OPPORTUNISMO E RESPONSABILITÀ La crisi del M5S nella fase di “messa a terra” del PNRR

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Sarebbe grave nterrompere il lavoro che il governo sta facendo per contrastare le difficoltà economiche create dalla pandemia e dal conflitto russo-ucraino, il ritorno dell’inflazione, la crescita dei prezzi e l’impennata di contagi dovuti alle nuove varianti Covid, avviando nel contempo un proficuo impiego delle risorse PNRR.

 

Il risultato dell’ultima tornata amministrativa ha indubbiamente portato qualche buona notizia in casa del centrosinistra, ma guai a lasciarsi andare a trionfalismi che stonerebbero con la dimensione locale del test politico e con il preoccupante dato del crescente astensionismo che vede, ormai sistematicamente, rinunciare al voto circa la metà degli aventi diritto.

 

È peraltro realistico immaginare che in occasione delle prossime elezioni politiche la destra – facendo di necessità virtù – possa ritrovare quell’unità che è mancata fino ad oggi; la voglia di vincere, soprattutto a destra, è sempre stato un buon collante.

 

I recenti risultati elettorali hanno avuto un effetto devastante su quel che fu il Movimento Cinque Stelle, determinando di fatto l’uscita di Di Maio con un folto gruppo di parlamentari in cerca di fortuna; come spesso accade le elezioni amministrative hanno quindi delle ripercussioni sul quadro politico nazionale con possibili effetti destabilizzanti anche sull’esecutivo. Può sembrare perfino superfluo dirlo, ma in questo momento non si sente davvero la necessità di una crisi che interrompa il lavoro che il governo sta facendo per contrastare le serie difficoltà economiche create dalla pandemia e dal conflitto russo-ucraino, il ritorno dell’inflazione, la crescita dei prezzi e l’impennata di contagi dovuti alle nuove varianti Covid, avviando nel contempo un proficuo impiego delle risorse PNRR.

 

In casa pentastellata la rabbia per gli scarsi risultati elettorali rischia di trasformarsi in una condizione di disagio per la permanenza nel perimetro della maggioranza di governo; è forte il rimpianto nel M5S per i tempi in cui dall’opposizione si strillavano slogan e si esibivano soluzioni per risolvere più o meno tutti i problemi. Anche la Lega mostra una crescente sofferenza per l’azione di logoramento che subisce sul fronte destro ad opera della Meloni; e anche in questo caso analisi sbrigative e superficiali portano la Lega (e Salvini in particolare), almeno una volta al giorno, a pentirsi di essere nel Governo Draghi. 

 

Ma in entrambi i casi è ormai tardi per collocarsi all’opposizione, troppo tardi per non farle apparire come operazioni di mero opportunismo per tentare di recuperare qualche consenso. Sottrarsi all’impegno di governare il Paese nel momento più difficile della legislatura, darebbe infatti l’idea di una ingiustificabile fuga dalle responsabilità per giocare la carta di inutili e colpevoli tatticismi.