzio, lintenso, travolgente monologo di Fabrizio Gifuni, che ha appena debuttato in prima nazionale con grande successo al Teatro Storchi di Modena, si fonda sulla sua capacità di mettere in dubbio concetti comuni che il mainstream cercasempre di inculcarci come quello che: «la memoria è divisiva». Fin dal prologo allo spettacolo basato sullo studio delle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro, Gifuni ci racconta che lui ha una grandissima fiducia nei testi.

E affrontando la lettura delle ultime lettere di Aldo Moro, assieme ai suoi fondamentali memoriali (che solo negli anni Novanta vennero ritrovati in unintercapedine dai nuovi proprietari del covo dove Moro venne rinchiuso) Gifuni ci immerge in una lingua chiara, cristallina, profonda, in contrasto con lopinione comune in quegli anni che Moro fosse fumoso, e poco chiaro.

«Ci sono alcuni fantasmi che chiedono di essere ascoltati»ci ricordava giustamente Pirandello.

E il suo monologo recitato in uno scarno palcoscenico nudo, con solo disseminati a terra alcuni fogli bianchi e con un fondale azzurro sempre più intenso alterna le lettere alla moglie e ai figli a quelle ai politici come Cossiga, Zaccagnini, Taviani, Andreotti, Fanfani, durante i suoi terribili 55 giorni di prigionia, dal 16 marzo al 9 maggio 1978. Tutto un insieme di ipocrite ragioni di stato in cui Moro rende palese come la strategia di quei giorni fosse nellinculcare nellopinione pubblica, come unica soluzione, «il sacrificio dellinnocente».

Nel memoriale Moro smaschera i suoi amici-colleghi democristiani dellepoca tutti intenti a smentire le sue lettere. Ad affermare che non era lui a scriverle.

Solo Saragat e alcuni socialisti ebbero un minimo di attenzione nei suoi confronti. Persino i comunisti dellepoca furono durissimi nei suoi confronti. Tutta la stampa fu ferrea nel raccontare Moro come agnello sacrificale da non poter salvare. Una compatta regia mediatica tesa ad arginare, silenziare, mistificare, irridere, questo fiume di parole inarrestabili, troppo scomode per essere, secondo loro, di Aldo Moro.

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