Maradona, il profeta del calcio

Addio Diego, che la terra ti sia lieve.

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È impossibile giudicare Maradona solo come un calciatore. Nato in una villa miseria della periferia di Buenos Aires, è stato un simbolo di liberazione, di riscatto sociale dell’Argentina più povera. Dentro di sé non tollerava schemi né regole. Negli anni ’80 è riuscito a sbattere la “questione meridionale” in faccia all’Italia, ha descritto la grandezza di Napoli, l’ha scossa dal suo vittimismo indolente e l’ha rimessa al centro del mondo. Non è un eroe positivo, né ha mai voluto esserlo. Credo si sia sempre sentito un “martire della diversità”, il mondo era cattivo perché lui era eccessivo, sopra le righe, melodrammatico. Viveva in mezzo a una corte di amici che lo aiutava a farsi re tra feste, concubine e cocaina. La malavita lo portava in palmo di mano. Gli hanno sempre perdonato molto: tanti suoi ex compagni di squadra, soprattutto a Napoli, lo adorano ancora. Perché li ha fatti vincere dove nessuno aveva mai vinto (due scudetti) e perché era davvero un compagno di strada. Un leader naturale e molto influente. È sempre andato oltre il calcio, ha preso la vita a dosi massicce, ne è stato spesso travolto, sempre certo di una cosa: non avrebbe mai potuto essere una persona “normale”, come gli altri.

Ha sbagliato molto, nella sua vita personale. Dalla polvere all’altare (andata e ritorno). Il giocatore è stato unico, indiscutibile sul piano tecnico. Il calcio si stava organizzando e lui continuava a essere un solista naturale. Il Napoli vinceva, i valori in campo si rovesciavano, bastava poco per chiamarla “rivoluzione”. Il calcio giocato da Maradona resta ancora oggi il più bello. Si può interpretarlo diversamente (Cruyff, Di Stefano, perfino Guardiola) ma non si può chiedere di meglio.

E’ riuscito ad affiancare Pelè come miglior giocatore del Novecento nelle classifiche ufficiali, lui che è stato sospeso e cacciato due volte per doping. Ha ricevuto il Pallone d’oro alla carriera perché non era possibile ai suoi tempi (veniva assegnato solo ai giocatori europei). Ha segnato un gol all’Inghilterra, nel post guerra per le Falkland-Malvinas (ritenuto il più bello della storia del calcio) e nella stessa partita ne ha segnato un altro – ancora più celebre – con la mano. Questo era Maradona, i due estremi opposti, l’omino bianco e quello nero. 

Addio Diego, che la terra ti sia lieve.