Non è Stoltenberg che può dettare la linea della Nato.

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La Nato consideri di più i risvolti socioeconomici in Europa della guerra. Criticare la strategia di afghanizzazione dell’Ucraina, non solo è legittimo ma significa aiutarla a non compiere errori che potrebbero mettere a rischio, e pure in un tempo non remoto, la tenuta sistemica dell’Europa. La via è quella indicata da Papa Francesco, far tacere le armi.

 

Giuseppe Davicino

 

Anche se il segretario del Pd Enrico Letta trova ignominioso parlare di guerra per procura in Ucraina, il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg continua a fare dichiarazioni che sembrerebbero non solo confermarlo ma addirittura, come ha osservato Pierluigi Castagnetti, a inserirsi su aspetti su cui non ha titolo, come la valutazione del futuro della Crimea, che spetta non a lui ma all’Ucraina decidere.

 

Forse più ancora delle dichiarazioni, fa riflettere il curriculum di Stoltenberg Un curriculum che appare rivelativo di chi stia gestendo l’Occidente: ex direttore generale Gavi, l’alleanza mondiale di Bill Gates sui vaccini, ora Nato e al termine della scadenza che è stata prorogata, già designato governatore della banca centrale della Norvegia. Uno schema di porte girevoli dove sanità, guerra e economia paiono innanzitutto faccende private gestite per raggiungere obiettivi che solo si può sperare siano volti sempre al bene comune. Per questo la situazione risulta molto delicata e si fatica tuttora a capire come da parte “occidentale” possa lasciare spazio a soluzioni diplomatiche.

 

Resterà da vedere, anche se temo lo potremmo vedere assai presto, se il piano di afghanizzazione dell’Ucraina del segretario generale della Nato possa esplicarsi nel corso di decenni. In questa sua previsione non si considera l’effetto dello tsunami inflattivo da sanzioni e da interruzione della catena globale degli approvvigionamenti che sta per abbattersi sull’Europa.

 

Perché in ultima analisi, mentre la forza economica del “nuovo mondo” si basa sull’economia reale (hanno le “cose”, le materie prime, la demografia, la tecnologia, costituiscono oltre l’80% del mondo), la forza dei Signori dell’Occidente è il larga parte virtuale, si basa su una montagna di debito, parte del quale hanno deciso di riversare sui cittadini attraverso l’inflazione che va ad erodere la ricchezza reale della gente.

 

Ma se i cittadini europei si dovessero impoverire troppo e all’improvviso, il gioco potrebbe non riuscire, creando una situazione socioeconomica molto instabile, mentre per il resto del mondo non sarebbe un problema perché compenserebbero in gran parte l’inflazione con alti tassi di crescita, o perlomeno di non recessione. E vi è ormai un sistema di valute indipendenti dal Dollaro, di fatto ancorate all’oro e ad alcune materie prime, che attutirebbe fuori dall’Occidente gli effetti di una nuova crisi finanziaria globale. La stagflazione sarebbe, come già è, tutta per l’Europa.

 

E dunque, alla fine credo occorrerà interrogarsi, con lo spirito di una discussione franca fra alleati (come avvenne a proposito dell’invasione dell’Iraq, dove la storia poi dimostrò la validità della posizione italiana) su  quanto ci conviene proseguire per il persorso tracciato, forse con eccessiva sicurezza, dalla Nato con il rischio di trovarsi presto in una situazione senza possibili vie d’uscita che non contemplino il ricorso alla forza.

 

Sappiamo che esiste un’alternativa, che è quella che può risparmiare ulteriori tragedie. La indica Papa Francesco, la persegue con autorevolezza e realismo il presidente del consiglio, la vuole la ragione: è quella di mettere un limite al conflitto, far tacere le armi e riportare lo scontro e le opposte rivendicazioni inerenti l’Ucraina, i problemi irrisolti di governance mondiale su un piano diplomatico.