No Brexit

La Brexit: il fenomeno di ritorno alla separazione rispetto al continente, segnava quel cammino che, tra l’altro, si scopre anche in altri Paesi europei, Italia inclusa.

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La globalizzazione ha offerto molte opportunità dalla fine degli anni ottanta, esprimendosi al massimo a cavallo tra i due millenni, sembrando, per l’appunto, che il primo decennio del 2000 cedesse al secondo una via preferenziale per battezzare il terzo millennio. E, difatti, così è stato. I primi dieci anni è stata una galoppata verso questo traguardo. Ma, come sempre, agli effetti immaginati sono anche seguiti risvolti inediti. La massiccia presenza di mezzi di comunicazione veloci e articolati in ogni angolo di mondo, unito alla celerità con la quale le merci sfrecciavano da un continente all’altro e, senza mai comprendere fino in fondo, la quantità smisurata di finanza che attraversava i diversi oceani, tutti questi fenomeni hanno via via ristretto sempre più il nostro pianeta.

Nessuno non avrebbe mai ipotizzato che in parallelo, per cause non sempre immediatamente comprensibili, si presentassero anche condizioni del tutto deleterie. Mi riferisco allo scoppio di bolle finanziarie negli Stati Uniti e la conseguente ripercussione negativa in tutti i Paesi ricchi del mondo. Quella crisi ha un po’ annebbiato il processo positivo della globalizzazione facendo emergere il lato oscuro che, dal 2008 a oggi, sembra ancora contaminarci. Quella crisi ha svelato intendimenti del tutto imprevisti: un rapido ritorno a una sorta di confinamento nazionalistico, quello che, oggi, viene configurato con il concetto di “sovranismo”.

Questa premessa, per capire che cosa stia accadendo nella vecchia Gran Bretagna. La Brexit: il fenomeno di ritorno alla separazione rispetto al continente, segnava quel cammino che, tra l’altro, si scopre anche in altri Paesi europei, Italia inclusa. Solo che la Gran Bretagna, per fatti geografici, è facilitata nel seguire questo indirizzo. Il referendum di alcuni anni fa, ancorché per un margine ridotto, ha sentenziato il divorzio dalla Unione Europea.
Gli inglesi, però, non avevano capito a fondo che cosa ciò potesse comportare o almeno la maggioranza di essi, perché, i Londinesi, massicciamente, avevano votato contro il referendum. Il ridicolo balletto del governo Inglese, circa il che cosa fare, quando uscire e secondo quali modalità, ha messo in luce la debolezza dei conservatori ancora convinti della bontà di quel testo.

Ma, proprio ieri, Londra, la grande capitale ha messo in mostra la vasta e profonda preoccupazione che oggi vivono gli Inglesi; più di un milione di manifestanti, preoccupatissimi, per quanto possa loro capitare, hanno gridato a più non posso, la necessità di consentire al popolo una nuova consultazione referendaria.Che cosa capiterà adesso è un po’ difficile capire, ma dai conti immediati e da una economia veloce, a tutti è dato sapere che il rischio di quel Paese, nel caso in cui si staccasse dalla madre Europa, potrebbe essere pagato a caro prezzo.

Il vantaggio di tutti i Paesi Europei, anche quelli vinti da un intenso desiderio sovranista, è quello di trovarsi incollati gli uni agli altri dal suolo di questa vecchia terra del tramonto che li tiene, nonostante tutto, ancora tutti quanti abbracciati strettamente.