Mattarella ai giovani magistrati: “Il senso del servizio disinteressato all’istituzione non va mai smarrito”

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’incontro con i magistrati ordinari in tirocinio

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Benvenuti al Quirinale.

Ringrazio il Vice Presidente Giovanni Legnini e il Presidente della Scuola, prof. Gaetano Silvestri, per aver promosso questo incontro e per i loro interventi. Hanno posto in evidenza i significativi risultati dei percorsi formativi, tutt’ora in atto, diretti ai magistrati in tirocinio; sviluppati dal Comitato Direttivo della Scuola, con la consueta collaborazione del CSM e del Ministero della giustizia.

Sono lieto di proseguire nella tradizione, ormai consolidata, di incontrare i giovani magistrati prima dell’assunzione delle funzioni negli uffici di destinazione. La presenza del Ministro della giustizia, dei componenti del C.S.M. e del Comitato direttivo della Scuola superiore è il segno tangibile della rilevanza istituzionale di questo incontro, a cui attribuisco, come Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, particolare valore e significato.

La funzione che vi apprestate a svolgere sarà – oltre che di grande motivazione per la sua importanza – impegnativa di fronte alla complessità della realtà sociale nella quale sarete chiamati ad operare. Le molteplici istanze di tutela dei diritti avanzate nelle aule di giustizia rappresentano anche il segnale di una società in continua evoluzione, alla ricerca di risposte nuove e concrete, che devono trovare nell’applicazione della legge il loro fondamento e, al tempo stesso, il loro limite. È un compito fisiologico della magistratura quello di interpretare e applicare le norme alle esigenze che emergono nella società; esigenze che talvolta registrano ritardi nei tempi del legislatore. Ancor di più in questi casi, la magistratura dovrà operare avendo come sicuro riferimento i valori e i principi della Costituzione. Questa, per la felice sobrietà e duttilità delle sue norme, consente di orientare con efficacia le scelte riguardo alle condizioni nuove che, via via, si presentano.

Nell’attività di interpretazione del diritto e della sua applicazione al caso concreto, il sapere giuridico si rivela requisito indispensabile per l’esercizio della giurisdizione ma, al contempo, non sufficiente a garantire la puntualità e l’equilibrio delle decisioni che dovrete assumere. A quest’ultimo fine occorre sempre avere ben presenti la natura e i limiti della propria funzione, rispettando il delicato confine tra l’interpretazione della legge e la creazione arbitraria di una norma.

Si rivelano, allora, fondamentali le dimensioni “dell’ascolto”, del “dialogo” e del “confronto culturale” all’interno dell’ufficio giudiziario e, ancora di più, in tutte le occasioni di elaborazione e approfondimento che la magistratura ha, da tempo, promosso – costantemente – sia in ambito professionale sia in ambito associativo.

Il confronto con i colleghi di maggiore esperienza, e con gli stessi dirigenti, si traduce in un potenziamento dell’efficacia di ogni singolo provvedimento e dell’azione giudiziaria nel suo complesso. La vostra decisione risulterà più solida e credibile se avrà potuto giovarsi del dialogo e della collaborazione maturati all’interno dell’ufficio. Così come, per i colleghi più anziani, sarà prezioso l’apporto della vostra sensibilità e dei vostri studi.

Gli uditori, oggi magistrati in tirocinio, sono per definizione predisposti all’ascolto. È bene che questa propensione non si perda nel tempo in forza di una presunta autosufficienza del sapere e della conoscenza. Il costante dialogo con la realtà sociale e la disponibilità ad ascoltare evitano di correre questo rischio e vi saranno sempre di aiuto per decidere con lucidità ed equilibrio. In realtà, tutti i magistrati dovrebbero sentirsi sempre un po’ uditori, e, per il vero, questo vale per tutti coloro che svolgono pubbliche funzioni

Mi appaiono quanto mai efficaci queste parole di Jonathan Franzen: “per funzionare bene devi avere fiducia in te stesso e nelle tue abilità, ma per essere una persona onesta devi essere in grado di dubitare di te stesso, devi prendere in considerazione l’ipotesi di avere torto e devi avere comprensione per le persone le cui vite, le cui convinzioni e prospettive sono molto diverse dalle tue”.

Allo stesso modo il dibattito culturale all’interno della magistratura costituisce un necessario strumento per favorire l’interpretazione e l’applicabilità delle norme vigenti alla mutevole realtà sociale e, dunque, un utile mezzo per promuovere l’elaborazione di risposte legittime alle pressanti istanze di tutela giudiziaria. Non è certo la riduzione del dibattito culturale, attento e plurale, a poter rendere migliore la magistratura.

Va affermato, con chiarezza, che questo diritto ad associarsi liberamente costituisce condizione preziosa, da difendere contro ogni tentativo di indebita intromissione.

Occorre, naturalmente, evitare che l’aggregazione associativa, basata su autentiche opzioni culturali e valoriali, possa trasformarsi in corporativismo o – peggio ancora – in forme di indebita tutela, se non di ingiustificato favore, basate sul mero – mortificante – criterio di appartenenza.

La vostra qualificazione professionale è lo strumento che, per primo, vi legittima all’esercizio delle funzioni giurisdizionali; funzioni connotate da una grande responsabilità sociale; quest’ultima impone, anche, a garanzia dell’imparzialità, il serio rispetto della deontologia professionale e sobrietà nei comportamenti individuali.

La credibilità del vostro operato necessita anche che le decisioni assunte siano autorevoli e comprensibili. Ciò vuol dire, da un lato, non piegarsi né alle pressioni del processo mediatico né a quelle – a volte più insidiose – provenienti dagli orientamenti dalle comunità locali, non sempre consapevoli del quadro normativo generale di volta in volta in rilievo, di tutti i valori in questione e dei principi in bilanciamento. Dall’altro, vuol dire dar conto delle determinazioni prese soltanto attraverso la motivazione dei provvedimenti, in ossequio alla previsione costituzionale dell’art. 111. La magistratura, infatti, non deve rispondere alla pubblica opinione perché è soggetta soltanto alla legge.

Quel che è, invece, doverosa è la trasparenza del suo agire. Questa può essere assicurata da un’adeguata comunicazione istituzionale che risponde in modo equilibrato alle esigenze di informazione e conoscenza – legittima e doverosa – da parte della società. Come il C.S.M. ha recentemente affermato in un’importante delibera assunta proprio su questo tema, “La trasparenza e la comprensibilità dell’azione giudiziaria sono valori che discendono dal carattere democratico dell’ordinamento e sono correlati ai principi d’indipendenza e autonomia della magistratura nonché a una moderna concezione della responsabilità dei magistrati”. È, pertanto, auspicabile che si prosegua in questa direzione, utile ad evitare rischiose sovraesposizioni che rischiano, anche per una comunicazione spesso purtroppo frettolosa e superficiale, di minare il prestigio della funzione giudiziaria.

In questa prospettiva è fondamentale il ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura, che tutt’ora costituisce il presidio voluto dalla Costituzione a tutela dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura, non un privilegio bensì la garanzia che la difesa dei diritti non subisca alcun tipo di condizionamento.

La scelta dell’Assemblea costituente, all’esito di un dibattito particolarmente intenso, per un sistema di governo autonomo e non di autogoverno, si è rivelata sicuramente efficace. Ha, infatti, assicurato l’indipendenza degli organi preposti all’esercizio della funzione giudiziaria, sia giudicante che requirente, chiamando entrambe alla medesima responsabilità nell’esercizio della giurisdizione e alla stessa obiettività ed equidistanza, rispetto alle posizioni di parte, nella lettura della realtà e nell’interpretazione della norma. Al contempo, si è evitato che la magistratura si chiudesse in sé stessa, cadendo in un pericoloso isolamento istituzionale.

Le ragioni fondanti la struttura del governo autonomo mantengono piena attualità e ad esse deve guardarsi per il corretto esercizio delle funzioni consiliari. Componenti togati e componenti laici si distinguono soltanto per la loro “provenienza”, ma hanno le medesime responsabilità nella gestione della complessa attività loro affidata: questa va svolta nel rispetto di un’autentica logica democratica, che non può – per definizione – mai trasformarsi in una dittatura delle maggioranze.

Il carattere collegiale e plurale fra le varie componenti del C.S.M., quanto a fonti di investitura e a riferimenti culturali, va preservato perché dal confronto dialettico, autentico e maturo, prendono forma le migliori decisioni. È, però, importante che il pluralismo degli orientamenti non si trasformi mai in faziosità o nelle forme distorte del prendersi cura soltanto di corrispondere agli interessi della propria parte. Perciò non è utile sviluppare atteggiamenti finalizzati solo alla ricerca del consenso elettorale; occorre, invece, impegnarsi nella individuazione di soluzioni più adeguate alla complessità dei problemi da affrontare. In questo modo la pubblica funzione affidata per curare l’interesse generale non viene tradita per essere piegata a interessi di parte.

Accanto al pluralismo culturale, è bene che le istituzioni politiche tengano sempre conto che il mondo – e, in esso, l’ordine giudiziario – è composto da donne e da uomini, e non soltanto dal genere maschile. In questo senso desidero esprimere, più che un auspicio, un’esortazione particolarmente convinta.

Il senso del servizio disinteressato all’istituzione non va mai smarrito così come l’obiettivo di assicurare il rispetto della legalità che deve guidare l’amministrazione della giustizia e del governo autonomo, nella piena e serena consapevolezza che quello del magistrato non è un “mestiere” e che, pertanto, richiede particolari qualità umane, professionali e deontologiche.

La funzione che siete chiamati a esercitare è più complessa di un tempo, anche per la pluralità delle fonti normative con le quali vi dovrete confrontare e per il rilievo sempre maggiore che, nell’ordinamento giuridico dell’Unione europea, assumono le pronunzie delle Corti europee. L’interlocuzione della giurisdizione italiana con la Corte di giustizia dell’Unione europea e con la Corte europea dei diritti dell’uomo è fondamentale e deve continuare ad essere promossa. La prospettiva non più solo nazionale, nella quale il magistrato si muove, è, infatti, strumentale a una più efficace tutela dei diritti, che si realizza mantenendosi saldi nella propria tradizione giuridica, interpretata ed arricchita dal confronto europeo. La recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 28 giugno 2018, attinente al regime della confisca urbanistica nel caso di prescrizione del reato, e quella della Corte di giustizia dell’Unione Europea del 5 dicembre 2017, in tema di regime della prescrizione penale, rappresentano la concreta testimonianza di come il “dialogo” tra le Corti favorisca l’individuazione di soluzioni coerenti con i nostri valori costituzionali, dei quali va ribadita l’attualità e la centralità.

Questo, per voi, è un giorno pieno di grandi speranze e io sono lieto di manifestare vicinanza nei vostri confronti, poiché la funzione che vi apprestate ad assumere, come giudici o magistrati dell’ufficio del pubblico ministero, costituisce una struttura portante del nostro Stato di diritto.

Ad essa guardano con fiducia i nostri concittadini per la tutela delle loro posizioni giuridiche

Auguro a tutti voi di corrispondere appieno a questa fiducia, di conservare lo slancio ideale e la motivazione che vi hanno consentito di superare il concorso, arricchendoli del senso della misura e della passione e della tenacia che vi saranno necessari per affrontare le non poche difficoltà che potrete incontrare, l’impegno del prendere conoscenza e comprendere le fattispecie, la fatica del decidere. Ma avendo sempre ben presente anche il fascino del compito che la Repubblica vi affida.

Buon lavoro!