Marco Roncalli: “Vittoria d’autore. Gli scrittori e la dea alata”

Le pagine di Roncalli sottolineano lo stupore di quanti, hanno sostato davanti a questa stupenda figura femminile con circa duemila anni alle spalle.

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Nei mesi scorsi, dopo due anni trascorsi a Firenze alle Officine delle pietre dure di Firenze per il restauro, è ritornata a casa la Vittoria Alata, simbolo di Brescia, collocata nel Capitolium nello spazio riallestito da Juan Navarro Baldeweg.  Il ritorno a Brescia della Vittoria Alata restaurata ha coinciso con la pubblicazione da parte di Marco Roncalli del libro “Vittoria d’autore. Gli scrittori e la dea alata” (Edizioni Scholé, pagine 254, euro 20). Marco Roncalli, giornalista e scrittore, con una trentina di volumi pubblicati, dedicati in particolare alla storia della Chiesa e ai papi, alla cultura del Novecento ed all’arte nel saggio recentemente pubblicato.

Accompagnato da una cinquantina di immagini – molte inedite, storiche o dedicate al capolavoro dopo il recente restauro – inizia proprio con la sorprendente scoperta avvenuta il 20  luglio del 1826 a seguito degli scavi archeologici condotti al tempio romano di Brescia  dove viene trovata,  per conservazione e materiale, una delle opere più rappresentative dell’arte romana. Da allora la statua  che riproduce una figura femminile alata, alta poco meno di due metri (cm 194),  volta leggermente verso sinistra, vestita di una tunica fermata sulle spalle e di un mantello  che avvolge le gambe, divenne meta di generazioni di viaggiatori colti o curiosi turisti, mentre continuavano a sovrapporsi ipotesi e interpretazioni, specialmente fra gli archeologi, sulla sua datazione, la provenienza, il suo significato, le differenze con le “sorelle” alate e  non.

Le pagine di Roncalli sottolineano lo stupore di quanti, hanno sostato davanti a questa stupenda figura femminile con circa duemila anni alle spalle. Napoleone III, ospite a Brescia prima della battaglia di Solferino, nel giugno 1859, volle visitare il Museo Patrio e rimase molto colpito dalla bellezza della statua e chiese di poterne avere una copia, ora visibile presso il museo del Louvre. Grato per l’omaggio bresciano, l’imperatore donò alla città due monumentali vasi in porcellana di Sèvres, che riportano i ritratti ufficiali di Napoleone III e della consorte,  che oggi sono esposti nel Museo del Risorgimento della città. In seguito molti visitatori e studiosi vennero ad ammirare la statua, che ispirò numerose produzioni poetiche. Giosuè Carducci la cantò nel componimento Alla Vittoria, scritto nel 1877 e inserito nelle Odi barbare, mentre Gabriele D’Annunzio, profondamente affascinato dalla statua, la celebrò spesso nella sua opera e ne richiese allo scultore Renato Brozzi una copia (1934), ancora oggi esposta al Vittoriale di Gardone Riviera.

Ma altri nomi famosi ne hanno scritto: Antonio Rosmini, Franz Liszt, Nicolò Tommaseo, Henry James, Sigmund Freud, Anatole France, Max Picard, Manara Valgimigli. Così come si trovano nel libri i commenti di re e diplomatici europei, rivoluzionari e governanti. Il volume, infatti, insieme alla ricostruzione di questo Grand Tour con destinazione o tappa Brescia, riflette al contempo sull’evoluzione di una città, dove della “Vittoria Alata” ci si è appropriati in più modi:  “Mito caro alle istanze risorgimentali, elemento fondante dell’identità nazionale, emblema patriottico nel periodo bellico, sino alle distorsioni nella retorica del Ventennio. Il ruolo simbolico di una statua che persiste nel tempo: la dea tornata a vivere dal buio, poi a vincere e volare”.