Perfect Day

Magnifico il finale in cui si ripete,  per quattro volte “You ‘re going to reap just what you sow” (Raccoglierai ciò che hai seminato).

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Se da ragazzo mi fosse capitato di passare una bella giornata di primavera a Central Park con la mia futura moglie, credo che mi sarei divertito molto.
Credo che, seduto su una panchina,  avrei potuto godere dei raggi caldi del sole nella stagione primaverile e mi sarei sicuramente lasciato impressionare dagli scoiattoli giocosi.

Poi, quasi sicuramente, mi sarei alzato passeggiando e lasciando quel luogo magico nei ricordi di una giornata splendida. È questo che distingue il genio dalla persona comune.
Perché, a differenza di quanto avrei fatto io, Lou Reed si è alzato da quella panchina ed ha scritto la canzone perfetta.

Perfect Day:  una ballata, dolce, malinconica con meravigliosi arrangiamenti per pianoforte e archi.
Il brano è stato scritto e pubblicato da Lou Reed nel suo album del 1972 “Transformer”.
L’interpretazione è toccante, con poche pennellate Lou riesce a dipingere “il giorno perfetto”, quello che ognuno di noi vorrebbe vivere, fatto di gesti semplici che rimangono impressi nella memoria.

Infatti, ciò che rende perfetta la giornata  non sono le visite allo zoo o il divertimento, ciò che la rende perfetta è la persona con la quale la si trascorre.
In questa giornata tutti i problemi vengono lasciati alle spalle e l’artista diventa un turista di sé stesso.

Molti hanno pensato che la canzone non fosse dedicata alla donna che Reed aveva amato, ma alla droga vista, vissuta come un’entità viva.

Però, secondo Victor Bockris, biografo di Reed, la canzone sarebbe una romantica ballata dedicata  a Bettye Kronstadt, la prima moglie dell’artista, che lo avrebbe aiutato ad affrontare i propri problemi di droga ed il rapporto conflittuale con la propria sessualità.
A coloro che hanno chiesto una spiegazione all’autore, gli è sempre stato detto: “Non puoi chiedermi di spiegarne il testo, perché non lo farò”

Quel che però più conta, aldilà delle varie interpretazioni, è la semplicità di una poesia che ci lascia stupefatti.

Magnifico il finale in cui si ripete,  per quattro volte “You ‘re going to reap just what you sow” (Raccoglierai ciò che hai seminato).

Un forte richiamo alla lettera ai Galati di San Paolo  “Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato”.

Un monito, forte e carico di rimpianto.