PD, UNA FASE POLITICA NUOVA CHE ESIGE UNA SCELTA PRECISA.

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Non aver saputo presidiare politicamente l’intera area del centrosinistra ha comportato lo sviluppo competitivo ai danni del Pd sia alla sua sinistra sia alla sua destra. Il nuovo Terzo Polo non sarebbe mai esistito se il Pd avesse saputo mantenere fede al suo impegno fondativo. L’evoluzione politica in corso, favorita dalle incertezze dei dem, pone dunque il Pd nella necessità alquanto impellente di prendere alcune decisioni di fondo. Il Pd è nato per essere un passo oltre la sola Sinistra o il solo Centro.

 

Enrico Farinone

 

Il Pd è in difficoltà, questo è evidente a chiunque. I sondaggi lo certificano. Del resto, le dure sconfitte elettorali un prezzo lo richiedono sempre. Voltare pagina e guardare al futuro, operando per costruirne uno migliore, è naturalmente la cosa migliore e più utile da fare. A patto però di saper e voler analizzare adeguatamente tutte le problematiche che hanno provocato l’insuccesso nelle urne.

 

Quella delle alleanze è divenuta una delle principali e val la pena di indagarla perché è proprio una di quelle questioni che il Pd immaginato alle sue origini non avrebbe dovuto avere. L’obiettivo del partito di centrosinistra che univa le culture riformiste del Paese era esattamente rappresentato da quella che Walter Veltroni, il primo segretario, definì la “vocazione maggioritaria”: ovvero l’ambizione d’essere l’unico partito del centrosinistra, appunto. Indispensabile unità richiesta da un sistema elettorale maggioritario, fra l’altro. Ma soprattutto superamento di storiche divisioni ormai non più attuali in seguito all’evoluzione degli avvenimenti seguiti alla caduta del Muro di Berlino e alla scomparsa delle ideologie, senza però illanguidire e anzi valorizzando sensibilità culturali e valoriali diverse e positive, capaci di rendere plurale e più ricco il partito. Questa, la teoria.

 

In pratica le cose non sono andate proprio così, e questo è il problema. I 15 anni di vita del Pd, nelle loro varie fasi con tutti i diversi segretari succedutisi e con le scissioni subite, lo hanno testimoniato. E quanto è accaduto in questi ultimi mesi ne è l’inevitabile risultato.

 

Non aver saputo presidiare politicamente l’intera area (sottolineo “intera”) del centrosinistra ha comportato lo sviluppo competitivo ai danni del Pd sia alla sua sinistra sia alla sua destra. Con caratteristiche diverse. A sinistra lo spazio – al di là delle solite numerose sigle che tutte insieme faticano a raggiungere il 5% dell’elettorato – è stato occupato incredibilmente da un partito-non partito quale il Movimento 5 Stelle interpretato in una nuova versione dall’ex “avvocato del popolo” Giuseppe Conte. Quanto sia reale e sincera questa conversione dal grillismo anti-partitocratico alla sinistra dura e pura d’opposizione resta tutto da vedere, ma la competizione si è fatta seria, essendo l’obiettivo dei pentastellati addirittura divenuto lo svuotamento elettorale del Pd.

 

Un obiettivo analogo lo ha pure, sul fronte centrale, il nuovo Terzo Polo. Che semplicemente non sarebbe mai esistito se il Pd avesse saputo mantenere fede al suo impegno fondativo. In prospettiva il Terzo Polo non è solo Calenda, non è solo Renzi. È la ricomposizione di un Centro alternativo alla Sinistra e ad una Destra radicale alla quale si propone di sottrarre le componenti moderate. La presenza in esso di Gelmini e Carfagna e ora l’arrivo di Moratti è la cartina di tornasole di questo progetto.

 

L’evoluzione politica in corso, favorita dalle incertezze dei dem, pone dunque il Pd nella necessità alquanto impellente di prendere alcune decisioni di fondo. La prima delle quali riguarda la sua collocazione nello scacchiere politico. O ritenta quella che potremmo chiamare “operazione centrosinistra”, oggi più difficile ma non completamente impossibile, sapendo che perderà qualcosa a sinistra. O si butta decisamente a sinistra, sapendo che perderà consensi al centro. In quest’ultimo caso, però, dovrebbe avere l’onestà intellettuale di cambiare denominazione, come giustamente dal loro punto di vista sostengono Bersani, Speranza e altri. Il Pd è nato infatti per essere un passo oltre la sola Sinistra o il solo Centro. Sembra un ragionamento politologico, invece è semplice. È politica.