PAOLO VI, IL PRIMO UOMO MODERNO DIVENUTO PAPA

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di Marco Frittella

(Tratto dal tg1 del 6 agosto)

Quando, la sera del 6 agosto 1978, Paolo VI spirava a Castelgandolfo, gli universitari cattolici della FUCI erano riuniti a Camaldoli per la settimana di teologia, una iniziativa   avviatacinquant’anni prima proprio dal giovane prete Giovanni Battista Montini da Concesio, Brescia, culla del movimento cattolico italiano.

La FUCI, per il futuro papa, sarà il luogo dove tra il 1925 e il ’33, far crescere una classe dirigente pronta per la ricostruzione del dopo-Fascismo: da Moro ad Andreotti, da Cossiga a Taviani, buona parte di quella che sarebbe stata la DC. Giovani intellettuali cattolici che don Montini esercitava, sulle orme del filosofo francese Jacques Maritain, alla democrazia, alla mediazione politica, al dialogo con le altre culture.

Divenuto Paolo VI, fece del confronto tra la Chiesa e il mondo moderno e secolarizzato il segno politico e culturale del pontificato. L’apertura agli artisti come Georges Rouault e agli intellettuali come Jean Guitton o Prezzolini ne fu un tratto.

Ma fu un dialogo non facile: se nel ’67 l’enciclica PopulorumProgressio, con la sua spinta allo  sviluppo sociale, fu accolta con entusiasmo, l’Humanae Vitae, solo un anno dopo, con il suo no alla contraccezione, fu duramente contestata. Criticato da conservatori e progressisti radicali, Paolo VI non rinunciò mai al dialogo persino con gli “uomini delle Brigate Rosse” dai quali tentò di ottenere la liberazione di Moro.

Il teologo Paul Poupard lo definì il primo uomo moderno divenuto papa. Un grande papa.