Parole

L’establishment si è creato con le leggi elettorali delle cooptazioni e delle liste bloccate dal dirigismo dei vertici di partito, che hanno imposto candidati mai visti ne’ conosciuti nello sporcarsi le mani a livello territoriale.

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Purtroppo Gesù in persona ci ha lasciato un monito “i poveri  saranno sempre tra di voi” per chiedere amore, accoglienza,  organizzazione sociale per sconfiggere la povertà. Il Governo,
finalmente, la farà sparire in Italia! “Abbiamo abolito la povertà”:  almeno usassero il futuro.
Ricordarsi che le iperboli più sono alte più dolorosamente cadono: sono  lontani gli applausi dei genovesi ai funerali di Stato. I rappresentanti delle istituzioni devono usare con parsimonia le esaltate espressioni “epocale”, “storico”, perché la storia vera in futuro può irridere tanta
prosopopea.

Parole in libertà, anche perché questo Governo crede di essere il primo  nella storia della Repubblica. Si studi la ricostruzione, la restituzione  della dignità e della libertà al popolo italiano, grandi ridistribuzioni di reddito e attivazione del lavoro, ecc. ecc. L’antico detto biblico “nulla di nuovo sotto il sole” suggerisce umiltà e pazienza in politica, e anche un po’ di moderazione negli atteggiamenti.
Con la discussione della legge di stabilità, il governo si muove lungo un sentiero stretto che rende poco realistiche le richieste dei due partiti della maggioranza.
Cosa fanno le opposizioni? Basta osservare notizie e dichiarazioni degli ultimi giorni. Forza Italia ha di fatto cessato di esistere dopo l’accordo tra Berlusconi e Salvini. Accordo in cui il destino di Mediaset è il tema principale, benché nascosto ufficialmente dietro altre questioni più politiche, come il presidente della Rai o le candidature per le regionali. Berlusconi si è arreso all’egemonia di Salvini. Il PD sta dimostrando uno stato un pò confusionale, indegno delle grandi tradizioni che rappresenta. Dopo sei mesi di un governo “populista”, che è incorso in errori madornali, il PD è sceso dal 18 al 17 per cento (sondaggio Diamanti); non ha dato alcun segno di ripresa e si
mostra incapace di proporre dei contenuti alternativi, una visione dell’Italia, in Europa, ingrado di far presa sull’opinione pubblica.

Le PAROLE convulsioni che accompagnano la lunga strada verso il congresso (primarie a gennaio, assise a febbraio?) indicano una perdita di senso, sperabilmente recuperabile.
Urge per salvare il nostro sistema di valori democratici, umanistici, europei, che il PD batta più di un colpo. Agli osservatori esterni (figurarsi che dolore per gli interni!) sembra ancora
‘suonato’ dal ko elettorale, perché i dirigenti centrali (molto diversa la situazione periferica) senza generosità non si sottopongono a una rigorosa, sincera, autocritica e non sembrano cercare unitariamente il leader tra chi ha migliori possibilità di guidare la risalita. È talmente evidente che tempi nuovi esigono vertici nuovi – non nuovisti o giovanilisti (Sanders e Mujica molto più giovani di certi giovani!) che sappiano parlare un linguaggio contemporaneo, scaldino i cuori con l’esempio di competenza, trasparenza e austerità, perché la vita non è mai solo privata quella di chi si sottopone al giudizio del popolo, di cui vuole ottenere il consenso.
Un anziano leader, De Gasperi, ricostruì l’Italia e un giovane rampollo di una grande famiglia, J.F. Kennedy, fece sognare gli Americani.

Entrambi (come altri statisti) hanno contato su un popolo deciso a credere al futuro invece di averne paura.
In Italia a chi tocca disegnare una ri-costruzione civile, morale e politica?

Per ora, immigrati e “pancia” (che espressione materialista e brutta, come “mettere le mani in tasca“) non sono slogan, perché gli Italiani li vivono come problemi reali e quindi il PD ha perso l’orizzonte anche dei suoi elettori. Cittadinanza per nascita e unioni civili, grandi
diritti civili, ma ‘sofisticati’, non sono stati sentiti come priorità’ da chi è senza lavoro, era esodato, ha paura del futuro. L’ignoranza è un gran nemico della razionalità. Minniti aveva dimostrato che si può porre mano al complesso, e non dominabile del tutto, fenomeno immigratorio.

C’è altro da fare. Dialogo e rapporti di cooperazione coi Paesi di provenienza (“aiutarli a casa loro“), raccordo con le istituzioni umanitarie – Croce Rossa e Mezzaluna Rossa- che operano in tutti i Paesi ed hanno compiti specifici nelle crisi umanitarie ( secondo le Convenzioni di Ginevra che tutti i Paesi hanno ratificato), ecc. Serve un piano integrato e a vari livelli di scelte politiche. E a proposito di Piano Marshall per l’Africa, mentre in Europa si parla, XI Jinping mette sul piatto 60 miliardi con un accordo con 50 leader africani (almeno per Etiopia, Somalia ed Eritrea, l’Italia avrebbe dovuto mantenere un legame che è storico: imparare dalla Francia!).

La politica estera è la cornice indispensabile della politica interna, altrimenti “prima gli Italiani” significa ingabbiarli nella irrilevanza internazionale. Il rapporto con la Francia, essenziale in Europa, è inficiato dal ‘conflitto ideologico’ con Macron. La crisi libica è epifenomeno geopolitico (a scuola non si studia più nemmeno geografia!) di quanto gli interessi in gioco (armi e petrolio) intersecano alleanze e interessi nazionali. Attraverso l’Egitto, Francia e Russia – non dimenticando la Turchia- e, da lontano Trump, ‘sorvegliano‘ la Siria (mi scuso di questa semplificazione, ma vorrei ricordare la complessità di fenomeni che non sembrano all’ordine del giorno del governo) per cui sarebbe bene non allentare l’alleanza naturale e ‘irrinunciabile’ con la Francia; utile, anche se i nostri ministri non la amano, quella con la Germania. Gli interessi nazionali non possono dipendere dalle simpatie personali.
Questa introduzione – troppo superficiale – è per richiamare alla resilienza politica il centrosinistra. Guardiamoci intorno e rielaboriamo all’inizio del Terzo Millennio i grandi principi di libertà civili, di giustizia sociale ridistribuiva, diritto allo studio e diritto al lavoro. Se i termini destra e sinistra non sono attuali, basta osservare l’orizzonte anche della politica europea e internazionale per cercare qualche indicatore di direzione. Conservatori e innovatori si
stanno confrontando in tutti gli scacchieri, ma i secondi sembrano timidi di fronte a dover usare parole nuove per interpretare problemi inediti e coniugarli con i valori immutabili a tutela della dignità della persona.

Com’è e come sarà il lavoro nei prossimi anni? E la comunicazione con gli annessi problemi di tutela della privacy e della ‘verità ‘ delle divulgazioni? Come affrontare le onde migratorie, che
continueranno, con modalità diverse?
La Repubblica – pronosticano la “Terza” – per mantenere la sua giovinezza ha bisogno di forze innovatrici – “riformiste” – che preparino urgentemente una piattaforma (una specie di Codice di Camaldoli 2.0) che illumini l’orizzonte che oggi sembra oscuro e che ha impaurito
anche l’elettorato che votava i partiti progressisti. Bisogna che il progresso (anche scientifico e medico) non faccia paura.
La collocazione dell’Italia è fragile fuori dall’Europa e perciò serve una offensiva europeista che faccia conoscere e amare gli auspicati Stati Uniti d’Europa. Ormai è un vero esercito quello della generazione Erasmus: toccherà a loro dirigere il nostro futuro. Sono giovani che
conoscono il mondo, le lingue, il confronto con altri usi e costumi. Non possiamo rinchiuderli nei confini nazionalisti. A Russia e Usa non giova un continente unito che produce il 25 % del Pil mondiale, ma ai nostri popoli sì’, solo se saranno uniti. I sogni animano menti sgombre da
pregiudizi e preconcetti. Un ‘padre fondatore’ del PD mi ha detto (forse con rammarico): “Mariapia non sono più i nostri tempi”. Questa consapevolezza non allenta la passione civile, orgogliosi del patrimonio culturale, coraggiosi nel proporre sfide alte (non il giorno per giorno, che sfiorisce subito, come i giornali il giorno dopo), che si rendano consapevoli delle aspettative dei cittadini, per realizzarle. Ci vuole coraggio e umiltà perché i risultati non saranno immediati; ci vuole tempo per costruire una classe dirigente di ‘statisti’.

Volteggia in Italia un appello, lanciato da Cacciari e da altri intellettuali (che non vogliono crogiolarsi nella loro aurea minoranza come quelli polacchi) che stimola al pensiero per l’azione. Non si deve lasciar perdere nessuna provocazione, nessuno stimolo
che possa suggerire azioni. Proporre azioni, cioè soluzioni: basta parole e analisi.

È giustificata solo l’analisi degli errori, quella severa autocritica che non è stata ancora, nè mai, fatta. Non si sblocca il risultato senza un pivot che guidi tutta la squadra a fare canestro. Meglio la metafora rugbista, perché occorre passare la palla indietro…per arrivare alla meta!
Ci sono argomenti nuovi (e antichi) per una bella campagna elettorale. Innanzitutto il federalismo. Dov’è finito? Un po’ di coerenza, sovranisti! In Italia e in Europa il federalismo coniuga autonomie e coesione. La legge elettorale per le Europee consente ai cittadini di scegliere lista e rappresentanti. Non si riuscirà a riformare la politica senza una legge
elettorale anche nazionale che renda protagonista il cittadino.

L’establishment si è creato con le leggi elettorali delle cooptazioni e delle liste bloccate dal dirigismo dei vertici di partito, che hanno imposto candidati mai visti ne’ conosciuti nello sporcarsi le mani a livello territoriale. C’è una Italia laboriosa, idealista, generosa che si confronta ogni giorno coi problemi delle persone, che fa vivere organizzazioni e
associazioni e che la politica trascura. Senza i corpi intermedi -Ardigo’ li chiamava “mondi vitali” – non è vitale la democrazia al punto tale che può diventare un mostro concettuale come “democrazia illiberale” (come può essere democratica?!).
Domenica 30 settembre, in piazza del Popolo, a Roma c’era veramente tanto popolo: cittadini che chiedono – pretendono – una opposizione vera. Che altro deve succedere per alzare la voce e presentare il conto delle mancate promesse elettorali e degli sfregi alle
istituzioni? Unità, basta liti: queste le richieste gridate dal popolo PD. Si suole dire che l’unione fa la forza e la realtà l’ha sempre confermato.