Merton, Dorothy Day e il giovane Bruce

L’incontro del 1967 nella redazione di «America»

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Articolo che appare nell’edizione odierna dell’Osservatore Romano a firma di  Lorenzo Fazzini

Metti un giorno qualunque nella sala d’ingresso di una rivista cattolica di vaglia, a New York. Metti che due contributor della suddetta rivista stiano seduti lì aspettando che i loro articoli vengano lavorati dalla redazione. Metti che un giovane rockettaro (siamo nel 1967) entri per caso in quell’ufficio. E intavoli con i due suddetti astanti una qualche conversazione (in apparenza leggera) sulla musica, la letteratura e la religione, a suon di battute e allusioni.

Beh, metti. Mettiamo allora i nomi a questi soggetti: la rivista è «America», il ben noto settimanale dei gesuiti statunitensi. Uno dei due contributor è Thomas Merton, il celebre monaco trappista autore de La montagna dalle sette balze, autentico bestseller del Novecento. L’altra persona risponde al nome di Dorothy Day, l’attivista sociale fondatrice del movimento Catholic Yorker, di cui Papa Francesco, nel suo discorso al Congresso americano, lodò «l’instancabile lavoro» in favore della giustizia e della causa degli oppressi (nella stessa occasione aveva lodato Merton come «uno straordinario americano»). Forse qualcuno avrà quindi indovinato il nome del rockettaro in questione, che non può che essere Bruce Springsteen, a quell’epoca nemmeno diciottenne.

Nell’anniversario di quel fortuito incontro — Springsteen era entrato nell’America House semplicemente per cercare una toilette, era il 1° aprile — la rivista «America» ha rispolverato un resoconto inedito di quel fatto così singolare che vide radunati nello stesso luogo il più famoso scrittore cattolico, la più celebre attivista cattolica, il più noto cantante di radici cattoliche che gli Stati Uniti possano vantare.

E che cosa si saranno mai detti quei tre? Joseph Hoover, responsabile della sezione poesia della rivista, ha rintracciato il racconto che di quel frangente fece Chad Mitchum, allora novizio gesuita, testimone oculare di quel provvidenziale incontro a tre.

Così si racconta che Springsteen chiede a Day (quest’ultima stava aspettando l’ok a un suo articolo sulla proliferazione delle armi nucleari) cosa stesse leggendo. Scoperto che la donna era immersa in Il potere e la gloria di Graham Green, lodò il romanzo dello scrittore (cattolico pure lui).

Poi quello che in futuro sarà chiamato The Boss invita la donna a leggere Flannery O’Connor: «Io penso che e la vecchia Flannery ed io abbiamo alcune cose in comune». «Siete entrambi cattolici?» chiede Day. «No, non sono cattolico. Cioè, lo sono stato…» ammette il giovane rockettaro. Di qui la profezia della più matura Day: «Lo sei stato? È una cosa che non ti abbandonerà mai! È come la polvere dell’Oklahoma che passa attraverso la cornice di una finestra fino ad arrivare a ogni canzone che tu scriverai, te lo garantisco!». Affermazione che in molti studiosi — due nomi, Antonio Spadaro e più recentemente Luca Miele, che ha dedicato a Springsteen diverse pagine del suo Il vangelo secondo il rock — hanno ampiamente dimostrato, rintracciando la continua fonte biblica dei testi spreengstiniani.

Al che, provocatoriamente, Springsteen rispose: «Me ne sono andato dalla chiesa quando ero giovane, per entrare nella chiesa del rock’n’roll». Intromettendosi nella conversazione, Merton apostrofò il giovane con un secco: «Te ne sei andato per quei quattro che predicano la libertà del rock’n’roll», riferendosi implicitamente ai Beatles, il quartetto di Liverpool che furoreggiava all’epoca tra i giovani, di qui e di là dell’Atlantico. Il giovane Bruce ha subito la risposta ironica pronta: «Chi pensi che stia cercando di fare, un Simon e Garfunkel qualunque?», riferendosi al ben noto duo musicale che in quegli anni andava forte.

La conclusione dell’episodio spetta a Day e resta fulminante. Mentre Springsteen se ne va alla toilette, l’attivista si rivolge a Merton: «Mi piace quel ragazzo. Potrei vedermi anche andare a uno dei suoi concerti un giorno. Ecco, artisti cattolici ovunque. Chi lo sa?».