Ora Rete Bianca

Rete Bianca, per quanto ci riguarda, e' nata a livello nazionale per cercare di dare una prima risposta a questa domanda

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La recente riflessione dell’amico Alessandro Risso, Presidente dell’Associazione Popolari del Piemonte, su queste colonne sulla “vera contrapposizione tra cattolici” merita di essere ripresa e, seppur brevemente, approfondita. Ora, al di là di chi ha una concezione rancorosa nei confronti di singole persone che cercano, con molti limiti ed errori, di rilanciare una presenza laica ma cristianamente ispirata nella nostra società – salvo poi evocare una strana e singolare “amicizia cattolica” da praticare non si sa verso chi – il vero nodo della questione risiede in questa domanda: e cioè, dopo il profondo cambiamento della politica italiana culminato con il voto del 4 marzo, e’ ancora possibile ridare cittadinanza alla tradizione, ovviamente rinnovata e rivista, del cattolicesimo politico italiano? O, meglio ancora, a fronte del fallimento dei cosiddetti “partiti plurali” e del conseguente irrompere di nuove ed insidiose culture politiche – mi riferisco, nello specifico, al sovranismo e alla nuova destra della Lega salviniana da un lato e al populismo anti sistema del grillismo dall’altro – può essere rideclinata anche la cultura cattolico democratica, sociale e popolare nel nostro paese?

A queste semplici domande una risposta va pur data. Certo, tutti consociamo la frammentazione, la divisione e il disorientamento che caratterizzano attualmente l’area cattolica italiana. E tutti sappiamo che appena viene lanciata una proposta concreta di presenza politica ed organizzativa, c’è un piccolo plotone, o singoli insoddisfatti, che si scatenano sui social o su altri organi di informazione per delegittimare con una rapidità felina chi si fa promotore e artefice di quella proposta. È una prassi vecchia e ben collaudata, ormai nota. Ma tutti sappiamo, con altrettanta chiarezza, che nessuno parla di unità politica dei cattolici, di partito dei cattolici, di rappresentanza unitaria dei cattolici, di ricomporre e riaggregare i cattolici in un unico strumento politico ed organizzativo. E, aggiungo però, che accanto a queste considerazioni scontate, non si può non evidenziare – al di là di chi è impegnato a distruggere alla radice qualsiasi tentativo politico ed organizzativo – che proprio nell’area cattolica, seppur nelle sue multiformi espressioni, c’è oggi una forte domanda di partecipazione politica e di una nuova rappresentanza politica. Sono nati negli ultimi mesi gruppi, associazioni, movimenti e realtà di base che chiedono ad alta voce di organizzarsi. C’è qualcuno che possa ergersi a rappresentante esclusivo e diretto di questa rappresentanza? Ovviamente no. Il pluralismo politico dei cattolici e’ un dato, per fortuna, largamente acquisito e radicato nella stessa area cattolica italiana. Tutti sappiamo che i cattolici italiani si riconoscono quasi proporzionalmente in tutti i partiti. Ma ciò non cancella che questa domanda di nuova ed inedita rappresentanza politica oggi c’è. Ed è forte. A questa domanda va data, appunto, una risposta.

Rete Bianca, per quanto ci riguarda, e’ nata a livello nazionale per cercare di dare una prima risposta a questa domanda. Dopodiché, e’ altrettanto ovvio che anche per Rete Bianca, come per qualsiasi altra realtà politica e culturale, sono tre le priorità’ da declinare con responsabilità e intelligenza: pensiero, azione e organizzazione. Ossia, senza una elaborazione culturale precisa e argomentata non ci può essere un’azione politica e, in ultimo, senza le prime due non ci può essere neanche una organizzazione conseguente e successiva.

Un’ultima notazione altrettanto breve. Ha ragione Alessandro Risso quando ci invita – tutti, come ovvio, e non solo gli amici di Rete Bianca – ad essere severi e precisi sui programmi, sulla collocazione e sulla scelte concrete. E ciò vale per qualsiasi organismo politico. Sotto questo profilo, noi dobbiamo però evitare due rischi che possono essere e forse sono letali per qualsiasi formazione politica che cerca di richiamarsi al patrimonio del cattolicesimo politico italiano. E cioè, dire immediatamente chi è il “capo” di questo movimento e, soprattutto, pronunciarsi sul “con chi stai”. Due elementi, questi, che sono il frutto concreto della personalizzazione, della spettacolarizzazione e della semplificazione della politica italiana che domina il dibattito pubblico nel nostro paese. Elementi che, purtroppo, attraversano anche la nostra comune area di riferimento culturale. Respingere al mittente queste domande non significa non pronunciarsi sul mitico “programma”, ma, semplicemente, evitare di rincorrere le parole d’ordine che regolano la politica contemporanea. Ed è anche per questo che abbiamo organizzato una serie di conferenze