Per il Reddito di cittadinanza vendiamo i beni di famiglia rimasti: spuntano di nuovo le privatizzazione. Ma non erano contrari a farle?

Siamo di fronte a dei giovani volenterosi che, purtroppo, studiando poco Storia  non ricordano il detto secondo il quale, prima o poi, tutte le volpi finiscono in pellicceria.

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E voilà, dal cilindro del prestigiatore del Governo giallo verde appare il “ coniglio” delle privatizzazione. Pur di non riflettere sulla china sbagliata presa con il Reddito di cittadinanza, si mette mano ai “ gioielli di famiglia”rimasti. 18 miliardi di euro perché, in qualche modo, devono quadrare i conti del poco invidiabile Tria.

Astuta manovra. Come  quella del polipo che, aggredito nella sua tana dalla murena, sacrifica un tentacolo pur di avere salva la vita. Astuta manovra per limitare l’offensiva della Commissione europea la quale, guarda caso, si è presa una settimana di tempo in più per rispondere al quartetto Conte, Tria, Salvini  e Di Maio. Astuta manovra per tenere buoni gli investitori internazionali, che quando è il caso chiamano speculatori. Eh sì, svendendo 18 miliardi di beni degli italiani diamo loro un po’ di polpa di cui saziarsi ed ottenere, così, che le agenzie di rating non infieriscano più di tanto sui conti pubblici.

Chissà se i “ sovranisti” d’Olanda e d’Austria ritireranno fuori dal freezer l’ipotesi dell’alleanza con Matteo Salvini ed ammorbidiranno la loro furia contro l’Italia.

Intanto, per concedere qualcosa ai giovani disoccupati di oggi si toglie ancora un altro poco di patrimonio pubblico che sarebbe dovuto giungere a quelli del domani.

Cerco di capirci qualcosa. Non è che tengo sul comodino accanto al letto il Contratto per il Governo del cambiamento firmato tanto enfaticamente da Luigi Di Maio  e Matteo Salvini, ma ogni tanto sono costretto a rileggerlo, come in questo caso.

Del resto, Luigi Di Maio era stato perentorio, gli capita spesso, quando in maniera estemporanea ha risposto a Grillo che proponeva la vendita della Rai: “ Le privatizzazioni non sono nel contratto”. Se ne dev’essere dimenticato!

Non lo so se la vendita dei beni pubblici annunciata, per una cifra tanto ingente, non debba trovare, così, un ostacolo proprio in questa mancata citazione nell’accordo scritto dai due Vice Presidenti del Consiglio. Non so se i 5 Stelle, che si sono sempre detti contrari all’alienazione dei beni dello Stato per diminuire il debito pubblico,  stiano riflettendo seriamente su come ci facciano trovare dinanzi all’ennesima giravolta e se, questo, non contribuisca ulteriormente a ridurre il favore della pubblica opinione nei loro confronti.

Siamo di fronte a dei giovani volenterosi che, purtroppo, studiando poco Storia  non ricordano il detto secondo il quale, prima o poi, tutte le volpi finiscono in pellicceria.

Intanto, però, ci svenderemo un’altra parte del patrimonio pubblico il quale, invece, andrebbe valorizzato ed utilizzato per rafforzare davvero la ricchezza del nostro Stato. A governare così saremmo tutti bravi.

In ogni caso, contenti saranno gli speculatori della finanza nazionale ed internazionale che stanno continuando, anche grazie a chi per anni se ne è detto feroce avversario, a comprare di tutto al costo di un tozzo di pane.