Mosca ritorna ai tempi sovietici (AsiaNews)

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Il Parlamento russo adotta norme stringenti sulla libertà di espressione: si vogliono colpire gli “agenti stranieri”. Sarebbe un ritorno ai tempi di Stalin e Breznev. Nell’Unione Sovietica di Gorbačëv vi era più libertà che nella Russia di oggi.

Vladimir Rozanskij

La Duma nazionale ha approvato un nuovo progetto di legge che riporta la libertà di espressione al concetto di “libertà di manifestazione” dei tempi sovietici. Un gruppo di deputati e senatori, Andrej Klimov, Vasilij Piskarev, Andrei Lugovoj, Maria Butina, Rosa Čemeris e Andrej Alševskikh, considerati “la crema del Parlamento”, hanno proposto di “perfezionare la regolazione dello stato di agente straniero”.

Nel progetto si prevede il divieto agli “inoagenty” di svolgere qualunque tipo di attività educativa o formativa, di pubblicare contenuti per l’infanzia, di lavorare nelle istituzioni statali e regionali della pubblica istruzione e una serie di altri divieti. E soprattutto, per evitare qualunque forma di contaminazione, l’assoluto divieto di qualunque forma di pubblica manifestazione.

Sarà proibito alle persone iscritte alla “lista nera”, in cui ormai finiscono tutti coloro che rivolgono critiche al governo, all’esercito e alla politica statale, organizzare riunioni pubbliche, manifestazioni di strada, cortei e riunioni presso gli edifici delle stazioni e delle fermate degli autobus, degli aeroporti, degli edifici e dei territori legati alle istituzioni educative, a quelle sanitarie e di assistenza sociale, agli edifici di culto e di ogni organizzazione religiosa. E come ciliegina sulla torta, sarà proibito radunarsi presso gli edifici degli organi della pubblica amministrazione e nei territori contigui a essi: in pratica ovunque.

Ai cittadini sarà quindi impedito manifestare qualunque forma di dissenso davanti ai palazzi del potere, del Parlamento e del governo, dove si prendono le decisioni che suscitano spesso lo scontento della popolazione, e dove si vorrebbe esprimere il proprio dissenso, mentre si potrà farlo soltanto nel profondo dei boschi. E pensare che la Corte costituzionale russa aveva stabilito nel 2019 che “non si possono innalzare barriere insormontabili per la soddisfazione del diritto dei cittadini alla libertà di riunione pacifica presso gli organi della pubblica amministrazione”, in una sentenza che riguardava la repubblica di Komi nel nord della Russia europea.

La stessa Corte si è pronunciata anche nel 2020, ricordando che arrecare disagi ai cittadini che non intendono partecipare a esse “non può costituire obiezione per negare il diritto ad azioni pacifiche di espressione della propria volontà”. Secondo la Consulta gli organi del potere “sono tenuti a prendere tutte le misure a loro affidate per garantire la possibilità di organizzare manifestazioni in luoghi concordati, senza cercare di trovare in ogni occasione delle cause che giustifichino l’impossibilità di realizzare il diritto a organizzare riunioni pubbliche nei formati previsti dalla legge”.

 

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