L’utopia può diventare un ideale realizzabile. Maritain c’invita a riflettere sul futuro del mondo. Intervista con Gennaro Curcio. 

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Settant’anni fa, Jacques Maritain pubblicava L’uomo e lo Stato. L’opera è uno dei libri più importanti del Novecento, almeno per quel che riguarda la vicenda intellettuale e politica dei cattolici. Riflettere oggi sugli esiti della ricerca condotta dal filosofo francese intorno ai temi della politica significa ripercorrere gli sviluppi di un pensiero “alto”. Un pensiero che lega lo Stato alla tutela del bene comune e definisce l’azione politica e civica come servizio alla solidarietà in un contesto democratico nel quale l’unico centro delle relazioni sociali è la persona, con i suoi diritti e i suoi doveri.

Si conclude oggi il convegno promosso dall’Istituto Internazionale Jacques Maritain, dedicato appunto alla rilettura de L’uomo e lo Stato. Ne parliamo con il Segretario Generale, Gennaro Giuseppe Curcio.

  1. In genere, dopo settant’anni, un libro cade nel dimenticatoio. Qual è, allora, la ragione che induce a ritenere stimolante un esame aggiornato del testo di Maritain?

L’opera politica più nota e sistematica del filosofo Jacques Maritain, pubblicata in inglese (Man and State, 1951) è il risultato di sei conferenze tenute all’Università di Chicago nel 1949. Accolto come un testo di grande rilievo e tradotto in molte lingue, il libro costituisce il momento conclusivo di ricerche iniziate oltre vent’anni prima. Con questo volume (un classico del pensiero politico e una delle maggiori espressioni della scuola democratica) l’autore prende posto nella galleria dei grandi pensatori moderni. Per Maritain lo Stato ha per contenuto il bene comune e nella sua azione deve portare alla solidarietà in una democrazia che pone al centro delle relazioni sociali la persona con i suoi diritti e doveri. L’opera si divide in sette capitoli: Il popolo e lo Stato – Il concetto di sovranità – Il problema dei mezzi – I diritti dell’uomo – La carta democratica – La Chiesa e lo Stato – Il problema dell’unificazione politica del mondo.

 

  1. Quali personalità politiche sono state ispirate dall’opera L’Uomo e lo Stato?

Le idee di Maritain – in particolare nel suo capolavoro politico L’Uomo e lo Stato – hanno ispirato la formulazione di varie Carte costituzionali, nonché personalità, movimenti e partiti politici di vari Paesi in diversi continenti. In particolare ricordiamo De Gasperi, La Pira, Dossetti e Moro in Italia. Robert Schumann, la resistenza francese, Etienne Borne e Mazowieski in Europa. Eduardo Frei, Rafael Caldera e Duarte in America Latina.

 

  1. Perché è importante il tema dei diritti umani nell’Uomo e lo Stato?

L’impegno del filosofo francese per i diritti umani fu molto importante nella sua collaborazione con l’UNESCO, in particolare nella preparazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, con la II conferenza tenuta dall’agenzia dell’ONU a Città del Messico nel 1947. In questa sede, Maritain sviluppa ampiamente l’idea che tutti possono trovarsi d’accordo nelle prassi di riconoscimento e difesa dei diritti umani. Questa posizione è fondata sulla distinzione tra ragione teoretica e ragione pratica: da quest’ultima derivano i principi e i ragionamenti che guidano l’agire morale. Nella società l’ideale sarebbe di poter condividere fondazione teoretica e ragionamento pratico, ma il secondo permette comunque, in un mondo pluralista, un’azione socialmente importante. L’esposizione teoretica di Maritain è comunque preziosa per il tema della fondazione dei diritti umani, in particolare oggi, di fronte a richieste sempre diverse di riconoscere “nuovi” diritti.

 

  1. Perché è importante l’ultimo capitolo dell’Uomo e lo Stato?

L’ultimo capitolo del volume affronta il tema dell’unificazione politica del mondo. In altre parole, il tema di come “vincere la pace” dopo aver vinto la Seconda guerra Mondiale da parte dei Paesi occidentali. Maritain non ritiene che il cammino verso un’autorità mondiale possa avvenire con un semplice passaggio di poteri dagli Stati nazionali ad enti sovranazionali. Ritiene ipotizzabile la realizzazione della teoria da lui disegnata solo a lungo termine e a certe condizioni assai problematiche, passando attraverso l’accettazione di profondi mutamenti nelle strutture sociali ed economiche della vita nazionale e internazionale dei popoli. Questa preparazione – di lungo periodo – della società permette che l’utopia possa diventare un ideale realizzabile, in assenza del quale avremmo una visione problematica sia tra i popoli che tra i governi.

 

Per seguire o rivedere le sessioni di lavoro del Convegno:

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