Notizie e commenti all’insegna della manipolazione: un vulnus alla democrazia. Subiamo l’ibrido costante di vero e falso.

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Da tempo va in scena l’uso smodato e dilagante delle fake news. Attraverso i social ne siamo tutti interessati e coinvolti. Ciò si riferisce alla discussione sui vaccini e sulla loro eventuale obbligatorietà ma può essere declinata rispetto ad altri ambiti della vita sociale dove si assiste ad un lento sgretolamento delle evidenze a favore di una narrazione dubitativa e negazionista.

 

Francesco Provinciali

 

Secondo il Prof Ruben Razzante –  docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e al Master in giornalismo dell’Università Lumsa di Roma “si è avuta l’impressione, soprattutto dopo la prima ondata del Covid, che il ‘Festival della virologia a reti unificate’, alimentato in modo incosciente dal circuito mediatico, sia stato funzionale alla narrazione dominante della pandemia e quindi si sia rivelato un elemento di propaganda.

 

Un vero vulnus alla democrazia, questa comunicazione autoreferenziale e persuasoria che ha preso il sopravvento sulla comunicazione di pubblica utilità, contribuendo a destabilizzare le persone sul piano psichico. E’ un abuso del quale pagheremo le conseguenze per anni, anche se ora nessuno ne parla. E’ mancata la democrazia dell’informazione, intesa come garanzia del diritto dei cittadini ad essere informati correttamente senza spettacolarizzazioni, allarmismi ma anche senza sottovalutazioni. Ha difettato l’equilibrio nei flussi comunicativi, improvvisati, schizofrenici e contraddittori”.

 

Una tendenza che non si è interrotta e cresce esponenzialmente con il pericolo di una nuova ondata pandemica: secondo un report dagli USA  pubblicato dal Corriere della sera il 25/7 u.s esiste una vera e propria rete della disinformazione, che si avvale di consulenze scientifiche mirate a diffondere falsità sui vaccini. “Sotto accusa come al solito, soprattutto Facebook che veicola attraverso le sue diverse reti, da Instagram a Whatsapp, circa i tre quarti del traffico sui social media”. Dietro la diffusione delle fake news c’è soprattutto la ricerca del profitto, che si realizza nella negazione della scienza ufficiale e si alimenta attraverso la messa in circolazione di cure e farmaci alternativi, quanto inefficaci.

 

Esiste poi il cotè politico di questa informazione distorta che mira a recuperare consensi facendo leva sulle paure della gente. Va sottolineato tuttavia come la scienza ufficiale abbia avuto modo in diverse occasioni di contraddirsi: questa mancanza di univocità ha gonfiato la bolla speculativa del dissenso e del negazionismo. Senza contare che i decisori politici hanno difettato in coerenza e lungimiranza, mettendosi al rimorchio delle notizie anziché gestirle in modo oculato, senza sensazionalismi e – soprattutto- senza frammentarietà e contraddizioni. La stagione dei DPCM incalzanti è stata forse necessitata ma  disastrosa: si voleva regolamentare tutto ma inevitabilmente si produceva una burocrazia paralizzante, tra conflitti Stato-Regioni, colorifici territoriali, notizie indecifrabili, ordini e contrordini, aperture e chiusure.

 

Certamente lo spartito imposto da Draghi e Figliuolo ha cambiato la musica: tuttavia lo zoccolo del negazionismo, delle valutazioni sommarie, dell’ignoranza resta in tutta la sua inscalfibile durezza.

 

Prevedere tutto e su tutto dare informazioni tempestive e chiare, utilmente declinabili in comportamenti individuali e sociali è certo un’utopia irrealizzabile, fare opera di pedagogia sociale pure: ma si ha l’impressione che governi e forze politiche di opposizione di tutto il mondo, ivi comprese le istituzioni terze come l’OMS, le agenzie dei farmaci e le stesse case farmaceutiche abbiano costruito una narrazione poco coerente, con fughe in avanti, conferme e poi smentite, rocamboleschi dietro- front. Ciò dimostra – come il Prof Razzante ha evidenziato- che l’informazione (spesso confusa con la mera e aleatoria comunicazione) di fatto si sta ponendo come un crocevia decisivo in tema di scelte da compiere tra dettami scientifici rassicuranti e mercato mondiale della persuasione occulta o della strumentalizzazione preconcetta.

 

È questo dunque il potere latente più forte, perché simultaneo e pervasivo, liquido direbbe Bauman. Quando il dibattito politico è condizionato da interessi capziosi vuol anche dire che la scienza non ha (non è supportata ad esserlo) l’autorevolezza necessaria per metabolizzare convincimenti suffragati dall’evidenza della ricerca e della medicina. La globalizzazione ha generato omologazione e luoghi comuni ma anche soggettività distorte che si alimentano di molti diritti e di pochi doveri. Esiste dunque un difetto di informazione a cui si affianca la narrazione negazionista rispetto alle evidenze: si pensi all’Olocausto, al terrapiattismo, al misconoscimento della medicina ufficiale della comunità internazionale. Ma c’è anche un problema di metabolizzazione individuale e collettiva che radica nel sospetto e nella miscredenza come fonti di conoscenza, nella disobbedienza civile, nell’assenza di pensiero critico.

 

Tutto è falsato, contestato, ribaltato e ciò non riguarda solo la questione della pandemia o l’efficacia dei vaccini, ci sono diversi fronti aperti dove ora si decide il futuro dell’umanità. La forza di penetrazione delle fake news è devastante, facilitata dall’onda lunga dei social e della digitalizzazione raggiunge ogni angolo del pianeta e fa proseliti: spesso è preponderante rispetto alle tutele della trasparenza e della privacy, le stesse istituzioni ne sono vulnerate. Dietro ad essa ci sono mani sapienti che gestiscono l’informazione, per questo è necessaria un’etica della responsabilità. Oscillando nell’ibrido del vero e del falso siamo tutti alla ricerca – per dirla con Battiato – di un centro di gravità permanente: ‘Over and over again’.