MAI COSÌ DIVISI, MAI COSÌ DEBOLI. COME IMMAGINARE UNA POSSIBILE RIPRESA DEI CATTOLICI POPOLARI?

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Il 25 settembre ha rappresentato il punto di massima dispersione dell’area cattolico popolare. Qual è la prospettiva possibile, a questo punto? “La nostra posizione – dice Bonalberti – non può essere né all’interno di un partito della destra, né in uno di sinistra, ma, forti dei nostri valori, dovremmo contribuire alla costruzione di un centro politico nuovo nel quadro della politica italiana”. E continua: “Premessa indispensabile sarà organizzare la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare per reintrodurre il sistema elettorale proporzionale di tipo tedesco, con le preferenze e l’istituto della sfiducia costruttiva”. Seguono altre proposte.

 

È dal 2012 che mi batto per la ricomposizione dell’area politica democratico cristiana e dei Popolari. Dopo la lunga stagione della diaspora (2012-2022), purtroppo, quell’obiettivo che avevo individuato con Publio Fiori e che, grazie al compianto amico Silvio Lega, ci permise di promuovere l’ autoconvocazione del consiglio nazionale della Dc storica, “partito mai giuridicamente sciolto”, la situazione, oggi, è ancor più lacerata che mai.

A sinistra, coloro che dal Ppi scelsero di concorrere alla nascita della Margherita prima e a entrare a pieno titolo nel Pd poi, sembrano adesso tra “color che son sospesi”, con un piede dentro e un piede fuori; delusi dagli eredi del vecchio Pc-Pds-Ds, che hanno ripreso e stanno consolidando la gestione del partito, molti dei nostri vecchi amici sembrano incapaci di assumere scelte definitive alternative, mentre, alcuni di loro, hanno deciso di sperimentare la strada del Terzo Polo.

A destra, molte realtà di ex Dc, come quella di Giovanardi e dei Popolari liberali, stanno per celebrare un convegno a Modena imperniato sul tema “I Popolari liberali di ispirazione cristiana nel centro destra”, che vedrà la partecipazione di una quindicina di movimenti e associazioni di area cattolica e di destra. Gianfranco Rotondi, già esponente di fede democristiana nel partito del Cavaliere, dopo la fugace esperienza dei Verdi Popolari è passato con armi e bagagli al partito della Meloni, ricevendo in cambio l’elezione al collegio uninominale alla Camera di Avellino. Ora sarebbe impegnato nella velleitaria idea di trasformare Fratelli d’Italia nella Dc 4.0. Molti dei militanti di Comunione e Liberazione, espressione più esplicita dei cattolici della morale, infine, hanno scelto da tempo l’area di centro destra e, anche in quest’occasione elettorale, il voto per il trio Meloni-Salvini-Berlusconi.

Credo che, mai come nel voto del 25 Settembre scorso, una parte così rilevante dell’area cattolica si sia orientata a destra e mai tutti noi siamo stati così divisi. Nel mezzo, tra i Popolari schierati a sinistra e indecisi sulle prospettive, si colloca tutta la frastagliata presenza dei diversi partiti e movimenti che si richiamano, a diverso titolo, alla Dc, incapaci di presentarsi autonomamente alle elezioni politiche, limitandosi a qualche avventurosa sortita in quelle scadenze elettorali nelle quali vige un sistema elettorale proporzionale; com’è avvenuto\ in Sicilia, non senza contrasti, con la lista della Dc nuova di Cuffaro, alleata anch’essa con il centro destra. Unica eccezione quella rappresentata dall’amico Giorgio Merlo, già presidente del movimento politico organizzato da Clemente Mastella ( Noi di Centro Europeisti), il quale, alla fine si è schierato al centro, con gli amici del Terzo Polo di Matteo Renzi e Carlo Calenda.

Da vecchio “ dc non pentito” ho scritto ripetutamente che il nostro ruolo politico è stato e dovrebbe continuare a essere quello di contribuire a saldare anche sul piano della rappresentanza politica gli interessi dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, ispirati dai principi della dottrina sociale cristiana. Ciò comporta il superamento della dicotomia tra cattolici della morale e cattolici del sociale, se vogliamo assumere unitariamente quanto indicato dalle encicliche sociali scritte dai pontefici nell’età che stiamo vivendo della globalizzazione. Per far questo la nostra posizione non può essere né all’interno di un partito della destra, né in uno di sinistra, ma, forti dei nostri valori, dovremmo contribuire alla costruzione di un centro politico nuovo nel quadro della politica italiana in cui possano trovare pari cittadinanza le grandi culture politiche della nostra storia repubblicana: popolare, liberale, socialista e democratico repubblicana. Punto di convergenza unitario: la fedeltà alla Costituzione repubblicana che ci si impegna a difendere e attuare integralmente. Questo si potrà sperimentare con gli amici del Terzo Polo, se prevarrà la volontà di impegnarsi insieme rispettando tutti i valori e la cultura politica di ciascuno. Premessa indispensabile sarà organizzare la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare per reintrodurre il sistema elettorale proporzionale di tipo tedesco, con le preferenze e l’istituto della sfiducia costruttiva.

Un programma di politica economica e sociale dovrà essere concordato nel quale siano garantiti i principi di sussidiarietà e solidarietà indicati dalla Costituzione, così come su quello economico finanziario, sarà decisivo battersi per il ritorno alla legge bancaria del 1936, reintroducendo la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. Solo al centro si potrà ricomporre nel modo più opportuno e politicamente possibile la nostra area socio-culturale, abbandonando ogni velleitaria e, talora semplicemente opportunistica opzione a destra o a sinistra, lontana mille miglia dalla nostra migliore storia e tradizione politica.