No agli slogan, adesso le culture politiche

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La fase che si è aperta dopo il voto del 4 marzo ha cambiato in profondità gli stessi equilibri politici del nostro paese. E’ inutile negarlo. Con il nuovo Governo pentaleghista sono saltati anche i tradizionali riferimenti politici. Basti pensare che si è aperto un dibattito sui grandi grandi organi di informazione sulla opportunità, o meno, di proseguire il confronto tradizionale tra la destra e la sinistra. E questo per un motivo molto semplice.

E cioè, il tradizionale serbatoio elettorale della sinistra e’, di fatto, rappresentato da partiti e movimenti che o sono alternativi alla sinistra tradizionale o rivendicano addirittura l’estraneità se non il superamento della coppia ideologica simbolica del novecento. La Lega da un lato e il movimento 5 stelle dall’altro sono, oggi, i partiti che raccolgono la stragrande maggioranza del consenso che storicamente si è riconosciuto nei partiti della sinistra post comunista.

Ora, per cercare di arginare questa deriva e per mettere in piedi una alternativa politica alla nuova destra post ideologica – operazione peraltro legittima e del tutto fondata – si ricorre ad un vecchio armamentario del tutto fuori luogo. E che sta tra il ridicolo e il grottesco, per non dire nell’ipocrisia. E il dibattito nel Pd, al riguardo, e’ emblematico. Si ritorna a parlare, guarda caso, di centralità delle primarie, di avviare l’eterna fase costituente, di ridicolo ricambio della classe dirigente, di ripartenza progettuale e della eterna discontinuità. Il bello è che a parlarne sono gli stessi che hanno contribuito in modo decisivo e determinante a far deragliare il treno. Queste baggianate sono, giustamente, respinte e ridicolizzate dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani e, forse, dagli stessi elettori del Pd perche’ queste prediche vengono avanzate da tutti coloro che poi puntualmente si candidano a guidare il nuovo ed eterno processo costituente. Un nome di tutti? L’ex sindaco di Torino Fassino, sconfitto seccamente nella sua città appena 2 anni fa, da circa 40 anni protagonista di punta della politica italiana, ritornato parlamentare dopo 6 mandati e pronto, credo, a ricostruire e a rifondare il Pd.

Ovviamente in nome della discontinuità, del rinnovamento e del cambiamento generazionale. Si potrebbero fare molti altri esempi per evidenziare un semplice elemento: l’alternativa politica e culturale alla destra , oggi, e soprattutto dopo il voto del 4 marzo, non passa più attraverso questo teatrino. Serve altro. E l’altro e’ rappresentato oggi dal ritorno delle identità politiche, culturali, etiche e progettuali. Anche perché è tramontata definitivamente la cosiddetta “mescolanza”, ovvero la presenza “plurale” nei partiti e dei partiti. Archiviata la pluralità all’interno dei partiti – di qui il tramonto e la crisi profonda del Partito democratico e, per altre motivazioni simili, della stessa Forza Italia – e’ persin scontato che si può ricreare una alternativa, e una speranza, al blocco pentaleghista solo se si sarà in grado di riscoprire quelle culture politiche – seppur aggiornandole – in grado di elaborare una ricetta autenticamente democratica, riformista e costituzionale. E l’esempio più calzante, al riguardo, riguarda anche l’area cattolico democratica e popolare.

Non è solo il cardinal Bassetti a denunciare l’attuale irrilevanza politica e culturale del cattolicesimo politico italiano. Sono anche gli osservatori, i commentatori e gli opinionisti dei grandi organi di informazione che oggi denunciano, giustamente, la marginalità di questa tradizione culturale e che ne richiamano a gran voce il ritorno per ridare qualità alla democrazia, autorevolezza alle istituzioni ed efficacia alle uniche ed indispensabili misure economiche e sociali. Ecco perché si apre una fase politica del tutto nuova ed inedita per il nostro paese.

Una fase che, però, deve fare piazza pulita delle baggianate e delle ipocrisie che si continuano a far circolare in rete e negli organi di informazione. Il vecchio armamentario lessicale degli slogan e del sostanziale gattopardismo devono essere archiviati. Occorre far scendere definitivamente in campo le culture politiche costituzionali. E l’area cattolico democratica, cattolico popolare e cattolico sociale finalmente ha cominciato a battere un colpo.