L’Italia di Sanremo e quella di Montalbano

E che mi viene a significare?

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Raramente nella storia sociale italiana c’è stato un legame più fortunato e duraturo – 20 anni – tra un personaggio letterario di successo (il Commissario Montalbano, nato dalla penna di Andrea Camilleri) e il suo autore televisivo (Luca Zingaretti, fratello del noto Nicola). L’ultima puntata della serie, intitolata L’altro capo del filo, racconta uno sbarco di migranti sulle coste siciliane e la conseguente reazione delle forze dell’ordine, guidate da un Commissario in giacca e cravatta, senza mai indossare una giubba della Polizia. In un Paese normale, la puntata di una serie tv da 12 milioni di spettatori che si occupa di migranti, sarebbe un tema politicamente “sensibile”. Invece il sismografo politico mostra calma piatta dalle parti di Vigata, dopo le robuste oscillazioni registrate a Sanremo, tra battute innocenti del Direttore Artistico e tweet sarcastici nei confronti del vincitore del Festival, il “nuovo italiano” Mahmood. Nessuno della sala stampa si è preso la briga di replicare alle vibranti proteste del secondo classificato (il cantante Ultimo) che gli ultimi saranno i primi. Per il Festival di Sanremo del prossimo anno, confidiamo nel televoto “puro” (come auspicato anche da uno dei Vicepremier, che ha parlato – emblematicamente – di “popolo contro élites”) oppure in una “giuria di qualità” presieduta da Lino Banfi.

Tornando al Commissario Montalbano, l’attualità del tema degli sbarchi dei migranti lascia in realtà sullo sfondo una Vigata totalmente a-storica, sempre uguale a sé stessa, a cui lo spettatore può accedere ogni volta che vuole, trovando conforto nell’incessante ritorno dell’identico. Il Commissario guida la stessa automobile di 20 anni fa, la “storica” fidanzata è sempre Livia (anche se l’attrice che la interpreta è cambiata nel tempo), la casa di Montalbano è sempre la stessa, così come la terrazza (abusiva) con vista sul mare, da anni meta di pellegrinaggio tra le più note località siciliane. Perfino il linguaggio dei personaggi della fiction non viene minimamente influenzato dai mutamenti linguistici che caratterizzano le lingue “vive”. “E che mi viene a significare?” chioserebbe il Commissario, in una delle sue celebri battute. Viene a significare che la fiction ha un suo ritmo narrativo ormai collaudato e risponde al principio “squadra che vince non si cambia”.