Parolin difende il Cardinale, Impagliazzo il Papa.

In ogni caso, ciò che conta qui ed ora è la sostanza del problema, ovvero l’inammissibilità di silenzi e rinvii da parte degli organi di governo

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La nota sul Cardinale e lo stabile occupato, qui riproposta attraverso il link a fondo pagina, appare su un sito (Frammenti di Pace) molto informato sulle vicende di Chiesa. Non pubblica fake-news, né gioca sul sensazionalismo. È un osservatorio serio, da cui possiamo trarre quella che si presenta come la ricostruzione più attendibile dell’accaduto.

Dunque, stando alla nota, l’Elemosiniere del Papa avrebbe informato il Campidoglio in anticipo, anzi avrebbe sollecitato le autorità comunali a intervenire per evitare conseguenze spiacevoli: personale malate o fragili, a causa della mancanza di elettricità, andavano incontro a pericoli di varia natura. Solo dopo aver constatato la latitanza delle istituzioni, Konrad Krajewski (don Corrado, come ama essere chiamato il Cardinale polacco) ha dato corso alla sua clamorosa iniziativa. Di questa, pertanto, erano edotti gli uffici della Raggi.

Il resto è riportato a chiare lettere nelle cronache di giornali e siti web. Evidentemente l’alto prelato, abituato a misurarsi con situazioni di estremo disagio, ha ravvisato la necessità di “entrare a gamba tesa”. Ora, il clamore per il gesto compiuto non può offuscare la riflessione, quanto mai urgente, sulla responsabilità della politica. Di Maio e Zingaretti hanno plaudito, come se il Sindaco di Roma fosse una figura estranea, di cui il M5S possa ignorare l’appartenenza, e il leader del Pd il presidente di una Regione qualunque, non del Lazio. Un po’ sorprendente! In realtà, questo modo di fare accentua la crisi della politica, rendendo il senso dello Stato una merce sempre più rara.

Cosa ha detto, infine, il Card. Parolin? La solidarietà espressa con il ripristino della corrente nello stabile occupato deve valere come suggestione e monito affinché le istituzioni e la politica non si sottraggano alle loro responsabilità. Certo, dinanzi a questa precisazione si può obiettare che altro poteva essere il metodo, a buon conto nel rispetto proprio della legalità (anch’essa un valore da salvaguardare). Anche don Luigi Di Liegro si distinse per coraggio e determinazione, dando voce alla Chiesa dei poveri, ma scelse di modellare la battaglia a favore dei più deboli ed emarginati sul fermo principio del metodo democratico.

In ogni caso, ciò che conta qui ed ora è la sostanza del problema, ovvero l’inammissibilità di silenzi e rinvii da parte degli organi di governo, centrali e territoriali, al punto di lasciare incancrenire le situazioni più gravi e umanamente difficili. Ricorda Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, che l’attacco al Papa in genere si ritorce contro gli stessi autori dell’attacco. È però necessario che i cattolici più impegnati non si riducano a distribuire pillole di saggezza, ma aiutino il Paese a ritrovare, anche  tra le polemiche innescate dall’episodio romano, quel senso di equilibrio che nasce dal rispetto per le istituzioni e l’ordinamento della vita democratica.

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