Lo strano Pd “comunista democratico” di Scalfari e Repubblica

Il tema vero che resta misteriosamente ignorato e' come ricostruire oggi una alternativa politica

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Al netto del ritorno del fascismo, della dittatura, dello smantellamento delle libertà civili e democratiche e simili amenità che ascoltiamo ogni giorno con una litania che ormai non fa più neanche notizia, credo che il tema vero che resta misteriosamente ignorato e’ come ricostruire oggi una alternativa politica, culturale e anche programmatica a quello che si vuole annientare e, di conseguenza, distruggere. Cioè a “questa” destra a trazione leghista. Perché delle due l’una: o ci troviamo di fronte ad un pericolo mortale per la nostra democrazia e allora ci si deve attrezzare sul serio, oppure è la solita propaganda della cosiddetta “sinistra al caviale” che individua il fascista, il mafioso e il criminale periodicamente nella politica italiana cambiando di volta in volta il soggetto da colpire. Una storia sufficientemente nota per essere ancora descritta.

Ora, al di là di una prassi ben nota nella storia democratica del nostro paese, c’è un punto che ritengo invece politicamente decisivo per arginare questa deriva di destra. E l’unico argine, in assenza di altre ricette, e’ quella di dar vita rapidamente ad una coalizione che sappia esprimere un progetto politico credibile e realmente alternativo. Ma oggi esiste realmente una alternativa di centro sinistra?

Ho letto, al riguardo, con la consueta curiosità e senza scandalizzarmi granché, nella predica domenicale dell’icona incontestabile e riconosciuto della sinistra italiana, Eugenio Scalfari, sostenere che il Pd oggi non è nient’altro che la prosecuzione del “comunismo democratico di Berlinguer”. Al di là del giudizio che ognuno di noi puo’ dare su questa affermazione e senza minimamente mettere in discussione il magistero politico e culturale del grande leader comunista degli anni ’70 e ’80, credo che Scalfari ha individuato, forse inconsapevolmente, il punto vero della discussione. E cioè, il nuovo corso del Pd e’ proprio quello di pensare che l’alternativa alla destra non è nient’altro che il prolungamento della sinistra. Appunto, un Pd ispirato al “comunismo democratico di Berlinguer” che pensa che tutto ruota attorno al suo ruolo. Una sorta di vocazione maggioritaria al rovescio, dove dopo aver racchiuso in un partito l’intero consenso di un campo politico – l’ormai famoso 40% dei consensi delle elezioni europee del 2014 – adesso quel partito si assume la responsabilità di distribuire i compiti e i ruoli. E cioè, a tavolino decide chi copre il fianco destro, chi il fianco sinistro e chi il fianco centrista/cattolico della coalizione. Appunto, una coalizione che non è nient’altro che il prolungamento della sinistra.

Ecco, ho voluto ricordare questo aspetto, peraltro politicamente decisivo, perché continuo a ritenere che non basta blaterare a giorni alterni della minaccia fascista – che, tra l’altro, nessuno vede se non quando si legge qualche editoriale o ascolta alcuni simpatici mattacchioni nei talk televisivi – ma, almeno per chi fa attività politica, si deve agire affinché si crei una alternativa. Che non può che essere quella di un vero, competitivo, credibile e serio centro sinistra riformista e di governo. Il che non può avvenire, francamente, se qualcuno pensa di riesumare dall’antichità la concezione gramsciana dell’egemonia. Una prassi funzionale per il vecchio partito comunista ma non riproponibile oggi, anche se il nume tutelare dell’attuale Pd, Eugenio Scalfari e la Repubblica, pensano che quel partito non è nient’altro che la riproposizione del “comunismo democratico” di berlingueriana memoria.