NON SI È VOLUTO ASCOLTARE LA VOCE DEI LAVORATORI FRAGILI. LE TUTELE SONO RIMASTE…MEZZE TUTELE.

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Approvato al Senato l’emendamento sulle tutele, ma per i lavoratori fragili è mancato l’accoglimento di richieste fondamentali. Infatti l’emendamento approvato non risolve il problema: in molti resteranno scoperti. Ed è probabile che si tratti dei casi più gravi o di coloro che non potranno accedere al lavoro agile. La delusione è profonda. Ora il provvedimento passa alla Camera ed è l’ultima possibilità di correggere il testo.

 

Francesco Provinciali

 

Il Senato ha approvato il Decreto aiuti bis e con esso lo smart working per i lavoratori fragili fino al 31 dicembre p.v.

Il Ministro Orlando dice: “Promessa mantenuta”, parlando per se e per il Partito democratico. Adesso si attenderanno il “voto utile”. Ma non tutti i fragili possono lavorare in smart working. Questo lo sapevano il Ministro, l’intero Governo e il Parlamento. Peccato che abbia dimenticato gli altri: niente equiparazione della malattia al ricovero ospedaliero. Tutela non rinnovata: niente rinnovo del comma 2 – art. 26 del DL 17/3/2020 n.° 18 e successive proroghe.

 

Si teme per coloro a cui non sarà possibile accedere al lavoro agile, vale a dire, nell’ordine: esaurimento del congedo per salute, delle ferie e licenziamento. Soprattutto si  temono il contagio e le conseguenze del diritto di “malattia protetta”, con l’equiparazione al ricovero ospedaliero,  e invece negata. Eppure il Ministro e i senatori Nannicini e Manca – da lui delegati al deposito dell’emendamento – sapevano tutto, per filo e per segno. La situazione e la necessità delle due tutele (smart working ed equiparazione della malattia al ricovero ospedaliero) era stata rappresentata caldamente e in modo dettagliato e circostanziato. In molti hanno scritto al Ministero, sono intervenuti parlamentari, associazioni, sindacati: niente da fare. Se ne deduce che il dimezzamento delle tutele è un atto di volontà, non un errore.

 

Che dire? Complimenti! Adesso i Ministri del Lavoro, della Salute, della Funzione Pubblica, delle Disabilità (e, per la scuola, dell’Istruzione) dovranno spiegare a quei lavoratori fragili a cui fosse preclusa la possibilità dello smart working…che cosa dovranno fare. Dovranno spiegarlo anche ai loro datori di lavoro su cui ricadranno le responsabilità di un sì o di un no. Potrebbero essere i più fragili, quelli che devono fare cicli di chemioterapia o assumere farmaci salvavita. A quale Santo dovranno vocarsi? Se non è previsto per loro il lavoro agile e considerato il mancato rinnovo del comma 2 – art. 26 del DL 17/3/2022 n.° 18, i fragili che ne sono esclusi dovranno dunque recarsi al lavoro? Quando – ad esempio- si sottopongono alle terapie per le patologie da cui sono affetti. Con il rischio di una sovraesposizione al contagio da Covid  in tutte le sue varianti, anche se vaccinati. Oppure dovranno usufruire del congedo contrattuale per malattia, fino alla sua estinzione, poi chiedere ferie e infine subire la punizione del licenziamento, magari dopo essere stati a casa senza stipendio.

 

Tutte possibilità ed evenienze arcinote a chi ha scritto il testo dell’emendamento approvato al Senato. Eppure non è stata cambiata una virgola. Ora il provvedimento passa alla Camera ed è l’ultima possibilità di correggere il testo includendovi anche il comma 2 art 26 del DL 18/2020 citato,  ora assente. Dopo di che si salvi chi può.