Midterm: i democratici strappano la Camera, il Senato resta ai repubblicani

I democratici riconquistano dopo 8 anni la maggioranza alla Camera, i repubblicani la mantengono di stretta misura al Senato

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Alle elezioni di metà mandato statunitensi i Democratici hanno riconquistato la maggioranza alla Camera con un margine molto ampio, mentre i Repubblicani l’hanno consolidata al Senato.

Ma Trump non sembra farne un dramma: «Nessun bagno di sangue», aveva detto già durante la lunga giornata elettorale passata trincerato alla Casa Bianca, quando con i suoi più stretti collaboratori, nell’improvvisata war room, aveva subodorato la parziale sconfitta.

Certo quello dei democratici non è stato lo tsunami previsto, ma l’onda blu, almeno alla Camera, c’è stata ed ha travolto tutti e 23 i seggi che dovevano essere strappati ai repubblicani. Mentre non ce l’hanno fatta a imporsi nelle sfide chiave per il Senato, in Texas e in Florida.

Nel primo caso Beto O’Rourke astro nascente del partito, ha sfiorato l’impresa ma ha dovuto cedere il passo a Ted Cruz, perdendo al fotofinish e Andrew Gillum, che poteva diventare il primo governatore afroamericano della Florida è stato sconfitto dal falco Ron DeSantis.

Diverso il discorso per la camera che ha mostrato, oltre ad una vittoria netta dei Dem, anche tantissime new entry che faranno la storia: a New York Alexandra Ocasio-Cortez con i suoi 29 anni diventa la più giovane a entrare in Congresso, Rashida Tlaib in Michigan e Ilhan Omar in Minnesota diventano le prime deputate musulmane, Sharice Davids in Kansas la prima nativa americana e Jared Polis in Colorado il primo governatore apertamente gay.

Resta, ora, da valutare l’effetto di questi risultati sulla presidenza di Donald Trump.

Infatti nel sistema politico statunitense, perché una legge venga approvata deve essere votata nella stessa forma da Camera e Senato.
Questo vuol dire che per i prossimi due anni Trump sarà costretto a convincere la camera su ogni provvedimento o a modificare la sua agenda legislativa.