Nuova politica industriale UE: quali sono le sfide da affrontare?

Il Parlamento europeo vuole assicurare che la transizione verde e la transizione digitale siano giuste e socialmente eque

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Le imprese europee sono state gravemente colpite dagli effetti della pandemia di COVID-19, tra i licenziamenti o la riduzione del personale che molte di loro hanno dovuto affrontare, senza contare i nuovi modi di lavorare per rispettare le misure sanitarie richieste dai governi. Prima di poter affrontare la transizione digitale e ambientale necessaria, le industrie UE hanno bisogno di riprendersi dalla pandemia.

Durante la plenaria di novembre il Parlamento europeo ha deciso di reiterare la richiesta alla Commissione di rivedere la proposta di marzo 2020 sulla nuova strategia industriale. Nel progetto di relazione adottato il 16 ottobre i membri della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia hanno richiesto un adeguamento nell’approccio UE alla politica industriale per soddisfare le esigenze sollevate dalla pandemia, aiutando così le industrie a fronteggiare la crisi e ad affrontare la transizione digitale e ambientale.

L’industria rappresenta più del 20% dell’economia UE e vede coinvolti circa 35 milioni di lavoratori, con diversi milioni di posti lavoro collegati al settore sia nei propri paesi che all’estero. Rappresenta l’80% delle esportazioni di beni. L’UE è anche uno dei principali fornitori globali e una delle maggiori destinazioni di investimenti diretti esteri.

Nel contesto della nuova strategia industriale, le aziende UE dovrebbero contribuire agli obiettivi UE per la neutralità climatica previsti dalla tabella di marcia del Green deal. La politica industriale dovrebbe sostenere le aziende UE, specialmente le piccole e medie imprese, nella transizione verso un’economia digitale e a impatto zero. Dovrebbe anche creare posti di lavoro di elevata qualità, senza ledere la competitività europea.

Una strategia simile dovrebbe avere una duplice azione secondo il Parlamento europeo: una fase di ripresa per consolidare i posti di lavoro, riattivare la produzione e adattarsi al periodo post-COVID, seguita dalla ricostruzione e dalla trasformazione industriale.

Rafforzare le piccole e medie imprese per una crescita sostenibile

Le piccole e medie imprese sono la spina dorsale dell’economia dell’UE, dal momento che rappresentano oltre il 99% delle imprese europee. La strategia industriale dovrebbe concentrarsi su di esse: a causa delle misure nazionali di contrasto a COVID-19 hanno infatti dovuto contrarre debiti e ridurre la loro capacità di investimento. Questo potrebbe verosimilmente comportare un rallentamento della crescita sul lungo termine.

Aiutare l’industria a riprendersi dalla crisi socio-economica

Il piano di ripresa post COVID fa parte della prima fase di risposta all’emergenza e dovrebbe essere distribuito secondo l’entità del danno subito, dei problemi affrontati e del totale del supporto finanziario già ricevuto attraverso gli aiuti di stato nazionali.

Dovrebbe essere data priorità ad aziende e piccole e medie imprese indirizzate verso una trasformazione digitale e ambientale, finanziando quindi attività eco-sostenibili.

Il Parlamento europeo vuole assicurare che la transizione verde e la transizione digitale siano giuste e socialmente eque, e che vengano seguite da iniziative per fornire nuove competenze ai lavoratori. Vuole inoltre una valutazione dell’impatto dei potenziali costi e oneri della transizione per le aziende europee, tra cui le piccole e medie imprese, oltre ad assicurare che gli aiuti statali forniti durante la fase di emergenza non portino a una distorsione permanente sul mercato unico. Il Parlamento vuole inoltre riportare nell’Unione europea le industrie strategiche che si sono trasferite all’estero negli anni.

Investire in imprese più verdi, digitali e innovative

Nella seconda fase la strategia industriale dovrebbe garantire competitività, resilienza e sostenibilità sul lungo termine. Tanti i punti da affrontare secondo il Parlamento europeo, a partire dall’attenzione agli aspetti sociali del cambiamento strutturale e dalla rivitalizzazione dei territori che fanno affidamento sull’utilizzo di combustibili fossili attraverso il Fondo per una transizione giusta, che fa parte dei fondi UE per il clima.

Il Parlamento vuole anche la garanzia che i sussidi UE siano destinati ad aziende eco-sostenibili e che i finanziamenti sostenibili alle compagnie nel processo di decarbonizzazione siano aumentati. Vuole anche un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere per salvaguardare i produttori e i posti di lavoro UE da una competizione internazionale sleale.

Il Parlamento europeo chiede inoltre di sfruttare l’economia circolare, privilegiando il principio dell’efficienza energetica al primo posto, il risparmio di energia e le tecnologie basate sulle energie rinnovabili. Il gas dovrebbe poi essere utilizzato nella transizione dai combustibili fossili, e l’idrogeno come potenziale tecnologia innovativa.

Per il settore della salute, si vuole un’industria farmaceutica impegnata nella ricerca e un piano di mitigazione del rischio di carenza di farmaci.

Secondo il Parlamento bisogna poi investire nell’intelligenza artificiale e implementare un mercato unico UE digitale, costruire un migliore sistema digitale di tassazione e sviluppare standard europei sulla cyber-sicurezza, investire di più su ricerca e sviluppo e rivedere le norme UE antitrust per garantire una competitività a livello mondiale.