Nel‌ ‌XX‌ ‌Rapporto‌ ‌INPS‌ ‌i‌ ‌dati‌ ‌della‌ ‌eccezionale‌ ‌risposta‌ ‌ del‌ ‌welfare‌ ‌alla‌ ‌crisi‌ ‌pandemica‌

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I segnali di ripresa, ha detto il Presidente Pasquale Tridico nella sua relazione di ieri a Palazzo Montecitorio, sono incoraggianti e robusti. Occorre trasformarli in elementi strutturali di crescita e di vero rilancio, specialmente con politiche inclusive. Di seguito uno stralcio della relazione.

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Il XX Rapporto Annuale dell’Inps copre nella sua interezza il 2020, un anno eccezionale sotto molti aspetti, che ci consegna importanti lezioni per il futuro. La memoria di questi mesi di grande difficoltà è da un lato dolorosa ma dall’altro motivo di orgoglio perché permette di ricordare il contributo delle Istituzioni e dei singoli che hanno servito con grande responsabilità la nostra Repubblica e i suoi cittadini. Lo stesso operato dell’Inps, il suo impegno per erogare correttamente sostegni a milioni di nuovi utenti nell’emergenza pandemica, insieme ai cambiamenti messi in atto per attivare prestazioni molto diverse, in modo massivo e innovativo, ha generato un profilo in parte nuovo per questo Istituto al servizio del Paese.

Lo shock pandemico, pur avendo colpito simultaneamente tutti i sistemi economici nazionali e tutti i settori, dal punto di vista degli impatti sull’economia reale ha avuto esiti molto differenziati, dato che vari attori hanno beneficiato di diversi gradi di protezione rispetto allo shock stesso. I paesi europei hanno cercato di fornire sostegno alla platea più ampia possibile dei cittadini colpiti dalla perdita di reddito e/o di occupazione. Senza esitazioni hanno deciso e permesso di ampliare in modo straordinario le risorse a debito, in nome di uno scopo comune. È stato anche un anno di innovazioni in materia di welfare a livello continentale.

Ciò nonostante, in un sistema di welfare di tipo categoriale qual è quello che ha caratterizzato il nostro paese nel secolo scorso e che per alcuni versi ancora permane nella casistica applicativa, l’impatto della pandemia ha effetti differenziati sui lavoratori, proprio in relazione alle diverse coperture assicurative. Gli strumenti di sostegno al reddito, il Reddito di cittadinanza (fortunatamente introdotto prima della fase pandemica, e rafforzato nella sua copertura dall’introduzione temporanea del Reddito di Emergenza), l’indennità di disoccupazione (NASpI) e la Cassa Integrazione in deroga (introdotta in contemporanea con il decreto di chiusura dei settori produttivi non essenziali) hanno rappresentato una tutela contro il peggioramento delle condizioni di povertà e deprivazione nel periodo della crisi.

Il ruolo dell’INPS durante la fase emergenziale è stato fondamentale per l’attuazione dei provvedimenti emanati dal Legislatore per attenuare gli effetti economici e sociali della pandemia. Gli inter- venti messi in atto dall’Istituto per emergenza Covid hanno raggiunto oltre 15 milioni di beneficiari pari a circa 20 milioni di individui, per una spesa complessiva pari a 44,5 miliardi di euro.

In particolare, ad oggi tramite l’Istituto hanno ricevuto misure per emergenza Covid: 

  • 4 milioni e 300mila lavoratori autonomi, professionisti,                stagionali, agricoli, lavoratori del turismo e dello spettacolo;
  • 6 milioni e 700mila lavoratori dipendenti beneficiari delle integrazioni salariali, che hanno ricevuto in totale oltre 32,7 milioni di pagamenti di indennità, per una spesa complessiva di 23,8 miliardi di euro;
  • 210mila disoccupati che hanno fruito del prolungamento del trattamento di disoccupazione (NASpI);
  • 515mila nuclei familiari ai quali è stata assicurata l’estensione dei congedi dal lavoro per favorire la conciliazione dell’attività lavorativa con le esigenze familiari e di cura;
  • 850mila nuclei familiari che hanno fruito del bonus baby-sitting;
  • 722mila famiglie con gravi difficoltà economiche alle quali è stato erogato il Reddito emergenziale (REm);
  •  216mila bonus per lavoratori domestici;
  • 1 milione e 800mila nuclei familiari (circa 3,7 milioni di individui) che hanno beneficiato del Reddito di cittadinanza o della Pensione di cittadinanza, che, nel corso della pandemia, ha costituito un potente strumento di sostegno del reddito nei confronti delle fasce più bisognose della popo- lazione e, al contempo, ha contribuito a ridurre il rischio di tensioni sociali.

Per far fronte alle esigenze della popolazione italiana in un contesto di emergenza economica e sociale di portata straordinaria, l’Istituto ha adottato interventi organizzativi e di sviluppo dei processi digitali che hanno determinato nel 2020 un incremento della produttività o produzione lorda totale (l’output reso omogeneo sulla base di tempi standard di lavorazione) pari a +12,5% sul 2019, con picchi di +108,0% per la produzione riferita agli ammortizzatori sociali.

Sul piano contabile, la maggior parte della spesa per prestazioni Covid-19 dell’Inps è stata finan- ziata con stanziamenti a carico della fiscalità generale, una parte importante è rimasta tuttavia a carico del bilancio dell’Istituto. In particolare, la Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, il Fondo di integrazione salariale e gli altri Fondi di solidarietà di settore hanno finanziato interventi di integrazione salariale per una spesa complessiva pari, nel 2020, a 7,3 miliardi di euro. Inoltre, soprattutto per effetto del crollo dei contratti stagionali e a tempo determinato registrato nel 2020, le entrate contributive dell’Istituto si sono ridotte, rispetto al 2019, di 11 miliardi di euro.

L’aumento della spesa per integrazioni salariali e la contrazione delle entrate contributive hanno determinato un peggioramento del risultato finanziario di competenza dell’Istituto, che è passato da +6,6 miliardi di euro del 2019 (il miglior risultato degli ultimi 11 anni) a –7,1 miliardi di euro del 2020.

Nei primi cinque mesi dell’anno in corso registriamo tuttavia importanti segnali di ripresa del tessuto produttivo. Infatti, al 31 maggio 2021, le entrate contributive riferite a tutto il settore privato (aziende, lavoratori autonomi, liberi professionisti e lavoratori domestici) sono aumentate di 4,5 miliardi di euro, con un incremento sul 2020 di oltre nove punti percentuali. Siamo confidenti che, nel corso dell’anno, la sostenuta ripresa economica in atto riporti le entrate contributive dell’Inps ai livelli del 2019, consentendoci di superare in un solo anno gli effetti finanziari negativi della pandemia.

Il rapporto documenta e analizza la difficile fase del 2020, in cui l’improvvisa caduta di produzione e di occupazione ha attivato diverse risposte da parte del legislatore. Queste hanno attutito l’impatto della crisi, ma con efficacia differenziata. Elemento, quest’ultimo, che pone ulteriori riflessioni sulle lezioni apprese. L’allargamento degli ambiti di intervento dell’Istituto in tale straordinario periodo non impedisce però di continuare a mantenere alta l’attenzione sulla principale area delle proprie attività, quella delle prestazioni pensionistiche, soprattutto in questa fase di progressiva transizione dal regime retributivo a quello contributivo. Anche in questo caso, uno dei temi trasversali che ci fa da guida è quello dell’equità: tra generazioni e all’intero di ciascuna generazione.

In questa mia relazione annuale ritengo opportuno concentrare le mie considerazioni intorno a cinque principali aspetti:

  1. a) caduta occupazionale, nuove professioni e riforma degli ammortizzatori sociali;
  2. b) povertà e reddito minimo;
  3. c) denatalità e assegno unico;
  4. d) spesa pensionistica e bisogno di flessibilità in uscita;
  5. e) innovazione e rilancio dell’Inps.

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https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/AllegatiNews/Relazione_Annuale_2021.pdf