Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa

Si è conclusa ieri a Verona la tre giorni del controverso World Congress of Families (Wcf), organizzato dall’International Organization for the Family in collaborazione col Comune di Verona

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Articolo apparso sull’edizione odierna del Mulino a firma di Francesca Crivellaro

Si è conclusa ieri a Verona la tre giorni del controverso World Congress of Families (Wcf), organizzato dall’International Organization for the Family in collaborazione col Comune di Verona, la National Organization for Marriage e buona parte delle associazioni che dal 2013 compongono quella che Sara Garbagnoli e Massimo Prearo hanno definito nel loro omonimo libro la “crociata antigender” (Kaplan, 2018). Come nei Family Days, la cosiddetta “famiglia naturale” è stata la protagonista del convegno scaligero che ha visto convergere rappresentanti di organizzazioni pro-life, docenti, medici, giornalisti, politici e religiosi (per lo più cristiani) provenienti da tutto il mondo, con l’obiettivo di “affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”.

Già in questa definizione, tratta dal sito ufficiale del Congresso, si ravvisa una strategia discorsiva abilmente utilizzata. “Ogni volta che viene usata l’espressione ‘famiglia naturale’, un antropologo muore fra atroci sofferenze”, diceva nel 2016 Vevuska Alovna in un post su Facebook divenuto in breve tempo virale, sintetizzando così l’insensatezza di tale espressione per chi studia i legami di parentela e della famiglia da una prospettiva antropologica e storica. Parlare di “famiglia naturale” (spesso “in difesa della” o “contro gli attacchi alla”) ha avuto un discreto successo, e non solo in Italia, nel mobilitare le persone contro il riconoscimento dei diritti delle persone Lgbtiq e contro le iniziative di educazione al genere condotte nelle scuole.

Se da un punto di vista scientifico la famiglia naturale non esiste, i promotori del Congresso ne hanno dato una definizione molto precisa: la famiglia – quella vera, quella “bella”, citando il vescovo di Verona – è composta da una mamma, un papà, dei figli. E nonostante il plurale contenuto nel nome stesso del Congresso, l’unica famiglia degna di questo nome è solo quella “naturale”. Tutte le altre sono una minaccia e rappresentano ciò da cui la famiglia “vera” deve difendersi.

In effetti, parte integrante della strategia discorsiva non è soltanto l’uso del sintagma “famiglia naturale”, ma un ammodernamento delle espressioni che pare coprire il conservatorismo delle posizioni. In perfetta linea, se vogliamo, con gli slogan di alcune associazioni antiabortiste che hanno recentemente fatto propri vocaboli e temi con una origine assai lontana (si pensi alla campagna “L’aborto è la prima causa di femminicidio del mondo” di CitizenGo dell’anno scorso).

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