Ma Calenda che tipo è? Sbeffeggia tutti, con acrimonia, ma vuole essere il federatore dei riformisti.

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Vuole fare il terzo polo moderato e riformista, ma non si sa bene con chi e su quali basi. Intanto non disdegna di lanciare segnali di fumo al Pd, che pure mantiene fermo il cosiddetto asse strategico con i 5 Stelle. Troppe contraddizioni, molta presunzione: dove vuole arrivare, in questo modo, il leader di Azione? È una domanda più che lecita, per capire ciò che bolle in pentola dalle parti dei “puristi” del movimento neo-riformatore.

Non passa giorno che il simpatico Calenda non rilasci patenti di onestà, di moralità, di coerenza e di competenza ad esponenti politici di destra, di sinistra e di centro. Una sorta di tribunale di inquisizione all’amatriciana che, debbo dirlo con franchezza, è anche divertente ma dove il contenuto politico è praticamente inconsistente se non addirittura introvabile. Ovvero, per dirla con altre parole, si tratta di giudizi o di sentenze – a seconda dei casi – che si basano esclusivamente sulle persone prescindendo, quasi sempre, da ogni considerazione politica. 

Ora, chi sia Calenda per formulare queste implacabili sentenze resta per tutti noi un mistero. Anche perchè, se dovessimo ripercorre il suo curriculum politico degli ultimi 2/3 anni accompagnato dai giudizi su singoli leader politici, arriveremmo alla conclusione che uno Calenda é veramente “capace, capacissimo, capace di tutto”, per dirla con un celebre slogan di Carlo Donat-Cattin coniugato negli anni ‘80 ma che resta sempre attuale e contemporaneo. Per fermarsi ad alcuni epiteti famosi, non possiamo dimenticare – sempre parlando di Calenda – che “il centro mi fa schifo”, che “Mastella non serve a nessuno”, che Renzi “deve decidere se fare il politico o gli affari” e via discorrendo e poi apprendiamo, nello stesso momento, che lui vuole fare “il terzo polo moderato e centrista”. Con chi, è un altrettanto mistero. A parte con ciò che resta dei radicali, con tutti quelli che scappano dagli altri partiti e con tutti coloro che leggono e apprezzano i suoi quotidiani insulti ed anatemi contro altri leader politici centristi?

Detto fra di noi, è una strategia politica curiosa che sta appassionando un po’ tutti. Almeno quelli che non disdegnano la satira politica e coloro che non sono granchè sensibili alla coerenza della politica e nella politica. Del resto, in una legislatura dominata dal trasformismo politico e dall’opportunismo parlamentare, le argomentazioni di uno come Calenda sono come il cacio sui maccheroni. Di meglio, cioè, non si può trovare.

Ora, però, c’è una domanda attorno alla quale prima o poi qualcuno dovrà dare una risposta. Né banale e né approssimativa. Ovvero, se Calenda è quello che appare tutti i giorni e ciò che dice tutti i giorni – su cui è meglio sorvolare per non trovarsi in un ginepraio inestricabile – dov’è la novità e l’originalità di un personaggio del genere? Ovvero di un politico che lancia strali contro i 5 Stelle e poi, come credo tutti sanno, è disponibile a stringere accordi e alleanze politiche con un partito come il Pd, alleato strategico proprio del partito populista per eccellenza, cioè quello di Conte e di Grillo? Se i centristi gli “fanno i schifo”, se il “centro gli fa schifo”, se insulta i vari leader centristi in campo, lui sarebbe il leader del futuro polo “moderato e centrista?”.

Mi fermo qui perchè potremmo fare un libello, seppur rapido e sintetico, su tutto ciò che dice e tutto ciò che fa senza la benchè minima coerenza del suo ragionamento politico. Non dico culturale perchè credo che pochi hanno capito, sino ad oggi, quali sono i suoi riferimenti culturali ed ideali se non il suo acceso e visibile narcisismo autoreferenziale. Ecco, appunto, ma il simpatico Calenda in politica che tipo è? Così, per saperne di più.