Oggi 31 marzo 2022 scade lo stato di emergenza. I lavoratori fragili restano senza tutele.

13969

C’è molta attesa da parte degli interessati e si moltiplicano le prese di posizione di sindacati ed associazioni. Lettera aperta ai Ministri del Lavoro, della Salute e delle Disabilità.

***

Dall’inizio della pandemia Covid 19 ci stiamo occupando con una serie di articoli della materia riguardante le tutele dei lavoratori fragili. Non per mestiere o professione, non in rappresentanza di organismi sindacali e associativi, ma solo per avvertito senso di compartecipazione emotiva alle oggettive situazioni di problematicità che queste fattispecie presentano.

Leggendo il DL 24 del 24/3/2022 abbiamo notato che le tutele (fin qui rinnovate nel periodo precedente) del lavoro agile e dell’equiparazione al ricovero ospedaliero delle situazioni di malattia derivanti dalle patologie dei soggetti fragili (per evitare di attingere al cd. periodo di comporto), NON sono contenute nel Decreto in questione, a differenza di quanto in precedenza previsto dai commi 3/bis e 3/ter – art. 17 della legge 18/2/2022 n.11 di conversione (con emendamenti) del DL 24/12/2021 n.° 221, e con espresso riferimento alla previsione normativa di cui all’art. 26 – commi 2 e 2/bis – del DL 17/3/2020 n.° 18.

Dopo l’emanazione del Decreto interministeriale 4/2/2022 – pur essendo stato decretato il termine dello stato di emergenza in vigore fino al 31/3/2022 – si ha motivo di ritenere che le patologie ivi indicate abbiano ricevuto un riconoscimento formale e possano godere di tutele sostanziali certe. Come dire che se lo stato di emergenza cessa…le patologie dei fragili, ultrafragili e le situazioni di invalidità certificate e riconosciute ai sensi della legge 104/92 restano. Al pari peraltro della pandemia, come confermato a livello istituzionale e medico-scientifico.

Ora, dal 1° aprile p..v. i lavoratori fragili sono stati di fatto e in diritto privati delle preesistenti tutele. Ci domandiamo  quanti si rendano conto della gravità di una tale prospettiva generalizzata per questa categoria di lavoratori. Inutile ribadire infatti che si tratta di casi delicati, certificati e dichiarati non idonei dalle autorità sanitarie preposte (chemioterapici, immunodepressi, affetti da artrite reumatoide, ecc…, solo per citare alcune patologie riconosciute.

Leggiamo che una bozza del Ministero del lavoro  prevederebbe (ma vorremmo essere smentiti su questo) il rientro dei lavoratori fragili nella sede di servizio poiché anche una eventuale certificazione che attesti il perdurare della condizione patologica di fragilità oltre il termine dello stato di emergenza, non consentirebbe di avvalersi né del lavoro agile (laddove possibile) né della equiparazione della eventuale malattia al cosiddetto “ricovero ospedaliero”, in quanto “presidi di tutela” non più esistenti. Ma sarebbe foriera di potenziali contenziosi e di responsabilità per casi di contagio che potrebbero verificarsi.

Privati delle due tutele (e la casistica delle situazioni non consente di ricondurle tutte all’una o all’altra sopra citate) i lavoratori fragili, pur dichiarati inidonei ad esempio dal “medico competente”, dovrebbero dunque rientrare al lavoro. Ma per fare che cosa, se la loro inidoneità sanitaria al servizio venisse protratta? Lasciando da parte possibili polemiche si verificherebbe, come detto, una potenziale sovraesposizione al contagio ancora in atto.

Chiediamo pertanto di valutare l’opportunità di rinnovare le due forme di  tutele preesistenti, tramite un emendamento al DL 24/3/2022 n.24 in sede parlamentare di conversione in legge. C’è molta attesa da parte degli interessati e si moltiplicano le prese di posizione di sindacati ed associazioni. Soprattutto in ambito scolastico una eventuale proroga al 30 giugno p.v. delle due tutele citate consentirebbe di arrivare al termine delle lezioni senza rischi.

Ricordiamo che ai docenti “no vax” viene consentito il rientro a scuola, praticamente con esonero dal servizio attivo di insegnamento. Far rientrare i “fragili” in un contesto di sovraesposizione al contagio, e in presenza di colleghi o personale non vaccinato, temiamo che complicherebbe le cose.

Sono molti coloro che scrivono alle redazioni dei magazine , dei giornali o che si rivolgono alle associazioni dei disabili e ai sindacati per avere lumi in proposito. Il giorno dalla scadenza dello stato di emergenza e in assenza di disposizioni in merito ci sono molti casi particolarmente delicati che meriterebbero una decisione e una risposta.

Siamo certi di interpretare situazioni meritevoli di umana considerazione e confidiamo nella Vs. sensibilità politica e personale.