Non solo amica di Kafka

È il 1° febbraio 1939 e così Milena Jesenská, giornalista e scrittrice praghese, descrive i sentimenti dei suoi connazionali poche settimane prima dell’occupazione nazista.

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Pubblichiamo l’articolo apparso sull’edizione odierna dell’Osservatore Romano a firma di Roberto Righetto

In questi giorni ho compreso che nella vita degli uomini la politica è importante quanto l’amore. Essa penetra nell’anima, s’incolla alla pelle come una camicia, si annida nel cuore al pari dei sentimenti più intimi. E finché gli uomini che non si occupano affatto di politica non impareranno a considerare “la politica”, cioè “quel che accade”, importante non meno delle loro faccende private, la grande massa della gente si lascerà trascinare con indifferenza dagli eventi, senza rendersi conto che quegli eventi penetrano fin dentro le pareti domestiche e prendono posto alla sua stessa tavola davanti alla scodella di minestra di mezzogiorno». È il 1° febbraio 1939 e così Milena Jesenská, giornalista e scrittrice praghese, descrive i sentimenti dei suoi connazionali poche settimane prima dell’occupazione nazista.

In una serie di articoli sul settimanale liberaldemocratico «Přítomnost» (“Il presente”), Jesenská dà conto dello sgomento della popolazione cecoslovacca dopo l’abbandono da parte delle nazioni storicamente alleate, la Francia e l’Inghilterra, a un destino di sottomissione alla Germania di Hitler, e racconta la sorte degli emigrati tedeschi, il clima sempre più ostile verso gli ebrei, la situazione bollente dei Sudeti. Il 15 marzo, le truppe del Reich invadono la Cecoslovacchia. La giornalista entra in contatto con la resistenza, ospitando nel suo appartamento oppositori ed ebrei; in agosto il settimanale viene chiuso dalla Gestapo, a novembre viene arrestata. Per essere inviata poco dopo al campo di concentramento di Ravensbruck, non lontano da Berlino. Lì morirà di stenti il 17 maggio 1944.

Di Jesenská escono ora in Italia le prose giornalistiche, 41 articoli comparsi su quotidiani e riviste praghesi a partire dal dicembre 1919. Qui non può trovarmi nessuno è il titolo della raccolta curata da Dorothea Rein e pubblicata dall’editore Giometti & Antonello di Macerata. Il libro contiene anche otto lettere scritte da Milena a Max Brod, l’amico di Kafka. Sì, perché è alla figura del grande scrittore che il suo destino è sempre stato legato: con lui ebbe una fitta corrispondenza e una storia d’amore incompiuta. Ma la fama di Jesenská è stata giustamente riconosciuta grazie a Margarete Buber-Neumann, la testimone dell’orrore dei due totalitarismi con cui diventò amica a Ravensbruck.
Ecco come la descrive in Milena l’amica di Kafka (Adelphi, 1986): «Non marciava mai esattamente in fila per cinque, il suo atteggiamento durante l’appello non era mai conforme alle disposizioni, non si affrettava mai a eseguire un ordine, non adulava i superiori. Non una sola parola che usciva dalla sua bocca si uniformava allo stile del campo». Anticonformista fino al limite dell’imprudenza, come bene ha rilevato la filosofa Laura Boella nel libro Le imperdonabili (Mimesis, 2013), che alla figura di Milena dedica un saggio notevole.

Ravensbruck era il lager delle donne, inizialmente non troppo severo, poi sempre più terribile sino a diventare un campo di sterminio. Buber-Neumann, d’origine tedesca, aveva subito i gulag staliniani perché comunista non ortodossa ed era stata ceduta ai nazisti dopo il patto Molotov-Ribbentrop in quanto oppositrice del regime. Forti delle loro esperienze, le due donne nel lager progettano di scrivere un libro intitolato L’età dei campi di concentramento, che doveva raccontare i parallelismi delle due dittature. Dopo la morte di Milena, sarà Margarete a rispettare l’impegno. Non solo, all’amica scomparsa Buber-Neumann dedicherà un libro, facendone la protagonista della resistenza nel lager e contribuendo a farla uscire dall’oblio: da allora Milena Jesenská non è più solo la destinataria delle lettere d’amore di Kafka. Che un giorno le aveva scritto con ammirazione: «Tu che vivi la tua vita veramente viva fino a tale profondità».