Ma i sondaggi sono credibili?

Non convince la dinamica delle diverse rilevazioni. Letta gioisce per un risultato del Pd che solo Pagnoncelli accredita. Anche per gli altri partiti ci sono più dubbi che certezze.

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Non convince la dinamica delle diverse rilevazioni. Letta gioisce per un risultato del Pd che solo Pagnoncelli accredita. Anche per gli altri partiti ci sono più dubbi che certezze.

 

I sondaggi, come ben sappiamo, rilevano solo tendenze presenti nell’elettorato in quel particolare momento in cui vengono fatti. Nulla di definitivo e anche di certo, come ovvio e scontato. Ma, al di là della buona fede di chi li fa e di chi li commissiona, è curioso e singolare leggere quasi quotidianamente sondaggi che registrano un cambiamento massiccio di orientamento degli elettori in contrasto gli uni contro gli altri.

 

Quasi quasi viene il sospetto che il sondaggio riflette di più il legittimo convincimento politico di chi lo fa che non il “comune sentire” del campione selezionato. Per questi banali motivi non vedo l’ora di conoscere realmente la scelta politica – quella sì certa e definitiva – dei cittadini italiani che si recheranno alle urne il prossimo ottobre per il rinnovo di molte amministrazioni comunali. In particolare nelle più grandi città italiane. Lì, come noto, i sondaggi faranno un passo indietro a vantaggio del voto reale dei cittadini.

 

Ma, per tornare ai sondaggi di questi ultimi giorni, è francamente interessante registrare che il Pd – tanto per fare un solo esempio – non riesce a rimontare in quasi tutte le rilevazioni demoscopiche che vengono fatte restando sempre inchiodato tra il 17 e il 18% tranne nel caso del sondaggio di Nando Pagnoncelli, per il quale, invece, è in costante crescita al punto da farlo diventare addirittura il primo partito italiano. E, al contempo e da copione, si registra una perdita altrettanto secca della Lega di Salvini e una ascesa, seppur modesta, dei Fratelli d’Italia della Meloni.

 

Ora, francamente, c’è qualcosa che non funziona in tutto ciò. Anche perchè, leggendo questi numeri, viene anche il dubbio che – sempre parlando del Pd in versione Pagnoncelli – questo partito possa raggiungere nell’arco di poche settimane il 30% dei consensi con tutti gli istituti che lo danno abbondantemente sotto il 20%.

 

Altra anomalia riguarda il partito di Grillo e di Conte, cioè i 5 stelle. Dopo mesi di assenza concreta di leadership politica per le persin troppe note motivazioni, dopo le infinite polemiche interne, dopo aver abbandonato quasi tutti i totem ideologici e demagogici che hanno caratterizzato questo partito dal “vaffa day” in poi, i consensi al partito di Grillo e di Conte sono quasi sempre gli stessi. Si aggirano, cioè, tra il 15 e il 18%. Ma come è possibile tutto ciò? Com’è pensabile, e possibile, che un partito politicamente allo sbando per così lungo tempo, possa continuare ad avere un consenso elettorale sempre così alto e non scalfibile? Mistero dei sondaggisti. Anche perchè, se fossero veri questi numeri, nel momento in cui questo partito si stabilizza con una nuova leadership e, forse, anche con un nuovo ed ennesimo progetto politico, le cifre potrebbero schizzare sempre più in alto.

 

Ecco perchè, al di là dei numeri che vengono sfornati dai vari sondaggi e che evidenziano, almeno a mio parere, una scarsa sintonia con ciò che capita realmente nel tessuto sociale del paese, non ci resta che attendere il voto di ottobre. Tuttavia, con sempre il massimo rispetto per i vari sondaggisti che, comunque sia, forniscono tendenze e sensibilità presenti nell’elettorato. Seppur con numeri e cifre che rasentano, a volte, anche un po’ il grottesco.