Nuova ondata di contagi minaccia la politica ‘zero-Covid’ di Pechino.

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I casi in Cina hanno raggiunto livelli record dalla fine dell’isolamento di Wuhan due anni fa. Migliaia di infezioni in tutto il Paese. Molte città sono in lockdown, compresa la megalopoli di Shenzhen. Situazione a Hong Kong fuori controllo.

 

John Ai – AsiaNews

 

Il Covid-19 si diffonde rapidamente in tutta la Cina e le autorità sanitarie hanno segnalato più di 3mila contagi nel fine settimana, compresi gli asintomatici. Il numero di infezioni ha raggiunto il massimo storico da quando due anni fa era entrata in lockdown Wuhan (Hubei), da dove è emersa la pandemia.

 

Nel sud del Paese, la megalopoli di Shenzhen, vicina a Hong Kong, ha annunciato la chiusura dopo aver registrato 66 nuove infezioni il 12 marzo. Il sistema di trasporto pubblico cittadino è sospeso, e i residenti non sono autorizzati a lasciare la città senza permesso. Le autorità locali hanno annunciato che tutti i residenti dovranno effettuare tre test diagnostici ciascuno nei prossimi giorni.

 

Lockdown introdotto anche a Shanghai, dove ieri si sono avuti 41 casi di contagio e diverse aree residenziali sono ora isolate. Molte università hanno sigillato i campus, con studenti e insegnanti che devono rimanere al loro interno. Per le scuole elementari e superiori si seguono invece corsi online. Tutte le stazioni locali di autobus a lunga distanza sono chiuse e le autorità cittadine hanno iniziato massicci test della popolazione.

 

Dallo scoppio della pandemia due anni fa, Shanghai ha adottato in questi due anni un approccio più flessibile e diverso dalla rigida politica “zero-Covid” del governo centrale, con l’intento di ridurre al minimo l’impatto sull’economia. L’amministrazione locale ha esaltato il suo approccio di “prevenzione e controllo precisi”, che ha evitato l’isolamento massiccio e la quarantena, e ha bilanciato prevenzione dell’epidemia e protezione dell’economia.

 

Nella provincia settentrionale di Jilin il 12 marzo si sono contate più di 2mila infezioni. Secondo l’agenzia di stampa statale Xinhua, le autorità locali progettano di costruire tre ospedali di fortuna con 10mila posti letto. Moltissimi casi si sono avuti alla Jilin Agricultural Science and Technology University. L’ateneo è accusato di aver nascosto l’epidemia e di aver gestito male la situazione: gli studenti sono stati messi in quarantena nella biblioteca e nelle aule, e hanno dormito sui banchi. Essi si sono lamentati per la mancanza di cibo e di beni di prima necessità. Dopo la segnalazione della statale CCTV , 6mila studenti dell’università sono stati trasportati nelle strutture di quarantena designate dal governo.

 

Per gli scarsi risultati negli sforzi di prevenzione, le autorità del Guangdong e di Jilin hanno licenziato diversi funzionari. La variante Omicron, altamente contagiosa, rappresenta una grande sfida per la politica zero-Covid. Negli ultimi due anni, le autorità cinesi hanno adottato misure di lockdown, quarantena e massicci test con tamponi per combattere il virus: una strategia che il vice premier cinese Sun Chunlan ha ribadito sarà conservata di fronte all’impennata delle infezioni.

 

Considerando l’enorme costo dell’isolamento e i lievi sintomi di Omicron, alcuni specialisti medici cinesi suggeriscono che la coesistenza può essere un’opzione accettabile. Smentendo Sun, Zeng Guang, un funzionario della Commissione sanitaria nazionale, ha detto che la politica zero-Covid non rimarrà invariata. Le autorità hanno approvato cinque kit di test antigenici da utilizzare in modo autonomo: una mossa che non aderisce strettamente alla politica zero-Covid.

 

Nel frattempo a Hong Kong i contagi non si fermano: la città ha il tasso di mortalità più alto del mondo sviluppato. Il governo cittadino ha seguito tutte le raccomandazione di Pechino, introducendo l’approccio zero-Covid, ma finora senza riuscire a fermare i contagi. Filmati online mostrano che gli obitori cittadini sono strapieni e i corpi sono ammassati nelle corsie. Il South China Morning Post sostiene che il governo di Hong Kong è “impreparato e disorganizzato” e che i fallimenti nella gestione dell’emergenza sanitaria minano in modo ulteriore la sua credibilità.