Partiti tra propaganda e cultura di governo

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La dialettica esasperata tra i partiti di maggioranza tende fatalmente a indebolire Draghi. Letta ne è consapevole?

Ormai è diventato quasi un classico. Quotidianamente Letta attacca Salvini e, come da copione, Salvini replica a Letta. Ovviamente la politica centra poco, se non nulla, in questa contesa finta e virtuale. È solo e soltanto una polemica tesa a risalire nei sondaggi da un lato – che, però, puniscono entrambi i contendenti, almeno sino ad oggi – e per atteggiarsi a leader alternativi dei rispettivi campi in vista delle prossime elezioni politiche generali. Che, malgrado il Pd non le voglia mai, prima o poi ci saranno.

Ora, però, si tratta di capire se queste forze coltivano realmente la volontà di aiutare, supportare e rafforzare l’azione del Governo Draghi nei prossimi mesi o se, al contrario, hanno come unico ed esclusivo obiettivo quello di continuare a piantare le rispettive bandierine identitarie. Al riguardo, il caso del Pd di Letta è persin tropp plateale. Di norma ogni settimana ne pianta una. A prescindere, come ovvio, dalla reale ricaduta politica di tale slogan.

È una strategia che rientra nella riaffermazione identitaria del proprio partito per far capire ai potenziali elettori che il Pd è autenticamente un “partito di sinistra”. Al contempo, è persin inutile ricordare che tutto ciò non centra assolutamente nulla con una possibile ricaduta politica e legislativa di tali slogan nell’attuale legislatura. Perchè l’obiettivo, come ormai tutti tutti sanno, non è affatto quello. L’obiettivo, semmai, è postumo. Guarda solo alle prossime elezioni. A cominciare da quelle amministrative di ottobre.

E allora, quindi, la domanda è una sola. Ovvero, tutto ciò aiuta il governo Draghi o lo ostacola? Ad occhio, come ormai quasi tutti i commentatori rilevano – tranne quelli che sono funzionali alle strategie di partito del Pd – si tratta di un progetto che deliberatamente finisce per creare guai all’esecutivo. Non a caso, Letta continua a sostenere che la Lega va cacciata dal Governo. Ma, al di là dei piani del Nazareno, è persin ovvio arrivare alla conclusione che l’obiettivo del Pd esula dalla salute del Governo Draghi e pensa esclusivamente alle fortune elettorali della maggioranza giallo/rossa che scenderà in campo alle prossime consultazioni.

Sull’altro versante persiste la strategia della Lega di Salvini che fa della propaganda e della esaltazione della propria identità la propria ragion d’essere nella politica italiana. Da sempre, però, e non solo con l’arrivo del Governo Draghi. Con alcune proposte anche interessanti e da non sottovalutare, però, come il referendum sulla giustizia. Un tema che, come credo tutti sanno, difficilmente può essere oggetto di una riforma complessiva con questo Governo per la troppa disomogeneità politica ed ideologica dei vari soggetti in campo.

Ecco perchè, infine, si tratta anche di capire – quando si parla della durata e dell’efficacia del Governo Draghi – se nelle prossime settimane e nei prossimi prevarrà la sola propaganda da parte di alcuni partiti con inevitabili ricadute negative per l’esecutivo o se, al contrario, trionferà il senso di responsabilità e l’invito ripetuto del Capo dello Stato a privilegiare gli interessi del paese a scapito di quelli di partito. Saranno solo i fatti a dircelo e non gli ormai noiosi e logori comunicati stampa vergati ogni sera dai rispettivi uffici stampa.