Martedì d’avvento 2020: intervista a Renato Balduzzi

«Il messaggio di questi Martedì è che senza la consapevolezza del cambiamento dentro la Chiesa non sarà possibile un vero cambiamento neanche fuori dalla Chiesa»

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Articolo pubblicato sulle pagine del sito internet https://lavocealessandrina.it/ a firma di Andrea Antonuccio

Professor Balduzzi, che cosa succede ai nuovi Martedì d’Avvento?

«Succede che il primo Martedì, diversamente da quanto già annunciato, sarà… un giovedì! Questo perché lunedì 7 e martedì 8 dicembre ci saranno due ordinazione presbiterali (Santiago Ortiz e Domenico Dell’Omo, ndr), e noi ci spostiamo a giovedì 10. Ma solo per questa volta: il secondo Martedì rimarrà il 15 dicembre, come previsto. D’altronde, in un ciclo di incontri dedicati al “cambiamento”, anche un cambio di data ci sta (sorride). Ma il primo cambiamento è che gli incontri saranno in streaming, cioè su Internet (in fondo all’intervista troverete le modalità operative, ndr). E non in presenza all’Auditorium San Baudolino: adesso proprio non si può».

Parliamo del tema di questi Martedì: il cambiamento.

«È un po’ il “mantra” dall’inizio della pandemia. Credo che non si sia mai tanto parlato come in questo periodo di cambiamento di modello, di paradigma, di mentalità. Per la verità papa Francesco ci aveva da tempo esortato a renderci conto del vero e proprio cambiamento d’epoca intorno a noi. Questo lo hanno capito in molti, almeno a parole. Ma che cosa debba cambiare davvero, nel mondo e nella Chiesa, è il tema vero. E c’è una relazione tra i due cambiamenti: sarà difficile prendere sul serio il cambiamento d’epoca nel mondo se non vi sarà una corrispondente capacità di consapevolezza all’interno della Chiesa e nei singoli cristiani, che sono uno dei motori del cambiamento possibile».

Cominciamo allora dal primo incontro: giovedì 10 dicembre, alle ore 21, Ignazio Ingrao, giornalista Rai, interverrà su “Il cambiamento d’epoca e la Chiesa di papa Francesco”.

«Qualche volta siamo portati a pensare che lo “scossone” di papa Francesco finisca per farci perdere qualcosa della tradizione della Chiesa. Non riusciamo a comprendere che invece la vera tradizione cristiana è proprio il cambio di mentalità, la metànoia. Credo che Ignazio Ingrao, uno dei più attenti giovani osservatori della vita della Chiesa, possa essere la persona giusta per aiutarci a non avere timore del cambiamento».

Perché abbiamo così paura di cambiare?

«C’è una componente di comodità, o di interesse, nell’ambito di un proprio sistema di pensiero, anche cattolico. Ma forse c’è qualcosa di più profondo, e cioè l’idea che le nostre certezze consistano in un insieme di abitudini dottrinali, liturgiche e di comportamento. E, dunque, quando arriva qualcosa che modifica queste abitudini noi rischiamo di avvertire un’incertezza che mette a rischio le nostre convinzioni… ma questo non sembra corrispondere all’essenza del cristianesimo, che è la Croce: apparentemente un fallimento umano, che però dà la forza per avere speranza e per risorgere».

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