Minnetti: la fraternità non è equidistanza

Dal volontariato all’impegno politico, dentro le fratture culturali e politiche del nostro tempo. A partire dalla questione migranti. Dialogo col presidente di Mppu Italia

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Articolo già pubblicato da Città Nuova a firma di Carlo Cefaloni

È stato uno tra i sindaci più giovani in Italia, la politica ce l’ha nel sangue, come si dice. Abita nelle Marche, una delle regioni operose che non fanno notizia, tranne quando esplodono, come con i fatti di cronaca di Macerata del febbraio del 2018, le contraddizioni presenti nella pancia del Paese.

Su cittanuova.it si trovano i suoi densi contributi mensili di cultura politica ed economica. Parliamo di Silvio Minnetti, rieletto a inizio gennaio per un triennio alla presidenza italiana del Movimento politico per l’unità e cioè di un percorso originale generato dal Movimento dei Focolari ma da questi distinto. Non è un partito, né il braccio politico di una realtà ecclesiale e neanche un ambito ristretto ai credenti. Non controlla voti o cura interessi, ma cerca solo di promuovere e sostenere la fraternità dentro la vita sociale delle città e delle nazioni. Praticamente appare come un forte segno di contraddizione dentro le divisioni politiche che attraversano anche le comunità cristiane.

Come è organizzato il movimento a livello nazionale?
Esiste un nuovo centro nazionale, composto da 9 persone, appena rieletto attraverso un processo partecipativo dal basso, a livello regionale. In tale gruppo sono rappresentate più sensibilità politiche, oltre a persone di diversa età e provenienza geografica. Praticamente ha una funzione di servizio al bene comune dell’Italia, mirando a garantire l’unità nella diversità, nei diversi contesti dove siamo presenti. Dalla dimensione locale a quella nazionale ed europea.

Che significa in concreto? Essere per la fraternità vuol dire non prendere mai posizione?
Teniamo presente che il Movimento politico per l’unità nasce dall’ideale di Chiara Lubich di promuovere l’amore scambievole tra i popoli, introducendo una luce nel buio del ‘900. Dal carisma dell’unità – che guarda l’agire politico come “l’amore degli amori” e sollecita tutti a spendersi per l’umanità –, nasce un laboratorio internazionale di innovazione politica. Essere per la fraternità universale significa «promuovere e difendere i valori fondanti della persona e dei popoli, privilegiando i più deboli, attuando politicamente la fraternità universale, su percorsi di giustizia e di libertà». (Charta internazionale Mppu). Non si può essere pertanto coerenti con i nostri valori fondanti senza prendere posizione. Ovviamente, non essendo un partito, ma un movimento trasversale ricco di tutte le sensibilità politiche, in modo plurale, poliedrico, sempre argomentato e costruttivo.

Cosa significa essere Mppu oggi in Italia?
Vuol dire stare dentro una grave frattura tra ceti popolari ed élite, tra partiti di sistema e forze anti establishment al governo. Insomma, tentare di “conciliare l’inconciliabile”. Tuttavia, siamo presenti in Parlamento nel rapporto con deputati e senatori di diversa estrazione, per cercare di ragionare sulla crisi della democrazia rappresentativa, da integrare con quella partecipativa e diretta. Cerchiamo di aprire spazi di dialogo tra maggioranza e opposizione su provvedimenti divisivi come il decreto sicurezza e ora il reddito di cittadinanza. Il nostro focus si sposta però verso le città, luogo di co-governance e di esperienze di democrazia partecipativa e deliberativa. Dal basso può sorgere, infatti, un forum civico permanente per portare molte persone dal volontariato all’impegno politico entro 4 o 10 anni, per rinnovare la politica in Italia.

Come state affrontando la questione “migranti”?
Abbiamo affrontato la questione con due laboratori parlamentari di ascolto reciproco e condivisione tra esponenti di maggioranza, di opposizione ed esperti del settore. In particolare sul decreto sicurezza abbiamo registrato posizioni inconciliabili, soprattutto sulla protezione umanitaria e sul mantenimento degli Sprar, esempio positivo di accoglienza che si trasforma in integrazione per piccoli gruppi a differenza dei Cara. Abbiamo favorito il dialogo tra il presidente del consiglio Conte e l’Anci sulla questione degli ostacoli alla residenza dei migranti. Un nostro ultimo documento, pubblicato nel sito Mppu Italia, ha fornito una lettura complessiva del fenomeno cercando di indicare una soluzione europea per la ripartizione dei migranti e per aiuti allo sviluppo in Africa. I nostri principi evangelici di fraternità universale a difesa dei deboli ci portano a condannare un continuo braccio di ferro tra Ue e autorità italiane rispetto alla sbarco di esseri umani che fuggono da guerre, violenze e povertà, trattenute per settimane sulle navi che le hanno salvate. Serve prevenire la partenza che mette a rischio la vita dei migranti, tutelando sempre i loro diritti fondamentali. Occorre aprire corridoi umanitari e promuovere flussi regolari di immigrazione governata. Ma, poi, serve un meccanismo automatico di ripartizione tra Paesi UE, nessuno escluso.