NON ESISTE LA “QUESTIONE CATTOLICA” MA IL RUOLO DEI CATTOLICI.

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Una fase storica è alle nostre spalle. Da tempo la “questione cattolica” non ha più la sua vecchia ragion d’essere. Oggi siamo in un altro tempo, con nuove condizioni. Non più la presenza di partiti identitari, non più “cattolici professionisti”, non più rappresentanza esclusiva dei valori cattolici e cristiani in un solo partito ma, al contrario, la capacità e la volontà di singoli esponenti o di “correnti” organizzate nei vari partiti di farsi ancora carico, laicamente, di questa nobile e attualissima tradizione politica, culturale ed etica.

 

No, non esiste più una “questione cattolica” nella politica italiana. E non esiste più per tre questioni sostanziali.

Innanzitutto il pluralismo politico dei cattolici italiani è un fatto largamente e storicamente acquisito. Dopo la fine della Democrazia Cristiana e il breve percorso del Partito Popolare Italiano di Mino Martinazzoli e di Franco Marini, il voto cattolico si è definitivamente spalmato lungo tutto l’arco costituzionale, come si diceva un tempo.

In secondo luogo è tramontata, purtroppo, anche la stagione in cui quest’area culturale era rappresentata da leader e statisti. Autorevoli, riconosciuti e fortemente rappresentativi. È persin inutile elencare i nomi di uomini e donne che hanno costellato e accompagnato il cammino di questa tradizione ideale nella storia politica italiana. Statisti e leader che, ancora oggi e grazie alla loro concreta testimonianza politica, culturale e istituzionale, sono dei fari che continuano ad illuminare l’azione dei cattolici impegnati in politica nei vari partiti e nella società nella sua multiforme espressione.

In ultimo, ma non per ordine di importanza, non c’è, oggi nella politica italiana, nessuno che può autorevolmente rappresentare un pezzo, ancorchè significativo, di questo mondo che un tempo era molto più granitico e compatto. E tutti coloro che nei vari partiti, a cominciare dal Pd, pensano di essere i depositari esclusivi e più titolati di quest’area culturale, non sono altro che simpatici e spregiudicati personaggi che confondono l’ottenimento di qualche centinaio di preferenze – di natura prevalentemente clientelare – con la rappresentanza diffusa un mondo vitale, culturale o addirittura religioso che sia. Per non parlare del “capitano” leghista che confonde l’esibizione carnevalesca e un po’ blasfema dell’oggettistica religiosa con l’appartenenza ad una fede religiosa, ai suoi valori e ai suoi principi di riferimento. Ma qui, appunto, ci troviamo di fronte più ad una esibizione comica e macchiettistica che non ad un atteggiamento politico, o culturale o di natura valoriale.

Ecco perchè nel panorama politico contemporaneo – peraltro scadente e ancora largamente trasformistico dopo la devastante e squallida stagione grillina – non esiste più una “questione cattolica” che, è inutile negarlo, ha contrassegnato e condizionato pesantemente il cammino della nostra democrazia repubblicana dal dopoguerra in poi. Una questione che non può essere banalmente riconducibile a regressioni confessionali o di natura integralistica ma che, semmai, interpella la necessità di continuare ad avere una politica di ispirazione cristiana nel nostro paese. Laica ma segnata dal patrimonio culturale e politico di una tradizione – quella del cattolicesimo politico, appunto, seppur pluralistico e variegato al suo interno – che ha contribuito nei decenni, con l’apporto di altre correnti culturali ed ideali, a costruire e a consolidare la democrazia nel nostro paese.

E oggi, al contrario, questo patrimonio e questo universo valoriale appartengono a tutti coloro che, nelle varie formazioni politiche, sentono il bisogno politico ed etico di continuare ad “inverarlo” nelle concrete dinamiche politiche italiane. Certo, uno sforzo e un impegno che non si possono declinare tranquillamente e qualunquisticamente in tutti i partiti. Ma, comunque sia, si tratta di un’operazione che si rende possibile e realmente praticabile solo in alcuni partiti e non in tutti, come ovvio e quasi del tutto naturale. Si tratta, cioè, di quei partiti di natura tendenzialmente centrista, riformista e democratica dove la cultura del cattolicesimo politico – democratico, popolare e sociale – può avere e trovare una reale cittadinanza.

Questa, oggi e non ieri, è la vera – si fa per dire – sfida della “questione cattolica” nel nostro paese. Non più la presenza di partiti identitari, non più “cattolici professionisti”, non più rappresentanza esclusiva dei valori cattolici e cristiani in un solo partito ma, al contrario, la capacità e la volontà di singoli esponenti o di “correnti” organizzate nei vari partiti di farsi ancora carico, laicamente, di questa nobile e attualissima tradizione politica, culturale ed etica.