Perchè astenersi sulla richiesta a procedere contro il Ministro Salvini

Il contrasto con il governo giallo-verde non può tradursi in un pasticcio politico-giudiziario.

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Se fossi in Commissione, al Senato, mi asterrei sul caso Salvini. La vicenda è paradossale. Chi è contro la politica del governo sull’immigrazione deve comunque prendere atto che la richiesta del Tribunale dei Ministri di Catania chiama a rispondere Salvini, solo lui, quando a difesa del Ministro si è schierato il governo con il suo Presidente del Consiglio.

In questa cornice, le ragioni di una sana opposizione trovano forza e spinta aggiuntiva, considerando la copertura offerta da Conte; ma sembra incongruo, a questo punto, dare l’autorizzazione a procedere per un Ministro allorché le responsabilità di Salvini sono state condivise da Palazzo Chigi. In discussione è, appunto, la condotta dell’esecutivo nella sua collegialità.

Ora, votare l’autorizzazione a procedere significa, in maniera  obliqua ma stringente, mettere sotto inchiesta il governo. In questo modo, al posto di un’azione politica volta a determinare le condizioni per il rovesciamento dell’attuale maggioranza, si produrrebbe un fatto eccezionale e pericoloso, con un’indebita delega alla magistratura. Il contrasto con il governo giallo-verde non può tradursi in un pasticcio politico-giudiziario. È la ragione che induce a ritenere che l’astensione sia il modo più corretto di concepire e dirigere l’opposizione democratica, in particolare laddove sono in gioco i principi di umanità e legalità nella lotta per il contenimento dell’immigrazione irregolare.

Anche Angelo Panebianco aveva prospettato, giorni fa sul “Corriere della Sera”, l’esigenza di sganciare dal cieco giustizialismo la reazione anti-salviniana del Pd. Tuttavia, l’ipotesi dell’editorialista del giornale milanese, consistente addirittura nel sollecitare un voto contro la richiesta a procedere, pur ribadendo la contrarietà alle scelte del governo, appare francamente eccessiva. È più ragionevole discutere sulla eventualità dell’astensione. Forse sarebbe più comprensibile per la pubblica opinione.